- Il ministro come Henry Kissinger: «In Europa non so chi chiamare». Lite con Amazon sui dazi. Ma arriva lo sconto sulle tariffe auto.
- In Europa, il Parlamento magiaro approva la proposta di Viktor Orbán contro il tribunale «politicizzato», che vuole processare Benjamin Netanyahu. Plauso di Matteo Salvini. Antonio Tajani lo bacchetta: «L’Italia resta».
Lo speciale contiene due articoli
Donald Trump rimette in riga Jeff Bezos. Ieri era circolata l’indiscrezione che Amazon avrebbe indicato nei prezzi il costo dei dazi. «È un atto ostile e politico», ha tuonato la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, chiedendosi come mai «Amazon non ha fatto questo quando l’amministrazione Biden ha portato l’inflazione al livello più alto degli ultimi 40 anni». A stretto giro la replica di Amazon che, come ha riportato Bloomberg citando un portavoce della società, ha giurato di «non aver mai preso in considerazione» una soluzione di questo tipo. L’idea di esporre il costo dei dazi invece è stata della «squadra che gestisce il negozio ultra low cost Amazon Haul per alcuni prodotti. Ma non è mai stato preso in considerazione dal sito principale di Amazon». La giustificazione però non ha convinto Trump che, come riportato dal Cnn, ha chiamato Bezos per lamentarsi.
Il botta e risposta tra i due è arrivato proprio mentre si svolgeva un briefing in occasione della settimana dei primi 100 giorni del secondo mandato del presidente, in cui il segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, illustrava i risultati della strategia commerciale dell’amministrazione e i passi in avanti nei negoziati sui dazi, con i vantaggi già incassati dagli Stati Uniti.
In risposta alle voci critiche, Bessent ha spiegato che «le entrate generate dalle tariffe sulle importazioni potrebbero essere utilizzate per finanziare tagli all’imposta sul reddito». Quindi, meno tasse per tutti. Poi ha annunciato che «ci saranno contatti con almeno 17 partner commerciali nelle prossime settimane» per ridefinire gli accordi esistenti. Ma al momento non ha voluto scoprire le carte. Quanto alla Cina, «sta perdendo milioni di posti di lavoro molto velocemente a causa delle barriere doganali insostenibili». L’obiettivo di Trump, ha rimarcato Bessent, è di «costruire una strategia per ottenere il miglior accordo commerciale per gli americani», con scambi che «devono essere equi». Ha ricordato che tra gli obiettivi principali dell’amministrazione c’è il rilancio della produzione automobilistica. A questo scopo, ha detto, «Trump ha incontrato produttori auto domestici e stranieri per riportare la produzione in America». Dalla Casa Bianca poi è arrivato l’annuncio della firma, da parte del presidente, di un ordine esecutivo per «alleggerire» alcuni dei nuovi dazi al 25% sull’import di auto e parti di auto. «I colloqui con le case automobilistiche ci hanno fatto capire che avrebbero fermato assunzioni e investimenti», ha detto il segretario al Commercio, Howard Lutnick. Oltre all’automotive, Bessent ha ribadito che Washington «vuole riportare negli Usa la produzione di acciaio, di farmaci e dei semiconduttori».
E l’Europa? Su questo fronte, Bessent ha lanciato una stoccata a Bruxelles, ricordando la battuta di Henry Kissinger («Chi devo chiamare se voglio parlare con l’Europa?»). Prima di sedersi al tavolo negoziale, ha detto, la Ue deve parlare una voce sola, cominciando a «risolvere alcune questioni interne», come la digital tax. «Una tassa ingiusta che colpisce i nostri fornitori di internet», ha protestato Bessent e sulla quale in Europa non tutti la pensano allo stesso modo. Ha ricordato che «i nostri amici in Italia, in Polonia e in Germania non hanno introdotto questa misura». Quindi prima di affrontare una trattativa sulle tariffe, la Ue «deve rimuovere questa tassa».
Bruxelles però continua a mostrare i muscoli. In serata la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha usato toni sferzanti: «I dazi sono un danno per tutti, dobbiamo impedirlo. Fanno male a Wall Street ma anche a Main Street», ha detto citando Trump. «Milioni di cittadini dovranno fare i conti con un aumento della spesa e le medicine costeranno di più». Anche Piero Cipollone, della Bce, ha delineato uno scenario drammatico, parlando del rischio «di una perdita del ruolo dominante del dollaro».
Eppure la strategia di Trump ha già portato oltre 100 Paesi a presentarsi al tavolo negoziale per discutere dei dazi e offrire «termini più favorevoli» agli Stati Uniti, ha detto la portavoce della Casa Bianca. Ci sono poi «gli oltre 345.000 posti di lavoro, di cui 9.000 solo nel settore manifatturiero, in netto contrasto con i 6.000 persi ogni mese durante l’amministrazione Biden». Leavitt poi ha sottolineato «il calo dei prezzi per famiglie e imprese e la fine della guerra spietata di Biden contro l’energia americana e i combustibili fossili. I prezzi di petrolio e gas sono diminuiti e il costo della benzina è sceso del 7%». La portavoce ha poi sottolineato che sono arrivati investimenti «da tutto il mondo per oltre 5.000 miliardi di dollari, inclusi 500 miliardi da Apple, 500 miliardi da Nvidia, 100 miliardi da Tsmc, 500 miliardi da OpenAi e Softbank. Porteranno almeno 451.000 posti di lavoro ad alto reddito per i lavoratori americani».
Anche se sugli oltre 100 negoziatori viene mantenuto il più stretto riserbo, Bessent ha rivelato che entro le prossime due settimane si dovrebbe arrivare a un accordo commerciale con l’India. Progressi ci sono anche nei colloqui con Giappone e Corea del Sud.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >