- L’ingresso alle 9 spiazza molti dirigenti: «L’ora va recuperata, ma chi ha il pomeriggio già pieno come fa?». Lezioni fino alle 18 e fine giornata di lavoro creano un allarme assembramenti. I sindacati: «Lucia Azzolina ci riceva».
- Fermati i campionati minori. Vincenzo Spadafora surreale: «Niente partite ma allenamenti individuali consentiti». Con i rider e agli autogrill si aggirano le norme sulle bevute.
Lo speciale contiene due articoli.
Lezioni a partire dalle 9 del mattino ed eventuale rientro in aula nel pomeriggio, con più didattica a distanza per le superiori. «Sono stati salvaguardati i diritti di studentesse e studenti», scriveva domenica sera Lucia Azzolina, soddisfatta perché nel nuovo decreto del presidente del Consiglio «la scuola resta aperta». L’entusiasmo del ministro dell’Istruzione è affatto non condiviso, i sindacati sono sul piede di guerra e chiedono un incontro urgente.
«Dall’oggi al domani le scuole non possono rimodularsi. La flessibilità organizzativa andava pensata per tempo, tenendo conto dell’andamento epidemiologico, non dopo un mese dall’inizio dell’anno scolastico», protesta Anna Maria Santoro, responsabile nazionale Flc Cgil per le politiche contrattuali nella scuola. «Sono misure che arrivano tardi e il ministro Azzolina non ci ha ancora convocato per il Protocollo sicurezza, fondamentale anche sulla didattica a distanza. Dovevamo trovarci entro lo scorso 31 agosto, restiamo sempre in attesa di capire come organizzare la Dad e in quale modo formare i docenti. Passi quello che è capitato durante il lockdown, ma adesso doveva essere garantito il diritto allo studio per tutti. Bisognava lavorare per affrontare questi scenari più negativi». Matteo De Angelis, insegnante di musica al liceo Laura Bassi di Bologna, racconta che ieri ha ricevuto «una circolare della scuola in cui si comunica che dal 21 al 30 ottobre i ragazzi entreranno a scuola alle 9. Le ore verranno recuperate con modalità da definire tramite didattica a distanza. Ma gli studenti che già al pomeriggio fanno lezioni di strumento, come potranno seguire la Dad?». De Angelis, referente nazionale del movimento La scuola che accoglie e che lo scorso maggio affermò «il dovere di riaprire le scuole al più presto e di difenderle con coraggio dal distanziamento dei bambini e dei ragazzi e dall’abuso delle tecnologie a discapito delle relazioni umane», si dichiara sconcertato dall’ennesimo caos. «La nostra preside, come altri dirigenti scolastici, era impazzita per studiare ingressi scaglionati mentre adesso tutti entreranno alle 9. Dov’è la logica?».
Secondo Antonello Giannelli, presidente dell’Anp, «l’orario di ingresso alle 9 può trovare giustificazione nelle grandi aree metropolitane, dove il trasporto pubblico locale è congestionato, ma non nei piccoli centri dove le condizioni sono molto diverse». La gestione degli orari, valutata a seconda del contesto territoriale, sarà comunque l’ennesimo grattacapo per le istituzioni scolastiche obbligate a trovare formule definite «flessibili» nel decreto del premier.
«Il problema più grande è come coniughiamo l’uscita dalle scuole con l’assembramento sui mezzi di trasporto pubblico», osserva Massimiliano Sambruna, segretario generale Cisl scuola Milano. «Se facciamo uscire i ragazzi alle 17 o alle 18, molti lavoratori lasciano l’ufficio proprio in quegli orari». Sambruna fa anche notare che mancano bidelli «per pulire e sorvegliare le scuole fino a tardo pomeriggio. In Lombardia ne sono arrivati metà di quanti richiesti come organico Covid, figuriamoci se riusciranno a far fronte ai nuovi impegni».
Lunedì, più di 130 dirigenti scolastici della Campania hanno sottoscritto una lettera al ministro Azzolina nella quale chiedono: «Perché abbiamo riaperto le scuole senza aver ricevuto gli arredi promessi?». Nella regione, tutt’oggi «ne sono stati consegnati poco più di 4.000». Ne sarebbero dovuti arrivare 150.000 e siamo al 20 ottobre. La Campania sta vivendo malissimo la chiusura delle scuole: contro l’ordinanza del governatore Vincenzo De Luca era stato presentato ricorso, respinto dal Tar ieri pomeriggio. Beniamino Esposito, avvocato e padre di un bambino di 10 anni, ha allora presentato una denuncia in Procura a nome di tutti i genitori. La sua preoccupazione, ha detto al Mattino, è che i bambini «finiranno con l’alienarsi con la didattica a distanza». Sono violati i diritti dei minori e non solo: «Madri e padri separate con lavori saltuari, come faranno con i loro figli? E i nonni che dovranno tenere i nipoti? Con il rischio di assembramenti e Covid e già le loro ansie e acciacchi?». Anche il garante dell’infanzia per il Lazio, Jacopo Marzetti, ha sollevato il problema «del benessere psichico dei minori», osservando come le linee guida del ministero della Salute appaiano «non elaborate specificatamente» per i più piccoli. «Il personale però non può essere ostaggio del proprio lavoro», esclama Roberta Vannini, responsabile per la Campania della Uil scuola. «Non si può chiedere agli insegnanti di fare da baby sitter ai bambini della materna, in quanto “supporto del sociale”. Ed è impensabile la Dad alle primarie, dove la presenza è necessaria nei primi anni dell’apprendimento. Andava raddoppiato l’organico, bisognava investire sulle persone», dichiara, convinta che «il contagio non avviene nelle scuole. Le vogliamo aperte. Certo, in sicurezza».
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