Ogni tanto, a sinistra, qualcuno si ricorda che a Bibbiano, in provincia di Reggio Emilia, si sono spalancate le porte dell’inferno. Di fronte a tanto orrore, la reazione immediata del progressista è la negazione. Questo è l’atteggiamento che hanno assunto, ad esempio, i vertici emiliani del Partito democratico, prendendo immediatamente e acriticamente le difese del sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti, indagato e arrestato. Stessa cosa ha fatto l’Anpi locale, considerando la provata fede antifascista del primo cittadino più importante del suo coinvolgimento nell’inchiesta Angeli e demoni. Il segretario dem di Reggio Emilia, Andrea Costa, ha avuto addirittura la faccia tosta di prendersela con Giorgia Meloni, colpevole di aver organizzato un presidio di fronte al Comune di Bibbiano.
In alcune circostanze, la negazione lascia il posto all’ira. È questo il caso del segretario nazionale del Pd, Nicola Zingaretti. Prima ha minacciato azioni legali contro chiunque osasse collegare il suo partito alle vicende bibbianesi. Poi, a distanza di un paio di giorni, si è vantato: «Già più di 205 segnalazioni di post diffamatori contro il Pd sui social. Grazie a tutti voi che vi state mobilitando, andiamo avanti. Basta fango sul Web. Continuate a segnalare!». Già, questi sì che sono risultati importanti: più mordacchia per tutti.
Poi ci sono i giornali, per esempio Repubblica. Per quasi una settimana, ha sostanzialmente ignorato la storiaccia. Comprensibile: essendo coinvolti vari esponenti del partito di riferimento, meglio far finta di nulla e, se possibile, silenziare. Ieri, tuttavia, finalmente il quotidiano gauchiste per eccellenza si è destato dal sonno e ha scodellato una paginata sulla vicenda. Titolo: «I bimbi salvati e quelli rubati. Le due verità di Bibbiano». Ora, posto che non ci sono ancora condanne e che tutti sono innocenti fino al terzo grado di giudizio, viene da chiedersi dove diamine siano i «bambini salvati» di Bibbiano. Su quelli sottratti alle famiglie e convinti a raccontare abusi inesistenti abbiamo letto pagine di carte giudiziarie. Ma sui piccini tratti in salvo, beh, la letteratura è decisamente più carente. Leggendo l’articolo, si nota il disperato tentativo di far passare l’inferno della Val d’Enza come una questione ambigua, quasi che si trattasse di un serrato dibattito tra specialisti della psicologia e non di un viscido miscuglio di ideologia e interessi economici di cui i minori hanno fatto le spese.
Repubblica, con furbizia, tenta di confondere le acque. Si premura di spiegare che Andrea Carletti, sindaco di Bibbiano, è «accusato di di abuso d’ufficio e falso in atto pubblico: è estraneo alla parte dei minori ma è subito finito nel tritacarne dei social come “orco”». A parte il fatto che nessun giornale ha accusato di molestie o abusi il sindaco, è abbastanza grottesco cercare di far passare l’idea che il problema, qui, sia il presunto accanimento contro il primo cittadino. Il quale, tra l’altro, è accusato di aver fornito ampia copertura politica a chi gli abusi li portava avanti. E infatti il giudice per le indagini preliminari di Reggio Emilia ha confermato gli arresti per lui e per gli altri 5 dei 29 indagati sottoposti alle misure cautelari. Non è proprio un fatto secondario: vuol dire che un primo giudice ha accolto le tesi dell’accusa.
Repubblica, dicevamo, si perita di «smentire le bufale», ad esempio quella sugli elettroshock ai ragazzini (in realtà si trattava di trattamenti con la macchinetta Neurotek). Bene, bravissimi. Peccato che quel particolare sia stato immediatamente chiarito e mai più citato. In ogni caso, viene da chiedersi perché il giornale progressista non mostri la stessa attenzione su altri aspetti dell’inchiesta. L’aspetto arcobaleno della vicenda, per dire, lo ignora completamente. Eppure in Val d’Enza c’era una attivista Lgbt, l’arrestata Federica Anghinolfi, che permetteva ad amiche ed ex fidanzate di avere bambine in affido. Una di queste bambine è stata anche maltrattata, e quindi tolta dal giudice alla coppia lesbica affidataria. Gli amici di sinistra hanno qualcosa da dire su questo? Perché tacciono?
Il vescovo di Reggio Emilia, Massimo Camisasca, ha giustamente fatto riferimento a «una cultura molto invadente che vede nella famiglia un luogo potenzialmente oppressivo e perciò da colpire». In questa cultura si riconosce, tra gli altri, la senatrice del Pd Monica Cirinnà (ricordate il cartello che esibiva: «Dio, patria, famiglia che vita di merda»?). Anche lei, paladina delle coppie gay e autrice della legge sulle unioni civili, non proferisce verbo su Bibbiano. In compenso, nel fine settimana si è fatta fotografare all’ennesimo gay pride, spendendo parole dolci per le mamme degli omosessuali che vogliono diritti per i propri figli. E le mamme etero a cui i figli sono stati strappati ingiustamente? Loro di diritti non ne hanno? A quanto pare, no: meritano solo censura e mistificazione.
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