Ormai si moltiplicano i meme in cui si ritrae Donald Trump seduto di fronte a uno psichiatra per parlare della sua ossessione per Giorgia Meloni. Simpatiche vignette che però descrivono una realtà ben precisa. Per il presidente americano Meloni è diventata una fissazione. Sembra quasi una strategia comunicativa la sua. Come se pagasse, in termini di popolarità, dichiarare (un giorno si e l’altro pure), frasi sul conto del premier italiano.
L’ultima dichiarazione appare come una retromarcia rispetto all’ironica richiesta di «ordine restrittivo» nei suoi confronti di poche ore prima: «Il nostro rapporto è diventato un po’ cattivo, ha rifiutato di aiutarci. Io non le ho messo pressione. Ha rifiutato di essere coinvolta sullo Stretto di Hormuz, ha rifiutato di essere coinvolta sull’Iran. Ha guastato il mio rapporto. Mi piace, è una brava persona, ma penso che abbia fatto un errore. Gli Stati Uniti hanno tanto petrolio, più di chiunque altro, non ci serve Hormuz. Noi lo facciamo perché pensiamo sia importante. Lei non c’è stata per noi e non ne sono stato felice». Accusatio non petita, si potrebbe dire. Lancia la pietra, Meloni non risponde e poi dà spiegazioni. Insomma Trump ormai fa tutto da solo e l’impressione che dà è quella di un bambino alla ricerca di attenzione. Lo fa da Ankara, dove ieri si sono riuniti i leader della Nato per il vertice atteso in cui in una due giorni si traccerà il bilancio degli impegni presi l’anno scorso.
Meloni appena atterrata ad Ankara si è recata al Palazzo presidenziale, per partecipare alla cena per i capi di Stato e di governo della Nato offerta dal presidente della Turchia.
La premier è arrivata in leggero ritardo, dopo Trump che ha fatto ingresso al ricevimento accompagnato da Erdogan, dopo che tutti gli altri leader erano già entrati. Meloni, accolta dal vicepresidente turco, si è poi accomodata, come previsto dal cerimoniale, al tavolo con il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, Trump, il segretario generale della Nato, Mark Rutte, il presidente francese Emmanuel Macron e la consorte Brigitte, il cancelliere tedesco, Friedrich Merz e la consorte Charlotte, e il premier britannico Keir Starmer. Al tavolo insieme dunque Meloni e Trump, ed è inutile sottolineare che intorno al rapporto tra i due si raccolgono le curiosità di mezzo mondo diplomatico, politico e oltre.
Diverse le speculazioni a sinistra che, unite come mai su altri temi, definiscono la situazione il risultato di una «subalternità che oggi presenta il conto». Secondo il vicepremier Matteo Salvini «al vertice Nato ci sono partite di tale rilievo a livello geopolitico e internazionale che conto non ci sia nessuno spazio per polemiche o litigi. Sicuramente non da parte italiana». D’altronde la postura di distensione dell’esecutivo italiano si è dimostrata diverse volte negli ultimi giorni. Dalla partecipazione alle celebrazioni del 4 luglio a Villa Taverna, al silenzio post attacchi di Trump da parte di Palazzo Chigi. Chiaro il segnale di distensione quindi, e la palla adesso è nelle mani della Casa Bianca.
Nel pomeriggio ad Ankara era già arrivato il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani che, a margine dei lavori del summit, ha incontrato il segretario di Stato Usa Marco Rubio. Anche i ministri degli Esteri si sono poi ritrovati a una cena parallela a quella dei leader. Nuova occasione per discutere dei dossier urgenti. Tra questi il rafforzamento della sicurezza euro-atlantica e l’adattamento dell’Alleanza alle nuove sfide strategiche. E poi ampio spazio alla discussione circa il rafforzamento del contributo degli Alleati e alla verifica dell’attuazione degli impegni assunti in materia di investimenti. E poi il sostegno all’Ucraina e i principali dossier di sicurezza internazionale, con particolare attenzione al Medio Oriente e alla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. È oggi che si terrà il clou dei lavori. Tajani, Meloni e il ministro della Difesa Guido Crosetto parteciperanno insieme alla riunione del Consiglio Nord Atlantico a livello di capi di Stato e di governo.
Vertice al quale Trump resta protagonista. ieri ha iniziato a parlare e la certezza che abbiamo è che non sarà l’ultima volta. Si è detto anche «molto deluso» dall’Europa e ha ribadito che sta valutando se ritirare ulteriori truppe dal Vecchio Continente. Sull’Ucraina, si ritiene convinto che sia Zelensky sia Putin «vogliano raggiungere un accordo» che però, purtroppo, sta richiedendo «così tanto tempo». Sulla Groenlandia, ancora «dovrebbe essere controllata dagli Stati Uniti perché è circondata da navi cinesi e russe». Trump ha infine spiegato al presidente turco Erdogan la disponibilità a far rientrare la Turchia nel progetto degli F-35 da combattimento, nonostante Bibi Netanyahu gli abbia chiesto il contrario. Ha definito il sultano turco un suo «amico» con cui ha «una relazione speciale».
In bocca al lupo a Erdogan.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >