La Meloni avverte: «Questa guerra può coinvolgerci»
Giorgia Meloni (Ansa)
  • Il premier: «Crisi figlia del conflitto in Ucraina. Usa e Israele non hanno coinvolto gli europei. Teheran fermi gli attacchi».
  • Crosetto: sulle armi ai Paesi del Golfo decide il Parlamento. Polemica per il viaggio a Dubai con un imprenditore.

Lo speciale contiene due articoli.

«La nuova crisi mediorientale mi preoccupa, mi preoccupa il contesto generale, sarebbe stupido ritenere che quello che accade anche lontano dai nostri confini non ci coinvolga». Giorgia Meloni commenta al Tg5 le possibili conseguenze della guerra all’Iran sul nostro Paese. «L’Italia si era molto spesa perché si arrivasse a un accordo serio sul nucleare iraniano», precisa il premier. «Particolarmente in un momento nel quale vacilla il diritto internazionale, non possiamo permetterci che l’attuale regime iraniano abbia missili a lungo raggio con testate atomiche. Quell’accordo è fallito e Stati Uniti e Israele hanno deciso di attaccare senza il coinvolgimento dei partner europei. Attualmente il governo è impegnato a dare assistenza alle migliaia di italiani che sono rimasti bloccati nei paesi del Golfo. Siamo in contatto con quei Paesi, siamo in contatto con i nostri partner europei. L’obiettivo è che la crisi non dilaghi, ma penso che nulla possa andare meglio se l’Iran non ferma i suoi attacchi nei confronti dei Paesi del Golfo che sono totalmente ingiustificati». Ieri sera il premier ha telefonato all’emiro del Qatar, Sheikh Tamim bin Hamad Al-Thani, il quale ha ringraziato Meloni per la sua solidarietà, elogiando le strette relazioni che uniscono Roma a Doha. Entrambe le parti hanno sottolineato la necessità di lavorare per una de-escalation e di dare priorità al dialogo politico e alla diplomazia per contenere la crisi.

Il fenomeno del terrorismo legato al fondamentalismo islamico preoccupa il premier, la quale invita a «non abbassare la guardia», soprattutto adesso. Per Meloni la crisi del diritto internazionale è «figlia della guerra in Ucraina. Quando un membro del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha attaccato un suo vicino era inevitabile che avrebbe portato a una stagione di caos». Riguardo alla polemica sul ministro della Difesa, Guido Crosetto, tira corto: «Non ha mai smesso di fare il proprio lavoro». E sul referendum sull’ordinamento giudiziario ritiene che sia «una riforma necessaria per modernizzare l’Italia perché è giusta, tanto giusta che i sostenitori del No hanno bisogno di mentire per essere convincenti».

E mentre i presidenti dei gruppi parlamentari di opposizione inviano una lettera unitaria ai presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, per chiedere di convocare con urgenza il presidente del Consiglio per riferire in Parlamento, il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, insieme al ministro Crosetto, si sono presentati ieri davanti alle commissioni Esteri e Difesa del Senato e della Camera. Per Tajani «gli attacchi iraniani hanno provocato una paralisi del traffico aereo e la crisi rischia di allargarsi ulteriormente» e durare «settimane».

«Stati Uniti e Israele hanno agito in autonomia e riservatezza», rivela Tajani, ammettendo che l’Italia è stata informata in un secondo momento. «Francesi e inglesi hanno riferito di non aver ricevuto alcun avvertimento preventivo. Noi, come i tedeschi e i polacchi, siamo stati informati a operazioni iniziate. Io sono stato contattato dal ministro degli Esteri israeliano Sa’ar e informato di quanto stava accadendo».

Tajani condanna «le sconsiderate operazioni militari condotte da Teheran contro i Paesi del Golfo che hanno come unico risultato quello di isolare ulteriormente l’Iran e di provocare un allargamento del conflitto. Ciò che deve prevalere adesso è l’interesse dell’Italia, la sicurezza dei nostri cittadini, la difesa della nostra economia». Tajani poi spiega che «la nostra linea è quella dell’Unione europea, abbiamo una linea condivisa».

Tajani difende la decisione israelo-americana di attaccare al fine di «cancellare la minaccia nucleare» iraniana. «Nessuno sarebbe al riparo da un Iran con missili e atomica». La morte di Khamenei «apre una nuova fase per l’Iran, il popolo iraniano merita di veder riconosciuti i propri diritti civili e politici senza violenza», con l’auspicio di una «transizione pacifica e rispettosa del popolo iraniano».

Creata alla Farnesina una Task Force Golfo, per il rimpatrio dei nostri connazionali, «priorità assoluta dell’azione del governo». Organizzati voli charter (uno atterrato già ieri sera) per il rientro: sono circa 70.000 gli italiani presenti nella Regione.

Interviene il leader M5s, Giuseppe Conte che, giusto per piacere di provocare, evoca il cappellino Maga che Tajani reggeva in mano al Board of Peace. «Il cappellino era un regalo. Non mi vergogno di niente. Io non sono andato né in ginocchio dalla Merkel come ha fatto lei né da Trump. A me Trump non mi chiama Tony, a lei la chiamava Giuseppi; quindi, un rapporto di amicizia semmai ce l’aveva lei». Conte ribatte: «l problema non è che Trump non la chiama Tony, il problema è che non la chiama proprio» se non «per firmare accordi insostenibili e per darvi un cappellino in mano». E insiste: «Sottoscriviamo tutto quel che ci viene chiesto da Washington? Qual è il vantaggio di tutto questo per l’Italia? Il Tricolore ve lo siete dimenticato».

Alta tensione. La presidente Stefania Craxi minaccia di sospendere la seduta. La segretaria del Pd, Elly Schlein, ammette che non sentirà la mancanza di Khamenei. «Siamo tutti convinti che il regime teocratico non possa e non debba sviluppare l’arma nucleare, ma il modo per impedirlo è per noi la via negoziale, diplomatica, non i bombardamenti che innescano reazioni a catena».

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