- Il presidente della Commissione in scadenza ammette che la Germania ha fatto peggio dell’Italia: «Ha sforato e violato i patti dell’Unione la bellezza di 18 volte, le ho contate». A muoverlo è comunque il tentativo di trovare nuove alleanze a Est con Victor Orbán.
- Bruxelles benedice il patto delle batterie franco-tedesco. Alla faccia del mercato, la Commissione Ue dà l’ok al colosso che vuole il monopolio dell’elettrico. A discapito dell’Italia.
Lo speciale comprende due articoli.
Jean Claude Juncker è un avvocato lussemburghese. Dal 1995 al 2013 è stato primo ministro del piccolo Granducato, ministro del Tesoro e del Lavoro. La sua costante è sempre stata la capacità di cambiare forma. Per anni ha costruito schemi fiscali iper incentivanti per le aziende multinazionali a discapito degli altri Paesi Ue e poi, con il cappello della Commissione (dopo aver archiviato la strategia in patria), ha bastonato le nazioni più furbette. D’altronde gestire un piccolo Paese necessita di velocità politica e capacità di essere camaleonti se almeno si vuole restare in sella così tanto. Ora che il suo mandato di presidente della Commissione volge al termine le capriole aumentano.
«Anche la Germania, come l’Italia, ha più volte sforato il patto di stabilità», ha detto Juncker in occasione di un’intervista al quotidiano tedesco Handelsblatt, «e Berlino continua a farlo». Secondo Juncker, la Germania – sempre critica nei confronti della politica di bilancio italiana – avrebbe violato l’accordo ben 18 volte. Il riferimento è al rapporto tra debito e Pil e al tetto del 3% di deficit superato ben sette volte. Senza dimenticare il surplus costantemente sopra il 6%.
«Non ci sono progressi sull’approfondimento dell’unione monetaria perché Olanda, Austria e troppo spesso la Germania si mettono in mezzo sulla solidarietà e la responsabilità congiunta. Tuttavia sono ancora speranzoso. La Germania non è ancora pronta, ma molti politici tedeschi vogliono avanzare», ha aggiunto ancora il presidente della Commissione. «Ci sono due problemi sull’eurozona», ha aggiunto, «ogni Stato vede solo sé stesso. E l’eurozona in generale non riesce a guardare al resto del mondo. Queste due cose portano alle conclusioni sbagliate». Dopo anni di scherni e attacchi all’Italia questa giravolta contro le politiche di Angela Merkel suona molto strana. Juncker si è redento? Ha cambiato veramente idea? Perchè adesso dice la verità su Berlino? Vale la sua costante politica.
La risposta è: pur di mantenere un seggio sta cambiando schieramento. Così va letto anche il suo approccio al dopo Mario Draghi. «Non mi preoccuperebbe affatto se il presidente della Bce fosse un tedesco», ha aggiunto sempre nel corso dell’intervista. «Jens Weidmann è un convinto europeista e un banchiere centrale di grande esperienza, per cui sarebbe adatto a quel ruolo. Non mi sto esprimendo a favore o contro di lui. Ma decisamente non condivido il punto di vista che è prevalente in alcune parti dell’Europa meridionale per cui un tedesco non debba essere il presidente della Bce», ha concluso. In realtà Juncker sa benissimo che la candidatura di un tedesco al vertice della Bce va benissimo a Paesi del Mediterraneo, come l’Italia, perché ostacolerebbe l’ascesa della Merkel al vertice della Commissione. Lo stesso Juncker preferisce in questo preciso momento storico stoppare la Cancelliera. Ha bisogno di nuove alleanze elettorali se vuole salvare il proprio partito e ricavarsi almeno un ruolo dentro i Cristiano sociali. Se, invece, si accoda alla Merkel e a Emmanuel Macron la sua possibilità di sparire è molto elevata.
Lo scorso mese di novembre, erano state proprio Francia e Germania a siglare un accordo in merito al rispetto delle regole del patto stabilità. I Paesi che violano i vincoli, avevano stabilito i due Stati membri, non beneficeranno dei fondi sul prossimo bilancio dell’eurozona. Ecco questo patto per Juncker adesso è un ferro incandescente da gettare via il più possibile lontano per cercare di ricavare una nicchia dentro un Partito popolare europeo riformato. Chi deve stare all’interno perché avvenga il giochino di Juncker? Proprio quel Victor Orbán fondatore del partito Fidesz che è stato sospeso un tempo dal Ppe per una serie di cartelloni elettorali in cui si accusava Juncker di complottare con il milionario ungherese George Soros per far entrare in Europa più migranti. L’altro giorno, in occasione dell’anniversario dei 15 anni dall’allargamento a Est, il presidente della commissione europea ha invece definito Orbán un eroe: «Sì, per anni ho definito privatamente Orbán un dittatore, ma lui ha sempre riso di questa cosa. Ho il massimo riguardo per Viktor».
Se la giravolta non fosse abbastanza chiara, Juncker ha aggiunto – in occasione di un’intervista al giornale ungherese Hvg anche un passaggio sulle recenti modifiche di legge compiute da Polonia e Ungheria: «Di tanto in tanto, alcuni Paesi si concedono un certo grado di insubordinazione, a seconda di chi è al potere e della fase del ciclo politico in cui si trovano. Ma sono fiducioso che questi problemi non ci preoccuperanno più». Come dire, le paginate sui quotidiani di sinistra contro la dittatura di Orbàn erano fuffa. Adesso, si fa sul serio. Bisogna conquistare seggi all’europarlamento a qualunque costo e con ogni alleato.
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