Zone rosse sì ma di paura
  • Sparatorie, degrado, spaccio. Il governo ci impone la quarantena mentre consegna intere zone del Paese a nomadi e clandestini.
  • I quartieri intorno alle stazioni ferroviarie trasformati in dormitori per migranti, abusivi e tossicodipendenti.

Lo speciale contiene due articoli.

A Cala Galera, l’anno è finito esattamente come era iniziato. Mentre «lo spiegamento imponente di forze dell’ordine» voluto dal ministro Luciana Lamorgese batteva le strade della penisola per far rispettare le norme anti-Covid, nella notte di Capodanno l’ennesimo barchino approdava a Lampedusa. A bordo 20 tunisini, tra cui due donne, che sono stati trasferiti nell’hotspot di contrada Imbriacola per le operazioni di identificazione. Sull’isola il totale degli arrivi è quasi quadruplicato, secondo le stime diffuse dall’Ufficio immigrazione della questura di Agrigento. Nell’anno che ci siamo appena lasciati alle spalle, a Lampedusa sono sbarcati 19.253 migranti contro i 4.930 del 2019. Si tratta del 56% degli arrivi complessivi, che nel 2020 hanno superato il tetto dei 34.000, nonostante l’emergenza sanitaria. Da qualche giorno, in mare si rivedono anche le navi delle Ong: il 23 dicembre, dal porto di Barcellona è partita la missione 79 della Open Arms, l’associazione catalana che opera nel Mediterraneo centrale. L’ultimo dell’anno, hanno recuperato 169 persone che viaggiavano su un’imbarcazione di legno alla deriva in acque internazionali. A bordo del barcone, partito da Sabratha la mattina del 30 dicembre, c’erano per lo più eritrei, sudanesi e libici. Appena 24 ore dopo, un altro trasbordo: 96 persone salpate da Zuwarah.

Nelle settimane dei negozi chiusi e degli spostamenti contingentati, al largo delle nostre coste il via vai non si è mai fermato. E mentre l’Italia entra ed esce dalla zona rossa, e già si discute sulle fasce tricolore da assegnare alle regioni e sui divieti dopo l’epifania, lungo la penisola ci sono zone dove le regole sembrano non esistere, quartieri dove le restrizioni non sortiscono alcun effetto. Come raccontiamo in queste pagine, l’epidemia non ha fermato la proliferazione delle «terre di nessuno»: i dormitori a cielo aperto restano tollerati, i mercatini abusivi operano come se nulla fosse. Nelle aree periferiche delle città, ci sono cittadini costretti a vivere tappati in casa per stare alla larga dalle risse tra migranti o per evitare di respirare i fumi tossici che si alzano dai campi rom.

Da queste parti, di controlli se ne vedono ben pochi. Siamo lontani dalla solerzia con la quale vengono eseguite le verifiche sul rispetto dei decreti di Giuseppe Conte. I numeri li ha sciorinati Lamorgese in un’intervista al Corriere della Sera: da marzo a oggi, quasi «30 milioni di controlli sulle persone e 8,5 milioni sugli esercizi commerciali». Come lamentano alcuni comitati di quartiere, nessuno si preoccupa di dare un’occhiata alle condizioni di abbandono in cui versano le stazioni delle città, alcune delle quali ridotte a giacigli di fortuna per i migranti esclusi dal circuito dell’accoglienza. O magari di prendere atto che esistono «zone franche» dove si spara per un regolamento di conti, come è accaduto l’altra notte in via Gigante, a Milano. «E non è la prima volta», ricorda Silvia Sardone, europarlamentare e consigliere comunale della Lega. «Il quartiere di San Siro, ormai di esclusiva proprietà di nordafricani ed etnie dell’Est Europa, non è più sotto il controllo del Comune da tempo».

O, infine, di vigilare sulle situazioni igienico sanitarie in cui vengono lasciati i campi rom. Ad Asti, per esempio, da mesi si chiede di sgomberare le baracche abusive in via Guerra. Il questore, Sebastiano Salvo, ne aveva descritto le criticità sul finire dell’estate dopo un sopralluogo: «I bimbi giocano tra carcasse di topi e rifiuti. Lo stato di degrado mette in forte rischio l’incolumità di chi ci vive». E invece, quelle «condizioni di insalubrità inaccettabili» sono rimaste immutate. Tutto fermo fino alla notte di Capodanno, quando è morto uno degli abitanti, un tredicenne rom. In barba al coprifuoco e ai divieti da zona rossa, nel campo non si è rinunciato a botti e fuochi d’artificio: il ragazzo è rimasto ferito mortalmente da una raffica di petardi. Qui l’occhio vigile del Grande fratello di Stato si è appannato.


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