- Il premier: «Siamo sulla buona strada». E prova a coinvolgere Trump nella guerra. Il presidente Herzog: «Il popolo deve ribellarsi agli ayatollah e cambiare regime».
- In giornata si erano diffuse voci sulla volontà di Teheran di negoziare. La Guida suprema starebbe trattando con Putin la fuga a Mosca. Gli 007 israeliani avevano scoperto l’uso del plutonio per costruire ordigni atomici.
Lo speciale contiene due articoli.
Proseguono gli attacchi reciproci tra Israele e Iran. Ieri, Benjamin Netanyahu ha affermato che lo Stato ebraico «controlla i cieli sopra Teheran». «Si tratta di un cambiamento nell’intera campagna», ha proseguito, aggiungendo che Gerusalemme è «sulla buona strada» per debellare le potenzialità nucleari e balistiche della Repubblica islamica. Inoltre, il premier israeliano, parlando con Abc News, non ha escluso l’eventualità di uccidere Ali Khamenei. «Non intensificherà il conflitto ma lo farà finire», ha detto, riferendosi all’eventuale eliminazione dell’ayatollah.
«Vorrei chiarire l’ovvio: non c’è alcuna intenzione di danneggiare fisicamente i residenti di Teheran, come il dittatore assassino fa con i cittadini di Israele», ha dichiarato, dal canto suo, il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz. «Gli abitanti di Teheran saranno costretti a farsi carico dei costi della dittatura e a evacuare le proprie case dalle zone in cui sarà necessario colpire obiettivi del regime e infrastrutture di sicurezza a Teheran», ha continuato. «L’autorità di radiodiffusione di propaganda e incitamento del regime iraniano è stata colpita dall’Idf in seguito a un’evacuazione su larga scala dei residenti locali», ha anche affermato Katz, poco dopo che i militari israeliani avevano bombardato l’edificio della televisione statale iraniana Irib: edificio che, secondo l’Idf, «è stato utilizzato dalle forze armate per portare avanti operazioni militari sotto copertura civile». Ieri sera, l’Iran ha lanciato un nuovo attacco contro Israele: l’Idf ha reso noto che sarebbe stato lanciato un numero limitato di missili. Mentre La Verità andava in stampa, non si contavano gravi danni o feriti, tuttavia, in quelle stesse ore, Teheran annunciava di prepararsi al «più grande e intenso attacco missilistico» contro lo Stato ebraico.
Frattanto, l’ambasciatore americano in Israele, Mike Huckabee, ha riferito che, nella nottata tra domenica e lunedì, la caduta di un missile iraniano ha causato «lievi danni» a una struttura diplomatica degli Stati Uniti a Tel Aviv. Nonostante il personale statunitense non sia stato ferito, la circostanza rischia di aggravare le già notevoli tensioni che intercorrono tra Washington e Teheran. Israele sta cercando da giorni di convincere la Casa Bianca a entrare in guerra contro gli ayatollah: lo stesso Netanyahu, domenica, ha ammesso di non poter escludere un cambio di regime in Iran. Un argomento, questo, su cui ieri è intervenuto anche il presidente israeliano, Isaac Herzog. «Il popolo iraniano è stato oppresso per decenni e tutti noi crediamo che ne abbiano abbastanza e che questa sia la sua occasione per ribellarsi e cambiare il regime», ha dichiarato. Israele non crede inoltre alla possibilità di rilanciare i colloqui sul nucleare tra americani e khomeinisti. «Vogliono continuare a tenere questi colloqui fasulli in cui mentono, imbrogliano, ingannano gli Stati Uniti», ha detto Netanyahu, riferendosi agli iraniani.
Dall’altra parte, Trump, da sempre scettico verso i regime change, sembra restio a un intervento militare diretto degli Usa, per quanto domenica non lo abbia del tutto scartato. Teheran, dal canto suo, è sempre più debole e avverte una crescente pressione su di sé. Non a caso, ieri il Wall Street Journal ha riferito che gli ayatollah avrebbero usato intermediari arabi per comunicare a Stati Uniti e Israele di voler riprendere urgentemente i colloqui sul nucleare. Reuters, al contempo, ha riportato che l’Iran avrebbe domandato all’Arabia Saudita e all’Oman di chiedere alla Casa Bianca di spingere lo Stato ebraico ad accettare un cessate il fuoco immediato. In cambio, il regime khomeinista avrebbe offerto di mostrarsi maggiormente flessibile nei negoziati sull’energia atomica con Washington. «Basta una telefonata da Washington per mettere a tacere uno come Netanyahu. Questo potrebbe aprire la strada a un ritorno alla diplomazia», ha inoltre twittato, sempre ieri, il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi. Insomma, Teheran appare sempre più debole. A questo punto, sarà Trump a dover decidere che cosa fare: se, cioè, cercare di frenare Israele e proporsi come paciere oppure se entrare in guerra al suo fianco.
Ieri, parlando a margine del G7 in Canada, il presidente americano ha ribadito il proprio sostegno allo Stato ebraico. «Gli iraniani vorrebbero parlare, ma avrebbero dovuto farlo prima. Io avevo 60 giorni, e loro avevano 60 giorni. Al sessantunesimo giorno ho detto: non abbiamo un accordo», ha anche affermato, riferendosi ai negoziati de facto naufragati sul programma nucleare iraniano. «Devono raggiungere un accordo, ed è doloroso per entrambe le parti, ma direi che l’Iran non vincerà questa guerra e dovrebbero parlare, e dovrebbero farlo immediatamente, prima che sia troppo tardi», ha proseguito. Non solo. Secondo la Cnn, Trump si è anche rifiutato di firmare il comunicato, proposto dai leader europei, che chiede una de-escalation nel conflitto tra Gerusalemme e Teheran. Nel frattempo, la portaerei statunitense Nimitz si sta spostando rapidamente verso il Medio Oriente.
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