- Lo scorso 3 maggio gli Stati Uniti e le Filippine hanno rivelato le linee guida che intendono seguire per rendere più efficace e attuale la loro alleanza di fronte a una Cina sempre più presente nel Pacifico.
- Negli ultimi giorni di aprile una nave della guardia costiera cinese aveva bloccato una pattuglia filippina provocando quasi una collisione nelle acque in cui le vaste rivendicazioni di Pechino sono più pressanti, nell’arcipelago delle isole Spratly.
Lo speciale contiene due articoli.
Il trattato originale, dopo quello del 1951, risale al 2014, era stato aggiornato già all’inizio di quest’anno per consentire alle pattuglie navali statunitensi l’accesso ad altre quattro basi militari filippine situate nelle province di Luzon e Palawan, ma la situazione attuale ha richiesto un provvedimento rapido. Per questo c’è stata la visita a Washington del presidente Ferdinand Marcos Jr, che ha potuto definire nuovi accordi in presenza del segretario alla Difesa Lloyd Austin, dei funzionari del Pentagono e, in un incontro separato, con il presidente della commissione per le relazioni estere del Senato Bob Menendez (Dem) insieme con un piccolo gruppo di senatori.
Il portavoce del Pentagono, generale Pat Ryder, ha confermato: «Il segretario Austin e il presidente Marcos hanno riaffermato gli impegni per una forte alleanza tra le due nazioni ai sensi del trattato di mutua difesa e la loro comune determinazione a difendersi reciprocamente in caso di qualsiasi attacco armato ai loro aerei, navi civili o militari – per poter includere le rispettive guardie costiere – che avvengano nell’Oceano Pacifico e in qualsiasi parte del Mar cinese meridionale”. Nell’incontro è stata espressa anche l’intenzione di coordinarsi in modo più stretto con altre nazioni che esprimono la medesima preoccupazione, tra le quali Australia e Giappone, per rafforzare alcuni dei principi condivisi come lo stato di diritto, la libertà di navigazione e il rispetto della sovranità territoriale. Il quadro aggiornato del trattato ora impegna gli Stati Uniti ad aiutare le Filippine a modernizzare le proprie forze armate e afferma che i due Paesi collaboreranno alla creazione di una serie di azioni per «identificare piattaforme di difesa prioritarie» e creare una maggiore deterrenza combinata.
Tradotto dal politichese significa che le forze armate e la guardia costiera delle due nazioni saranno dotate dello stesso tipo di mezzi, seppure in versioni differenti, che svolgeranno missioni congiunte di pattugliamento, ma anche che specialisti filippini saranno addestrati dai colleghi americani per quelle che vengono definite «capacità di difesa non materiali», ovvero creare anche tra le forze asiatiche specialisti di guerra cibernetica. La linea politica del presidente Marcos si stacca decisamente da quella del suo predecessore Rodrigo Duterte, che un tempo minacciò pubblicamente di espellere le forze americane dal territorio e manteneva con la Cina rapporti più distesi. Di fatto le unità cinesi si avvicinano spesso alle navi filippine nel conteso Mar cinese meridionale e seppure non siano ancora avvenuti scontri a fuoco, le navi di Manila vengono tallonate come fossero i bersagli delle esercitazioni non dichiarate di Pechino. Gli Usa intanto rischiereranno a Palawan tre aeroplani da trasporto C-130H, una coppia di pattugliatori di classe Island e altri due di classe Protector, primo passo per attuare la nuova politica di Washington, che sta anche valutando un disegno di legge bipartisan presentato dal capo della maggioranza democratica al Senato, Chuck Schumer, volto a sviluppare una maggiore cooperazione in materia di sicurezza con tutti gli alleati dello scenario del Pacifico.
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