Hamas tergiversa sull’armistizio. Leone: «Proposta realistica, accetti»
Donald Trump (Getty Images)
  • Ultimatum di Trump: «Tre-quattro giorni per dire di sì, poi sarà l’inferno». Doha: i miliziani intendono studiare l’accordo, però servono dei chiarimenti. Per fonti palestinesi, è probabile il niet dei jihadisti.
  • Si distendono i toni sul futuro della Striscia tra Washington e gli Stati islamici, tra cui Arabia, Giordania, Emirati ed Egitto. Al-Sisi: «Inizia una nuova era per il Medio Oriente».

Lo speciale contiene due articoli.

Benjamin Netanyahu ha voluto chiudere la sua trasferta negli Stati Uniti con un messaggio filmato pensato per lasciare un segno. Prima a New York, per l’Assemblea generale delle Nazioni unite, poi a Washington con Donald Trump, il premier israeliano ha parlato di un viaggio «straordinario, dall’esordio alle Nazioni unite alla chiusura a Washington». E ha rivendicato di aver «isolato Hamas invece di subire l’isolamento da parte di Hamas». A suo dire il viaggio ha segnato un cambio di paradigma: Israele non è più sulla difensiva, ma sostenuto da un fronte mondiale crescente. Il piano presentato da Trump ruota intorno a tre assi: liberazione di tutti gli ostaggi, permanenza delle Forze di difesa israeliane (Idf) su larga parte di Gaza, eliminazione della capacità politico-militare di Hamas. Netanyahu li ha definiti punti «inderogabili» e ha ribadito la contrarietà alla creazione di uno Stato palestinese: «Non è contemplato e rappresenterebbe un premio al terrorismo». Donald Trump ha concesso «tre o quattro giorni» per ricevere la risposta: «Tutte le nazioni arabe hanno aderito, Israele ha aderito e se Hamas boccia il piano per Gaza espierà all’inferno». «Con il piano di pace per il Medio Oriente proposto dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si è finalmente aperta una speranza di accordo per porre fine alla guerra e alla sofferenza della popolazione civile palestinese e stabilizzare la regione», il commento del presidente Giorgia Meloni. In serata è intervenuto il Papa: quella della Casa Bianca, ha detto, sembra «una proposta realista. Importante ci sia il cessate il fuoco e la liberazione degli ostaggi. Ci sono elementi interessanti. Spero Hamas accetti nel tempo stabilito».

Il premier israeliano ha insistito sulla dimensione globale della questione Hamas. Trump ha ringraziato singolarmente Giordania, Egitto, monarchie del Golfo e persino l’Indonesia, prospettando loro l’ingresso nella «sfera di prosperità e sicurezza» degli Accordi di Abramo, purché la regione sia stabilizzata e Hamas «totalmente annientato». Il messaggio: non solo pacificazione a Gaza, ma ridefinizione dell’intero equilibrio mediorientale con Israele come interlocutore centrale. L’inviato Usa Steve Witkoff ha parlato a Fox News di «consenso allargato» sul piano da parte di Paesi arabi ed europei. La Russia «sostiene e accoglie con favore» il piano e auspica che «venga realizzato» per consentire una soluzione «pacifica», come ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov.

Anche il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres ha sollecitato «tutte le parti ad accettare e attuare l’accordo», lodando il ruolo dei Paesi arabi e musulmani nel processo. Per l’analista Giovanni Giacalone «il progetto appare favorevole a Israele perché punta alla liberazione di tutti i prigionieri entro 72 ore, togliendo a Hamas la principale leva di pressione. Il movimento verrebbe disarmato ed escluso politicamente da Gaza, ridotto in un vicolo cieco. Ma, vista la scarsa affidabilità dell’organizzazione, il rischio di fallimento resta elevato. Sono inoltre scettico sul rilascio di centinaia di detenuti palestinesi, non vedo come possa facilitare la pace». Secondo la Bbc è molto probabile che Hamas respinga il piano per mettere fine alla guerra a Gaza. Lo ha indicato un funzionario di primo piano del gruppo palestinese all’emittente britannica, osservando che la proposta «fa gli interessi di Israele» e «ignora quelli del popolo palestinese». Secondo la fonte palestinese, inoltre, difficilmente Hamas accetterà di consegnare le armi, una delle condizioni centrali del piano presentato dal presidente Usa. Il movimento islamista si oppone anche al dispiegamento di una Forza internazionale di stabilizzazione, considerandola una nuova «forma di occupazione». Un alto funzionario palestinese ha riferito che le consultazioni sul piano coinvolgono la leadership di Hamas sia dentro che fuori dalla Striscia, ma il comandante militare a Gaza, Ez al-Din al-Haddad, sarebbe deciso a proseguire la lotta armata.

Intanto il Qatar ha annunciato che la Turchia si unirà al team di mediazione, con una delegazione che incontrerà Hamas nelle prossime ore. «Durante il nostro incontro di ieri abbiamo spiegato ad Hamas che il nostro obiettivo primario è fermare la guerra. Hamas ha agito responsabilmente e ha promesso di studiare il piano». Così ad Al Jazeera il primo ministro del Qatar, lo sceicco Mohammed bin Abdulrahman bin Jassim al-Thani, ha auspicato che tutte le parti «considerino il piano in modo costruttivo e colgano l’opportunità di porre fine alla guerra». Ma, ha aggiunto, quello presentato ieri era un elenco di «principi», «i cui dettagli devono essere discussi» anche se il piano «raggiunge l’obiettivo primario di porre fine alla guerra».

Sul terreno, l’Idf si prepara a «giorni difficili e pericolosi». Il capo di Stato maggiore Eyal Zamir, giunto nella Striscia meno di dodici ore dopo le dichiarazioni di Trump e Netanyahu, ha avvertito i comandanti della necessità di massima vigilanza e presenza in prima linea. I media israeliani parlano di un’imminente intensificazione dei combattimenti, con piani d’attacco già approvati, mentre Hamas tenterà di strappare risultati militari prima di un eventuale ritiro israeliano. Il nodo centrale resta Hamas: per Netanyahu il fatto che sia ormai percepito come una minaccia globale rappresenta già un risultato politico, ma sarà la leadership di Gaza a determinare se il piano di Trump aprirà un percorso verso la stabilità o sfocerà in una nuova escalation. Per il movimento jihadista le opzioni sono due: accettare l’intesa o affrontare il rischio di essere annientato militarmente. Pochi giorni e ne sapremo di più.



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