- Il nuovo capo del governo, che ieri ha visto il suo ex leader Nicolas Sarkozy, rischia di perdere il sostegno perfino di alcuni parlamentari eletti nel partito del presidente. Mozione di 104 deputati contro l’inquilino dell’Eliseo.
- A pochi mesi dalle Regionali, il Parlamento tedesco toglie le garanzie a Maximilian Krah, accusato di aver ricevuto soldi dalla Cina: perquisiti i suoi uffici e la sua casa.
Lo speciale contiene due articoli
Il nuovo premier francese Sébastien Lecornu ha effettuato ieri delle visite protocollari ai presidenti dei due rami del Parlamento, ma ha anche incontrato l’ex presidente della Repubblica Nicolas Sarkozy. Così facendo ha dato ragione a chi, un po’ malignamente, pensa che il neo primo ministro non sia destinato a cambiare i destini della Francia. In effetti viene da chiedersi come mai, oltre a vedere i vertici istituzionali come vuole la tradizione repubblicana, Lecornu abbia avuto bisogno di andare a far visita ad un ex leader che, sebbene influente, sta attraversando un periodaccio. Ad inizio anno è stato condannato in via definitiva nel processo «des écoutes» (le intercettazioni). E poi Sarkozy è in attesa della sentenza del processo sui presunti finanziamenti libici della campagna presidenziale del 2007. L’ex inquilino dell’Eliseo è stato privato recentemente anche della Legione d’onore a causa delle vicende giudiziarie. Certo, il nuovo capo del governo francese (ancora da formare) può incontrare chi vuole, ed è anche vero che la sua militanza politica è iniziata proprio nel partito fondato da Sarkozy. Ma che bisogno c’era di correre dal proprio ex «capo» quando ci si appresta a guidare un Paese? Le Figaro ha riportato le parole entusiaste usate dallo staff dell’ex presidente dopo l’incontro con Lecornu. «Nicolas Sarkozy è stato contento di questo momento» e «ha ribadito la sua amicizia e testimoniato il suo sostegno». Da segnalare che, sempre ieri, l’ex capo dello Stato francese ha incontrato l’ex premier macronista Gabriel Attal.
Lasciando da parte il marito di Carla Bruni, ieri l’ex premier Dominique de Villepin ha usato il vetriolo per commentare la nomina di Lecornu. Su France info, De Villepin ha dichiarato che il neo premier «non deve essere il simpatico cagnolino del presidente» e che la deve smettere di fare il gioco «dei ragazzini che divertono il presidente, con in mano un bicchiere di whisky, raccontando storielle o prendendo in giro qualcuno» visto che «è questo che hanno fatto, l’uno e l’altro, nel corso degli anni».
Tornando agli incontri istituzionali, il primo si è svolto all’Assemblea nazionale, dove Lecornu era atteso dal presidente di questo ramo del Parlamento, la macronista Yaël Braun-Pivet. Dopo il rendez-vous, Braun-Pivet ha scritto su X che «i francesi si aspettano che sappiamo unire le nostre forze invece di rimarcare le nostre differenze». Il presidente della Camera bassa transalpina ha si è anche rivolto ai suoi colleghi dicendo che spetta «ai deputati l’andare oltre le differenze per far progredire il nostro Paese». Parole interessanti quelle di Braun-Pivet, una donna al vertice di un’aula parlamentare che, quando si è trattato di eleggere i vicepresidenti e altre cariche dopo le elezioni dell’anno scorso, ha fatto di tutto per tagliare fuori i deputati del Rassemblement national di Marine Le Pen. E pazienza se questo partito avesse ottenuto un terzo degli scranni.
L’incontro con Gérard Larcher, il presidente del Senato e seconda carica dello Stato, è avvenuto nel pomeriggio ma, quando questa edizione della Verità andava in stampa, non c’erano ancora aggiornamenti rilasciati dalla Camera alta del Parlamento francese. Tuttavia, già in mattinata su Bfm tv, Larcher aveva criticato la mozione per la destituzione di Macron e aperto la porta ai socialisti tentati di sostenere il governo.
Nel frattempo, ieri alcuni partiti e sindacati hanno fatto delle nuove mosse e inviato segnali non proprio di pace al neo premier. In merito alla riforma delle pensioni, un portavoce del sindacato Cfdt, ha dichiarato all’agenzia di stampa France Presse che per la sua sigla «è fuori questione che si rilanci il conclave sulle pensioni». Questo nome ecclesiale era stato scelto dall’ex premier François Bayrou per battezzare le trattative tra governo, sindacati e imprenditori, che avrebbero dovuto portare ad una nuova normativa previdenziale.
Ma oltre alle pensioni, il neo premier ha anche altre gatte da pelare. In primis l’ostilità di una buona fetta dell’Assemblea nazionale. È da questo emiciclo che, sempre ieri, la deputata di estrema sinistra de La France Insoumise, Mathilde Panot, ha fatto sapere via X che la mozione per la destituzione del presidente Emmanuel Macron ha già ottenuto le firme di 104 deputati di sinistra. Lecornu rischia inoltre di perdere il sostegno di alcuni deputati macronisti che sarebbero tentati da un avvicinamento con alcune posizioni del Partito socialista come la tassazione dei «ricchi» o la riduzione dei tagli di bilancio.
E poi c’è il capitolo sicurezza che, come si è visto con le devastazioni provocate dall’estrema sinistra e dai black block nelle manifestazioni di mercoledì, è davvero un’emergenza nazionale con la quale Lecornu dovrà fare i conti. Alle minacce minacce alla convivenza civile, promosse dall’estrema sinistra e da disobbedienti vari, vanno aggiunte quelle provenienti dal narcotraffico, che sta rendendo la Francia sempre più simile al Messico, nonché le insidie provenienti dagli islamisti che infiltrano sempre di più la società e le istituzioni transalpine. Purtroppo per Lecornu, inoltre, oggi Fitch renderà noto il suo rating sulla Francia, mentre il 18 settembre è previsto un nuovo sciopero generale.
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