Sui migranti Salvini schiva i paletti del Colle. Ma a Milano arrivano le moschee
ANSA
  • Il neoministro dell’Interno non arretra: «Per i clandestini è finita la pacchia, devono fare le valigie. Le Ong non sono i vice scafisti» Oggi volerà in Sicilia, dove sono ripresi gli sbarchi. Mattarella però tenta di frenarlo: «Nessuna regressione sull’accoglienza».
  • Un amico di famiglia di Sana Chema ha tentato di corrompere un agente e un dipendente del laboratorio forense per inscenare una morte naturale.
  • Il Comune dà il via libera a sei luoghi di preghiera per musulmani, quattro da regolarizzare e due da costruire Uno di questi sarà affidato a un’associazione che il ministero dell’Interno tedesco ha bollato come estremista

Lo speciale contiene tre articoli

Venerdì, poche ore dopo aver giurato al Quirinale, una riunione al Viminale con il capo della polizia Franco Gabrielli. A seguire un briefing con i capi dei dipartimenti del dicastero terminato quando l’ora di cena era passata da un pezzo. Insomma, una full immersion per il neoministro dell’Interno Matteo Salvini. E ancora: la presenza, ieri, in prima fila, alla parata per la festa della Repubblica e poi in tour elettorale in Veneto, a Vicenza e Treviso. Oggi, invece, in programma l’approdo in Sicilia, per un viaggio nei luoghi-frontiera del nostro Paese.

«Voglio migliorare gli accordi con i Paesi da cui arrivano migliaia di disperati per il bene nostro e loro. Sentirò i ministri degli Interni dei Paesi europei con cui collaborare e non litigare», sono state le parole pronunciate per annunciare la prima visita al Sud nelle vesti ufficiali di ministro. Una trasferta di governo, ma anche di lotta. Già, perché nelle scorse ore in terra siciliana sono ripresi gli sbarchi di migranti. A Pozzallo, due giorni fa, bordo della nave Aquarius sono arrivate 158 persone, fra le quali due donne in gravidanza. E una barca con 21 migranti è stata soccorsa al largo di Pantelleria. Proprio all’hotspot di Pozzallo parlerà oggi Salvini: il programma ufficiale prevede un passaggio da Catania, Maletto, Messina, Siracusa e Modica, ma già ieri il titolare del Viminale ha detto di volere andare anche al centro per immigrati del Ragusano. Arrivi che si aggiungono a quelli registrati in Sardegna sempre negli ultimi giorni. Tanto da spingere il ministro ad annunciare su Twitter un giro di vite sull’accoglienza: «Difesa dei confini e rimpatri, riprendiamoci l’Italia». E poi a dire in un comizio a Vicenza: «Per i clandestini è finita la pacchia, devono fare le valigie, con calma, ma se ne devono andare. Sulle Ong ho le mie idee: gli stati devono tornare a fare gli stati e nessun vice scafista deve attraccare nei porti italiani».

Sono parole che si scontrano con i paletti fissati dal capo dello Stato in materia di Europa e accoglienza e condensati in un messaggio fatto recapitare ai prefetti in occasione della ricorrenza del 2 giugno. Mattarella ricorda che «va arrestato con fermezza ogni rischio di regressione civile, affermando un costume di reciproco rispetto e mettendo a frutto le grandi risorse di generosità e dinamismo dei nostri concittadini». Un messaggio facile da girare al governo Conte, che nei prossimi giorni si presenterà davanti alle Camere per ottenere la fiducia. Ed è un segnale rivolto soprattutto verso chi, come Salvini, ha dimostrato di voler iniziare la nuova avventura con il piede pigiato sull’acceleratore. Soprattutto quando il presidente evoca «il bene della coesione sociale», che «si consolida con le scelte di corresponsabilità e di cittadinanza attiva che ciascuno è chiamato a operare». Non basta. C’è anche altro nella riflessione del presidente della Repubblica. Un avvertimento indirizzato al leader leghista, soprattutto quando accenna al «fenomeno delle migrazioni», su cui raccomanda un impegno «in grado di garantire legalità, accoglienza e integrazione». In buona sostanza dal Colle è arrivato un primo aut aut che sottintende un controllo capillare sugli atti compiuti dal governo, in particolare su quelli firmati dal Viminale. «La cornice delle istituzioni repubblicane», argomenta Mattarella, «ha sempre dimostrato di consentire all’Italia di affrontare sfide impegnative. Lo stesso confronto politico si è sempre tradotto nell’attitudine a non ridursi a un conflitto fine a sé stesso».

Salvini, dal canto suo, non intende arretrare. E a chi gli chiede conto, ripete quanto annunciato in precedenza: «Taglieremo il fondo da 5 miliardi di euro che oggi lo Stato spende per l’accoglienza dei migranti». Il «messaggio» rischia di creare un miniterremoto nelle regioni meridionali, quelle più coinvolte nel sistema dell’accoglienza. Solo in Sicilia sono attivi due hotspot (oltre a Pozzallo c’è anche Trapani), quattro centri di accoglienza per richiedenti asilo (Agrigento, Caltanissetta, Mineo e Messina), ai quali si aggiungono 104 centri di accoglienza temporanea e 102 Sprar. Senza contare poi le fibrillazioni, soprattutto tra i 5 stelle, seguite all’indicazione di voler costruire un nuovo hotspot allo Zen di Palermo.

Sul tavolo del nuovo ministro ci sono queste e molte altre cose. Così come ci sarà da tener conto dei rapporti con il Vaticano e con le gerarchie ecclesiastiche più in generale. «Ho iniziato a coltivare utili e numerosi rapporti con diversi esponenti del mondo cattolico: lavoreremo assieme, vi stupiremo, troveremo decisamente convergenze», assicura Salvini, escludendo che il governo possa entrare in rotta di collisione con il mondo cattolico. «Con loro», conclude, «ci sono molte più vicinanze che distanze perché l’accoglienza nei limiti e nelle regole penso sia interesse di tutti». E sulla conferma o meno degli accordi con la Libia, siglati dal suo predecessore Marco Minniti, taglia corto: «Prima devo studiare». Dopodomani è in agenda la sua prima trasferta al Consiglio dei ministri della Giustizia e degli Affari interni dell’Ue, chiamato ad avviare una discussione sulla revisione del trattato di Dublino e sulle modalità di accoglienza dei richiedenti asilo.

Antonio Ricchio

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