- «Sì a Mosca nel G8». Il premier rompe il fronte Ue e costruisce una posizione negoziale. Matteo Salvini: ok Nato, ma ci protegga da Sud.
- Il tema della Russia solleva il polverone mediatico, ma quello delle tariffe è il nodo che preoccupa di più i vertici Ue. The Donald si muove a un’altra velocità rispetto agli altri patinati leader, compreso il francese Emmanuel Macron. E lascerà i lavori del summit per volare da Kim Jong Un.
Lo speciale contiene due articoli
L’Italia sembra tornare alle sue passioni: posizionarsi a metà degli schieramenti, essere in contrasto con gli alleati più stretti e strizzare l’occhiolino all’avversario. D’altronde siamo sempre stati un Paese eccentrico, e pure un po’ levantino, nonostante la nostra penisola sia proprio al centro del Mediterraneo. Un tempo c’era Giulio Andreotti, grande esperto di politica estera pragmatica, ora a Giuseppe Conte, gettato nella mischia del G7, il compito di barcamenarsi per dare un nuovo senso alla nostra presenza in Canada. Allinearsi – come eravamo abituati a fare da anni – significa scomparire e non avere alcuna voce in capitolo nel battage negoziale. Così il neo premier italiano appena sbarcato a Quebec City ha detto due cose e soltanto quelle. Primo, è giusto che la Russia torni a fare parte del club e quindi allargare l’attuale consesso al G8. Secondo, sui dazi imposta dalla Casa Bianca all’Ue, «l’Italia avrà una posizione moderata». In pratica, entrambe le affermazioni sono totalmente in scia a Donald Trump e disallineate rispetto alle reazioni degli altri Paesi europei. Significa, in pratica, surfare sulle onde dell’imminente battaglia commerciale. Perché sempre ieri, durante il suo breve intervento al G7, Trump ha fatto capire che così come è accaduto con la Cina, è pronto a usare il pugno di ferro con l’Europa per poi avviare la trattativa sui rapporti commerciali partendo da un punto più elevato. Come prima cosa Conte ha incassato l’endosement dell’inquilino della Casa Bianca che ieri rivolgendosi al nostro premier ha detto: «Grande successo, quello delle elezioni».
La speranza è che la nostra posizione eterodossa frutti qualche vantaggio. Nulla di nuovo, come scriviamo sopra. Andreotti nel corso degli anni ha progressivamente abbandonato la posizione ortodossa degasperiana fino a compiere un primo salto dopo la crisi dei missili di Cuba. Il leader democristiano non accettò il cambio di passo di Washington, che decise di ritirare i missili puntati sull’Urss, e man mano sterzò le scelte italiche fino a condividere con Bettino Craxi lo strappo di Sigonella. Lì si scavò un fossato che portò il nostro Paese ad assumere posizione divergenti con il blocco sovietico in un primo tempo, salvo poi gettare le bassi per quell’unione che oggi si chiama Europa.
Adesso le parti sono sostanzialmente invertite. A essere ostili all’Europa sono gli Usa, l’Ue sembra invece l’Urss dei vecchi tempi: gli unici a non cambiare sono gli italiani, capaci di buttare la bomba e poi fare subito dopo un passo indietro tattico. Non a caso, prima dell’incontro ufficiale, ma subito dopo essersi detto a favore dell’ingresso della Russia nel club, Conte ha incontrato la Angela Merkel, Emmanuel Macron e Theresa May. A loro tre ha detto più o meno l’opposto (no a Mosca dentro il G8), ma ha portato a casa la concessione di aprire un negoziato ufficiale con Vladimir Putin su tale tema.
Insomma, questo governo frutto di un improbabile mix politico sembra ritornare alle origini e al vero Dna tricolore: giocare su più tavoli.
Lo si capisce anche da come ieri il vicepremier, Matteo Salvini, si sia messo a fare la spalla al collega di governo. Dopo posizioni nette sulla Nato, ieri il numero uno della Lega ha detto che l’Italia è un Paese membro della Nato, «la cui minaccia non è sul fronte orientale, ma sul fronte meridionale, e parlo del Mediterraneo, parlo del Nordafrica». In sostanza, anche se con parole diverse, ha ribadito quanto aveva già espresso in una location più che simbolica: Villa Abamelek, residenza romana dell’ambasciatore russo.
Il tutto in occasione della festa nazionale della Federazione russa. «Quindi se siamo membri di un alleanza difensiva mi piacerebbe che questa alleanza ci aiutasse a difenderci non da pericoli presunti a Est, ma da pericoli veri che sono a Sud», ha aggiunto il leghista. Inutile ripetere che dopo il monito all’Italia sui propositi di revisione delle sanzioni alla Russia, il segretario generale dell’Alleanza Atlantica, Jens Stoltenberg, sarà a Roma dopodomani. Anche in quell’occasione c’è da immaginare che Roma voglia trarre qualche profitto, dopo aver smorzato lo scontro. Almeno si spera che l’alta tensione produca attenzione sulle tematiche bollenti del Sud del Mediterraneo.
A conferma di quanto la posizione italiana al G7, così come le dichiarazioni di Salvini, siano disallineate e diano un certo fastidio ai vertici di Bruxelles, basta sbobinare l’uscita del presidente del Consiglio, Donald Tusk: «Lasciamo il G7 così com’è». E sull’opinione «fuori dai ranghi di Conte», ha detto: «Sono convinto che il G7 avrà una posizione europea pienamente unita, anche sulla Russia. Ciò che più mi preoccupa è che l’ordine mondiale basato sulle regole comuni è sfidato, sorprendentemente, non dai soliti sospetti ma dal suo principale architetto e garante: gli Stati Uniti», ha aggiunto Tusk. Il riferimento è alle incomprensioni fra Trump e i colleghi: «È evidente che il presidente americano e il resto del gruppo continuino a essere in disaccordo su commercio, cambiamento climatico e accordo sul nucleare iraniano, ma la determinazione dell’americano nel contrastare gli alleati gioca a favore di chi cerca un nuovo ordine post-Occidente, dove la democrazia liberale e le libertà fondamentali cessano di esistere». Detto dall’unico partecipante del G7 non eletto, il tutto appare alquanto buffo.
Claudio Antonelli
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