- Il presidente della Campania cita le leggi sullo stesso tema approvate dalle Regioni di centrodestra per spaccare la maggioranza. I provvedimenti di Piemonte e Veneto non sono stati impugnati da Palazzo Chigi. Anche la Lega contro la mossa del premier.
- Due eventi nello stesso momento. I centristi ubiqui pur di rifare la Dc: il 18 gennaio Pierluigi Castagnetti e Giorgio Tonini interverranno in simultanea a Milano e Orvieto.
Lo speciale contiene due articoli.
«Andiamo avanti»: Vincenzo De Luca si guarda bene dal dimettersi, come aveva pronosticato qualche addetto ai lavori, ma annuncia battaglia contro la decisione del governo guidato da Giorgia Meloni di impugnare davanti alla Cnsulta la legge regionale approvata in Campania lo scorso novembre che gli consente di correre per il terzo mandato consecutivo. «Ci difenderemo davanti alla Corte costituzionale», annuncia De Luca. Come ampiamente anticipato da questo giornale, De Luca fonda la sua difesa sul fatto che la legge regionale impugnata dal governo ne recepisce una nazionale del 2004, così come accaduto in altre regioni, senza che nessuno si opponesse. «Ci sono state altre Regioni», attacca De Luca, «che hanno adottato leggi sul terzo mandato e il governo nazionale non ha avuto nulla da eccepire. In Veneto, Zaia è già alla fine del terzo mandato e nessuno ha detto niente. Il Piemonte a luglio del 2023 ha approvato una legge che consente al collega Cirio di Forza Italia di candidarsi altre due volte, e il governo non ha impugnato. Il governo non ha impugnato neanche la legge delle Marche, che è esattamente quella approvata dalla Campania. La legge è uguale per tutti», si chiede il governatore, «o è uguale per tutti tranne uno, cioè io?». La scelta del governo di impugnare solo la legge della Campania potrebbe in teoria consentire alle altre Regioni di conservare intatti i loro analoghi provvedimenti anche in caso di bocciatura da parte della Consulta della legge approvata a Napoli, ma le ripercussioni sarebbero inevitabili in termini politici. «Il Consiglio regionale della Campania», insiste De Luca, «ha approvato la legge regionale sulla scia di quello che hanno fatto Veneto e Piemonte senza nessuna impugnativa da parte del governo. Probabilmente se avessero impugnato quella legge il Consiglio regionale della Campania avrebbe fatto altre scelte». Il governatore sottolinea che la decisione del governo di impugnare solo la legge della Campania dipenda «dalla semplice paura degli elettori e di De Luca. Non abbiate paura, aprite il cuore alla speranza», ironizza. L’udienza pubblica alla Consulta sul ricorso del governo, a quanto riporta l’Ansa, potrebbe essere fissata nella seconda metà di aprile o a maggio. De Luca ha intenzione di proporsi come soggetto politico autonomo anche oltre i confini della Campania: «Faremo qui e in tutta Italia», sottolinea De Luca, «una battaglia di civiltà e di libertà. Utilizzeremo i mesi che abbiamo davanti per promuovere una grande esperienza democratica nel nostro Paese. Saranno mesi di impegno civile, di battaglia democratica». Se riuscite a bloccarmi qui, sembra dire De Luca, vorrà dire che mi dedicherò alla politica nazionale. E qui a preoccuparsi deve essere il Pd, che ha giocato di sponda con Fdi nel tentare di mettere fuori gioco un De Luca che non risparmia stoccate verso i vertici del suo ormai quasi ex partito. «A Roma, quelli che non hanno neanche i voti della madri», sibilail governatore campano, «pensano di decidere la candidature». A chi gli chiede della sua posizione nei confronti del Pd, De Luca risponde citando Parmenide di Elea, uno dei padri della filosofia greca e del pensiero occidentale, fondatore dell’ontologia : «Come diceva Parmenide, l’essere è e il non essere non è». Identica risposta a chi gli chiede di Stefano Bonaccini, che lo ha invitato a collaborare nella ricerca di un candidato, al quale però riserva una stoccata ulteriore: «L’ex presidente dell’Emilia-Romagna sta parlando molto in questo periodo», azzanna De Luca, «trasmettendo l’idea che ha rinunciato con un atto di grande generosità, diversamente da chi parla. In Emilia-Romagna il presidente uscente non si poteva ricandidare perché la legge elettorale è diversa. Una insopportabile ipocrisia». Alla conferenza stampa erano presenti tutti i consiglieri regionali del Pd, nonostante il partito abbia già più volte chiarito di essere contrario al terzo mandato. Se Elly Schlein manterrà la promessa fatta a Giuseppe Conte di candidare in Campania un esponente pentastellato, Sergio Costa o Roberto Fico, i giallorossi si troveranno De Luca come avversario, che sia direttamente in campo o meno. Sul versante del centrodestra, la Lega ha reso esplicito il dissenso sull’impugnativa della legge della Campania, con Roberto Calderoli che in Consiglio dei ministri ha manifestato apertamente la sua contrarietà. Nel centrodestra è braccio di ferro sulle grandi regioni del Nord: non passa giorno che la Lega del Veneto, dove si vota quest’anno, non faccia le barricate contro la prospettiva di una candidatura di un esponente di Fdi per il dopo Luca Zaia, minacciando una clamorosa spaccatura nella coalizione. La vicenda del Veneto è strettamente intrecciata con quella della Lombardia, dove si vota nel 2028 ma le manovre sono già iniziate: Attilio Fontana, al secondo mandato, si è espresso duramente nei giorni scorsi contro la decisione del governo, o meglio di Fdi e Fi, di impugnare la legge sul terzo mandato. C’è chi prevede che Fratelli d’Italia possa tirare la corda fino all’ultimo sul Veneto per poi lasciarlo alla Lega prenotando però la Lombardia.
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