Pronti 400 missili dall’Iran. Israele avvisa gli ayatollah: «Stavolta non ci freniamo»
Ansa
  • Fonti militari rivelano alla «Verità» che Teheran intende colpire le basi vicino a Haifa Lo Shin Bet scova un’altra talpa nell’Idf che divulgava ai media documenti top secret.
  • Da Mosca «cereali per soddisfare i bisogni del popolo di Pyongyang». Seul agitata.

Lo speciale contiene due articoli.

Ieri, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha dichiarato ai giornalisti che la Repubblica islamica ha concluso le discussioni su come rispondere all’attacco di Israele contro i siti militari iraniani, avvenuto in seguito al lancio di missili da parte di Teheran il 1° ottobre. «Abbiamo esaminato tutti gli scenari e abbiamo preso una decisione in merito alla nostra risposta», ha affermato, senza dare altri dettagli. Poi ha proseguito dicendo che «sostenere la sovranità nazionale e l’integrità territoriale dei Paesi è un principio per noi e lo abbiamo dimostrato nella pratica. La nostra reazione contro l’aggressione di Israele sarà definitiva e decisiva».

In queste ore la propaganda dei mullah di Teheran lavora a pieno regime per convincere la popolazione iraniana (allo stremo per la crisi economica) che l’operazione militare contro Israele è assolutamente necessaria, e lo fa sostenendo persino che sono stati i servizi segreti israeliani a organizzare i recenti attacchi terroristici nella provincia sudorientale iraniana di Sistan-Baluchestan, al fine di «creare insicurezza in Iran». A questo proposito il comandante delle Forze di terra dei Guardiani della rivoluzione iraniani, Mohammad Pakpour, ha raccontato che «i mercenari, assoldati da Israele in alcuni Paesi stranieri, hanno recentemente condotto operazioni terroristiche in Iran, contemporaneamente agli attacchi di rappresaglia dell’Iran contro Israele». Poi ha aggiunto che «i terroristi stranieri falsificano documenti con nazionalità iraniana, come ha fatto il capo mercenario di un gruppo terroristico, ucciso domenica. Oltre a questo, 18 attentatori suicidi, uccisi nella provincia sudorientale, sono entrati nel Paese camuffati da contrabbandieri di carburante ed erano cittadini del Tagikistan e dell’Afghanistan», ha affermato Pakpour. In realtà si tratta di una menzogna, dato che, com’è noto, si è trattato dell’ennesimo attacco dell’Isis Khorasan (Iskp) che entra ed esce dall’Iran come e quando vuole, con numerosi attacchi che hanno fatto numerose vittime tra i civili.

L’Iran sta anche cercando lo scontro con gli Stati Uniti, al punto che Baghaei durante la sua conferenza settimanale ha detto: «Abbiamo sempre creduto che la presenza americana nella regione fosse una presenza destabilizzante».

Queste parole arrivano mentre è in corso una gigantesca operazione militare che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe servire a scoraggiare gli iraniani ad attaccare Israele. Alla Verità una fonte militare israeliana di alto livello afferma: «Se ci sarà un attacco iraniano stavolta colpiremo senza alcuna remora e nessuno potrà dirci quando, cosa e come colpire». A quel punto non è da escludere che anche i laboratori del programma nucleare possano diventare un obbiettivo. La diplomazia americana ha già fatto sapere a Teheran che non sarebbe in grado di fermare gli israeliani.

Non solo: un’altra fonte israeliana qualificata spiega alla Verità che l’Iran «dovrebbe lanciare 400 missili contro Israele durante le elezioni americane, mirando alle basi dell’aeronautica e alle industrie della difesa vicino a Haifa».

A sostegno dell’operazione di deterrenza della base aerea di Al Udeid in Qatar (ossia la più grande base americana presente in Medioriente, dove sono dispiegati circa 13.000 soldati statunitensi), sono arrivati due bombardieri B52 carichi di missili cruise. Ciò avviene mentre altri incrociatori stanno facendo rotta verso il Mediterraneo e dalla Germania è arrivato uno squadrone di F16 specializzati nelle missioni «Wild Weasel» (donnola selvaggia) per scardinare le batterie contraeree. Gli F15 Eagle si sono fatti fotografare con le ali piene di bombe al confine tra Giordania e Iraq.

Ed è proprio dall’Iraq che l’Iran vorrebbe colpire Israele con il lancio massiccio di missili balistici e droni che verrebbero trasportati poco prima degli attacchi. Ma perché dall’Iraq? Non è chiaro se questa strategia sia guidata dalla volontà politica di mantenere il territorio iraniano al sicuro dall’attacco o piuttosto dalla necessità tecnica di utilizzare missili balistici a raggio d’azione ridotto ma di potenza maggiore, capaci di causare ingenti perdite civili nel caso non venissero tutti intercettati.

Intanto, l’accordo sugli ostaggi resta lontano come affermato dal direttore del Mossad, David Barnea, che ha spiegato alla famiglie con i propri cari nelle mani dei jihadisti palestinesi dal 7-8 ottobre 2023, che i colloqui per il loro rilascio sono in stallo e che al momento le possibilità di una soluzione a breve termine sono scarse. Questo perché Hamas insiste nelle sue richieste che prevedono il ritiro completo di Israele dalla Striscia di Gaza. Lo Stato ebraico ha anche notificato all’Onu la fine della collaborazione con l’Unrwa.

Infine, ieri è stato arrestato dallo Shin Bet, il servizio di sicurezza interna israeliano, un militare delle Forze di difesa israeliane nell’ambito dell’inchiesta «Bibileaks» riguardante la divulgazione di documenti riservati pubblicati dai quotidiani Bild e Jewish Chronicle. Con questo arresto il numero di persone coinvolte sale a cinque, tra cui c’è anche (e soprattutto) Eli Feldstein, ex portavoce per la sicurezza del primo ministro Benjamin Netanyahu. Sono ancora ignoti i motivi di questa operazione. Tuttavia, le sorprese potrebbero non essere finite.

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