- Il falco insiste sull’uso di armi Ue in Russia: «Escalation con Mosca? Ridicolo». Antonio Tajani: «Idee sue». Alla fine, lo spagnolo cede: «Ognuno fa per sé». Per «Foreign Affairs», però, schierarle è inutile. Volodymyr Zelensky caccia il capo dell’Aeronautica per l’F-16 caduto.
- Conflitto israelopalestinese, il leader islamista Wassem Hazem era insieme a due militanti e stava progettando nuovi attacchi.
Lo speciale contiene due articoli
Le ultime cartucce sparate da Josep Borrell da alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’Unione europea rischiano di sortire l’ennesimo effetto dannoso non solo per quelli che sono i delicati equilibri del conflitto tra Russia e Ucraina, quantomeno sul piano della diplomazia, ma anche all’interno del Vecchio continente.
Il vicepresidente della Commissione Ue, tra le altre cose uscente, al pari della sua superiore Ursula von der Leyen, insiste sulla possibilità che l’esercito di Volodymyr Zelensky possa utilizzare le armi occidentali per colpire Mosca sul suo territorio. Un’eventualità che, nella sua totale applicazione, non è mai stata presa in considerazione né dagli Stati Uniti, con Joe Biden che a inizio giugno si era limitato a dire che Kiev poteva colpire solo in zone di confine, né dalla maggior parte degli alleati europei, in primis l’Italia che ha sempre ribadito, a più riprese, sia con il premier Giorgia Meloni che con il ministro degli Esteri Antonio Tajani, la propria contrarietà.
Nella giornata di ieri, il tema è ritornato di strettissima attualità con un botta e risposta tra Borrell e Tajani. Il titolare della Farnesina, a Bruxelles per il vertice informale dei ministri di Esteri e Difesa europei, ha spiegato nuovamente che le restrizioni all’Ucraina sull’uso delle armi in territorio russo rimangono e devono rimanere invariate perché l’Italia non è in guerra contro la Russia. Una posizione definita dall’alto rappresentante come ridicola e ipocrita.
«Penso sia ridicolo dire che consentire di colpire all’interno del territorio russo significhi essere in guerra contro Mosca» – ha detto Borrell – «L’Ucraina viene attaccata dal territorio russo e, secondo il diritto internazionale, può reagire attaccando i luoghi da cui viene attaccata. Quindi, non c’è nulla di strano in questo». Secondo l’alto rappresentante le ragioni per cui si vuole impedire all’Ucraina di impiegare le armi occidentali per colpire la Russia sono solo politiche: «Le obiezioni sull’uso delle armi fornite all’Ucraina sono per ragioni politiche, legittime, ma sono ragioni politiche: il diritto internazionale non impedisce di colpire obiettivi militari all’interno del Paese aggressore». Tajani, che ha annunciato che l’Italia ospiterà a giugno del 2025 la conferenza per la ricostruzione in Ucraina, ha invitato Borrell a non incentivare l’escalation, ricordando che è uscente e che parla a proprio nome e non per tutti gli Stati membri. «Come alto rappresentante devo avere opinioni personali se voglio spingere il consenso tra gli Stati membri» – ha replicato il politico spagnolo – «È chiaro che questa è una cosa che spetta a ciascuno di loro, anche perché quella estera e di difesa non è una politica dell’Ue». Oltre a ciò, però, da parte di Borrell sarebbe opportuno e saggio riconoscere quanto affermato da Tajani, ossia che da quando la questione è stata sollevata, all’interno dell’Unione europea non c’è mai stata una posizione unanime e, anzi, ogni Stato membro ha fatto per sé.
Per la Von der Leyen, «coloro che sostengono l’interruzione del sostegno all’Ucraina non sostengono la pace: sostengono l’acquiescenza e la sottomissione dell’Ucraina».
A tal proposito, appare molto interessante l’analisi pubblicata ieri da Foreign Affairs.
Secondo l’autorevole rivista americana, la possibilità per l’Ucraina di colpire in profondità la Russia sul suo suolo con le armi fornite dall’Occidente non contribuirà a spostare gli equilibri del conflitto a suo favore. Ciò migliorerebbe sicuramente la potenza di combattimento dell’esercito di Kiev, sostiene il magazine specializzato in relazioni internazionali, ma per avere un effetto decisivo sulla guerra e invertire la tendenza, l’Ucraina dovrebbe combinare questi attacchi con manovre di terra su larga scala che le sue forze, oggettivamente, non sono state in grado di padroneggiare fino a questo punto.
A questo, andrebbe aggiunto il livello di addestramento dei militari ucraini. Borrell, tra le tante cose dette ieri, ha affermato che l’Ue è pronta a completare la formazione di altri 15.000 uomini entro la fine dell’anno. Ad accendere i riflettori su tale questione è stata anche la polemica scoppiata dopo la morte del pilota ucraino a bordo dell’F-16 abbattuto lo scorso 26 agosto dall’aeronautica russa.
Secondo le fonti del dipartimento militare ucaino citate dalla Cnn, si è trattato di un atto eroico del pilota, «morto in un incidente mentre respingeva il più grande attacco aereo della storia della Russia contro l’Ucraina», smentendo quindi la versione dell’errore del pilota, Alexey Mes, nome di battaglia Moonfish, considerato uno, se non il migliore tra i piloti su cui l’Ucraina poteva contare.
Ad alimentare le polemiche interne in Ucraina, è la deputata Maryana Bezuhla, secondo cui il caccia è stato abbattuto dal fuoco amico, ossia dal sistema missilistico antiaereo Patriot.
Nella serata di ieri, tuttavia, è arrivata la decisione del presidente Zelensky di licenziare il capo dell’aeronautica Mykola Oleshchuk.
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