Green pass, la traduzione italiana è farlocca
  • Rispetto alla versione inglese, manca il divieto di «discriminazione» per chi rifiuta le dosi. L’ Europarlamento: «Correggeremo».Tuttavia, in virtù del Regolamento Ue, i sanitari non immunizzati potrebbero ricorrere contro il decreto che li sospende dal lavoro.
  • I grafici nazionali sono incompleti e astrusi, eppure aiuterebbero gli indecisi a valutare.

Lo speciale contiene due articoli.

Giallo sul green pass europeo. Nella traduzione dall’italiano all’inglese del Regolamento Ue 953/2021, quello cioè che disciplina il rilascio dell’ormai ben noto certificato digitale introdotto per «agevolare la libera circolazione delle persone durante la pandemia di Covid-19», sembra infatti essere sparito un pezzo. Scorrendo fino al considerando 36 del testo, che precede gli articoli, si legge: «È necessario evitare la discriminazione diretta o indiretta di persone che non sono vaccinate, per esempio per motivi medici, perché non rientrano nel gruppo di destinatari per cui il vaccino anti Covid-19 è attualmente somministrato o consentito, come i bambini, o perché non hanno ancora avuto l’opportunità di essere vaccinate». Peccato che, però, rispetto alla versione inglese manchi una manciata di parole, assai significative. «Or chose not to be vaccinated», tradotto «oppure abbiano scelto di non vaccinarsi». La norma «completa», in altri termini, prevede che non debbano essere discriminati non solo coloro i quali non hanno potuto, ma anche quanti non hanno voluto vaccinarsi. Una precisazione di non poco conto, che forse potrebbe apparire scontata – dal momento che la somministrazione del siero anti Covid non è obbligatoria – ma non lo è affatto. Anche perché, rispetto a tutte le altre, la traduzione italiana è l’unica «monca».

Quelle sei paroline mancanti pesano come macigni per almeno tre motivi. Primo, perché nella gerarchia delle fonti del diritto i regolamenti dell’Ue si posizionano nel secondo gradino, immediatamente sotto la Costituzione e le leggi costituzionali. La formula scelta per normare il green pass, come recita l’articolo 288 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, «ha portata generale» ed è «obbligatoria in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri». Con i Regolamenti, dunque, non si scherza. Secondo, perché escludere espressamente le persone che hanno liberamente scelto di non vaccinarsi potrebbe non garantire loro una piena difesa dalle leggi italiane che tutelano dalle discriminazioni. Terzo, come spiega alla Verità il giurista Lorenzo Barbieri, con la sentenza Skoma-Lux del 2007 «la Corte di Giustizia Ue ha riletto il principio della certezza del diritto (rule of law) alla luce della sua conoscibilità, stabilendo che il multilinguismo è condizione indispensabile all’avverarsi della legge, prescrivendo la necessità di pubblicare gli atti normativi nelle lingue ufficiali dei cittadini degli Stati membri». Perciò, una traduzione errata, o comunque un testo disallineato con quello originario di riferimento, può certamente rappresentare un problema.

Che si tratti di errore o mancanza voluta, non è dato sapere. Una cosa è certa: già lo scorso 11 giugno, diversi giorni prima dall’approvazione, l’avvocato Giulio Marini segnalava alla Commissione europea l’assenza del passaggio, ricevendo conferma dal capo dipartimento della Direzione generale per la traduzione italiana che la questione sarebbe stata posta ai servizi competenti per una valutazione di natura giuridica. Sempre l’avvocato Marini ha confermato al nostro quotidiano, tramite una ricerca nel database del Senato, che già a marzo il testo fatto pervenire alle Camere dalla Commissione era privo di quelle poche ma fondamentali parole. «Ragionevole ritenere che l’errore si sia verificato internamente a quest’organo», chiosa Marini.

Contattato dalla Verità, il team Qualità della Direzione generale della traduzione del Parlamento europeo ha rassicurato che «la versione italiana che omette i termini “or chose not” (oppure abbiano scelto di non, ndr) è in corso di rettifica dall’apposito servizio del Parlamento europeo e del Consiglio europeo», precisando che «le parole verranno aggiunte» e «una rettifica verrà pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea». Una risposta coerente con quanto dichiarato su Twitter dall’europarlamentare della Lega Francesca Donato, la quale sui social ha informato gli utenti che «già settimane fa abbiamo segnalato al servizio traduzioni del Parlamento europeo la difformità e quindi verrà corretto il testo da pubblicare in Gazzetta». Peccato, però, che gli uffici dell’europarlamento si siano ben guardati dal precisare alla Verità la natura dell’omissione e le tempistiche di soluzione del problema.

Una vicenda opaca, che nel contesto attuale non può mancare di sollevare importanti interrogativi di natura politica. Perché diversi mesi fa il testo è arrivato alle Camere già privato del divieto di discriminare chi ha scelto di non vaccinarsi? C’è di mezzo forse l’intervento di qualche «manina» interessata a togliere di mezzo quel cruciale riferimento? Un’eventualità che si può escludere solo appurando con precisione chi ha tradotto quel testo per poi inviarlo al Parlamento italiano. Senza dubbio la postilla mancante cozza contro il clima da caccia alle streghe che vige in Italia nei confronti di chi, per un motivo o per l’altro, ha scelto di non farsi iniettare il siero. Che qualcuno abbia deciso di cancellarla per evitare futuri ricorsi? Nel frattempo, da oggi in Alto Adige 115 sanitari non vaccinati non potranno presentarsi in reparto, e l’Azienda sanitaria sta valutando se demansionarli oppure metterli in smart working. Mentre l’assessore alla Salute dell’Emilia-Romagna, Raffaele Donini, ha annunciato che il prossimo anno scolastico gli studenti immunizzati potranno «sottrarsi a qualunque provvedimento di quarantena e didattica a distanza» a prescindere dallo scenario epidemiologico. Libertà di vaccinarsi sì, ma a quanto pare solo sulla carta.


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