- L’ayatollah prega sulla bara di Haniyeh e prepara la vendetta: le compagnie aeree si cautelano e cancellano i voli su Tel Aviv. Intanto lo Stato ebraico conferma l’uccisione del capo militare degli jihadisti: «C’è il dna».
- Scambio di ostaggi Russia-Occidente: il trasferimento dei 26 detenuti è avvenuto ad Ankara. Ci sono l’ex marine Whelan e il giornalista Gershkovich. Nessun disgelo sull’Ucraina, dove arrivano i primi F-16.
Lo speciale contiene due articoli.
Ieri si sono svolti in Iran i cortei funebri per reclamare vendetta in seguito alla morte del leader di Hamas Ismail Haniyeh, avvenuta lo scorso 31 luglio a Teheran in un raid. Il capo jihadista era arrivato il 30 luglio nella capitale per partecipare alla cerimonia di insediamento del nuovo presidente Masoud Pezeshkian, che aveva incontrato insieme alla guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei. Attraverso qualificate fonti di intelligence si è appreso che Haniyeh dopo aver avuto numerosi incontri con i leader iraniani intorno alle 2 di notte ora locale (mezzanotte e mezza in Italia), insieme alla sua scorta e alla sua guardia del corpo si era diretto in una residenza riservata a veterani di guerra e ufficiali dei pasdaran, nel Nord di Teheran, come ha riferito l’agenzia di stampa statale Irna. Non appena è entrato nella stanza, «un proiettile guidato aviotrasportato» ha colpito la sua stanza uccidendo lui e la sua guardia del corpo.
Inevitabili come sempre altre ricostruzioni (inverosimili) come quella New York Times che ha scritto che il leader jihadista è morto a causa «di una bomba nascosta due mesi fa», quando c’è il video nel quale si vede il missile che centra la camera con all’interno Haniyeh. In ogni caso sorprende come il capo politico di Hamas abbia deciso di lasciare il Qatar dove era al sicuro per andare in Iran dove la sicurezza fa acqua da tutte le parti, come visto nei ripetuti attacchi dell’Isis e le frequenti operazioni mirate degli israeliani; una su tutte quella del novembre 2020 quando fu assassinato Mohsen Fakhrizadeh, uno dei principali scienziati nucleari iraniani, ritenuto da Israele e Stati Uniti la mente dietro ai progetti dell’Iran per sviluppare un’arma nucleare.
Per tornare ai funerali solenni di ieri, Khamenei, che ha più volte scrutato il cielo con sguardo preoccupato, ha condotto le preghiere per Haniyeh prima della sua sepoltura in Qatar, dopo aver minacciato precedentemente una «dura punizione». Al temine della funzione il capo di Stato maggiore dell’esercito iraniano, Mohammad Bagheri, ha affermato a Mehr: «Devono essere adottate varie azioni e i sionisti si pentiranno di sicuro. Stiamo studiando il modo di vendicarci, questo succederà sicuramente. Israele la pagherà cara». Intervenuto da remoto al funerale del comandante in capo degli Hezbollah Fuad Shukr, ucciso in attacco missilistico israeliano martedì scorso a Beirut, il leader del Partito di Dio Hassan Nasrallah ha evocato la vendetta, definita «inevitabile»: «Diversi Paesi hanno chiesto a Hezbollah di non rispondere all’attacco israeliano. L’Asse della Resistenza combatte con rabbia, saggezza e coraggio e in questo senso stiamo cercando una risposta reale e molto calcolata. Siamo di fronte a una battaglia importante e siamo entrati in una nuova fase, che supera la questione dei fronti di supporto». Nasrallah ha persino negato che siano stati gli Hezbollah a lanciare il missile caduto sul campo da calcio Majdal Shams (Nord di Israele) dove sabato scorso sono morti 12 tra bambini e adolescenti drusi.
Israele attende la risposta dell’Iran (così come le più importati compagnie aeree che stanno cancellando i voli sullo Stato ebraico), e dei suoi alleati che quasi certamente agiranno insieme in un attacco coordinato. Tuttavia, i rischi sono molteplici per Teheran perché è certo che se la risposta sarà sproposita, interverranno gli Stati Uniti, come dichiarato il 30 luglio dalla portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale Usa Adrienne Watson: «Il nostro impegno per la sicurezza di Israele è ferreo e incrollabile contro tutte le minacce sostenute dall’Iran, tra cui Hezbollah libanese».
Benyamin Netanyahu si è incontrato nel pomeriggio nella base Kirya a Tel Aviv con il leader dell’opposizione Yair Lapid per fornire un aggiornamento sulla situazione della sicurezza. Successivamente ai media ha affermato: «Israele è a un altissimo livello di preparazione per qualsiasi scenario, sia in difesa che in attacco. Esigeremo un prezzo molto alto per qualsiasi atto di aggressione contro di noi da qualsiasi arena». In serata invece ha parlato telefonicamente con Joe Biden con il quale ha discusso dei recenti eventi.
Nel giorno dei funerali di Ismail Haniyeh e Fuad Shukr e l’annuncio della morte del comandante iraniano delle forze aerospaziali dell’Irgc, Amir Ali Hajizadeh, assassinato in Siria, le autorità israeliane hanno confermato che Muhammad Deif, vice del capo militare di Hamas Yaya Sinwar, è stato ucciso il 13 luglio scorso in un attacco aereo israeliano nel Sud della Striscia di Gaza come confermato dall’Idf. Deif, 58 anni, comandante delle Brigate Izz al-Din al-Qassam per oltre due decenni, è stato a lungo una delle figure terroristiche più ricercate da Israele. È stato uno degli ideatori dell’attacco di Hamas contro Israele del 7 ottobre, il più mortale nella storia del Paese. Hamas ha però smentito la notizia attraverso Mahmoud al-Mardawi, uno dei leader del gruppo, che ha affermato ai media libanesi vicini a Hezbollah che Deif «sta bene e sta seguendo le informazioni israeliane sulla sua uccisione». Peccato che gli israeliani abbiano il suo dna.
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