Sequestrata la casa dei Soumahoro a Roma
Liliane Murekatete e Aboubakar Soumahoro (Ansa)
Sigilli a metà della villetta di Casal Palocco dove la moglie del deputato è ai domiciliari. La donna sarebbe la proprietaria pure di un appartamento a Bruxelles, la cui vendita all’asta per debiti fu sventata. Anche in Belgio fallita una loro società.

Altro che diritto all’eleganza. Qui i nostri eroi rischiano di rimanere senza casa. Aboubakar Soumahoro e la compagna Liliane Murekatete nel giugno del 2022 hanno comprato per 360.000 euro una viletta a Casal Palocco, quartiere residenziale di Roma. Adesso metà di quell’immobile, dopo l’arresto di Liliane nell’inchiesta per frode in pubbliche forniture, bancarotta patrimoniale e autoriciclaggio è finita sotto sequestro preventivo, anche se alla donna e ai suoi famigliari resta la facoltà d’uso, visto che Liliane sta scontando i domiciliari proprio in quell’appartamento, il cui sequestro sarà trascritto in queste ore nei pubblici registri immobiliari.

Dopo gli arresti della Murekatete e della madre Marie Terese Mukamitsindo, la Procura di Latina, guidata da Giuseppe De Falco, è andata a caccia di 1,9 milioni euro distratti dalla cooperativa Karibu e non ha trovato praticamente nulla. Pochi spiccioli sui conti, la metà del villino di Casal Palocco, un modesto immobile intestato alla Mukamitsindo (5,5 vani acquistati nel 2005 a Sezze) anche lei costretta in casa. A un altro figlio di Marie Terese, Richard Mutangana, indagato a piede libero (risiede in Ruanda) è stata sequestrata la metà di un’abitazione di 5,5 vani che si trova a Sermoneta, il paese d’origine del terrorista Cesare Battisti. A quell’indirizzo vivono ancora l’ex moglie di Mutangana e i loro due figli. La Guardia di finanza ha messo le ganasce anche a un’auto (già sequestrata nel procedimento per reati fiscali che vede coinvolta ancora una volta la famiglia acquisita del deputato con gli stivali). Un bottino che, comunque al momento è davvero magro.

Il pezzo forte resta la casa dei Soumahoro. Per comprarla la coppia aveva versato circa 100.000 euro e acceso un mutuo da circa 264.000. La casa era stata un ottimo affare, visto che il vecchio proprietario la aveva acquistata al prezzo di 495.000 euro nel 2011 e un immobile limitrofo, di analoghe dimensioni (130 metri quadrati contro 132) è stato pagato, nel 2019, 420.000 euro. Ma adesso il fortunato acquisto è finito nella rete della Giustizia. E potrebbe non essere la sola proprietà di Liliane a fare quella fine. Infatti i magistrati dovranno andare a caccia di beni all’estero per provare a recuperare le centinaia di migliaia di euro sperperate dagli affini di Soumahoro per la loro vita extralusso.

E la Murekatete potrebbe essere ancora proprietaria di un appartamento che si trova in una palazzina rivestiva di mattoncini rossi, a Ixelles, nella città metropolitana di Bruxelles. A questo indirizzo risulta avere la sede la Karibuni Asbl, associazione no profit di diritto belga fondata dalla Mukamitsindo nel 2019.

Dalle indagini risultava che, almeno sino a qualche mese fa, l’immobile fosse «condotto in locazione (passiva)» dalla stessa Karibu italiana. Nelle carte sequestrate dagli inquirenti c’è traccia dei per l’affitto e la cifra è sempre di 3.900 euro (non si capisce se per uno o più mesi).

L’immobile a un certo punto è stato oggetto di esecuzione immobiliare, successivamente interrotta dal saldo del debito, come ha riferito il notaio Pol Van de Vannet: «Possiamo informarvi che il nostro studio è stato incaricato con ordinanza del giudice sequestrante di Bruxelles del 21 marzo 2019 di procedere alla vendita pubblica mediante sequestro immobiliare ed esecuzione dell’appartamento, della cantina e del parcheggio, appartenenti alla signora Liliane Murekatete.

Il nostro agente/creditore era la signora C. M. con sentenza del giudice di pace del Cantone di Ixelles del 6 febbraio 2018. La procedura di vendita pubblica su pignoramento è stata interrotta a seguito del pagamento del creditore e delle nostre spese (di cui troverete in allegato copia). Non è nostra responsabilità verificare chi ha effettuato il pagamento e perché.

Il fascicolo è stato chiuso senza ulteriori indagini». Il pagamento in favore del notaio è stato effettuato dalla coop Karibu «in bonis».

Ma in Belgio non ha fatto guai solo Liliane. Quest’ultima, infatti, insieme alla mamma, al fratello Michel, a una cognata e ad altre due persone, nel giugno del 2016, ha fondato la Karibu Belgique. Che, come la capofila italiana, è stata dichiarata fallita.

Ma il curatore fallimentare, l’avvocato Jean-Michel Derick, con gli inquirenti italiani è stato molto garantista: «La società Karibu Belgique non era una società commerciale ma un’Asbl (associazione senza scopo di lucro) e quindi non era tenuta a svolgere pesanti contabilità, pertanto non dispongo di nessuno dei documenti che desidera consultare. Inoltre, la responsabilità finale è inferiore a 5.000 euro.

L’organizzazione no profit è stata vittima di circostanze sfortunate che le hanno impedito di raggiungere il suo obiettivo sociale. La buona fede dei soci mi è sembrata evidente».

In realtà nelle sue casse dell’associazione sono arrivati molti soldi dall’Italia. Nell’elenco dei soldi distratti alla Karibu di Latina figurano 74.560 euro destinati alla gemella belga, a cui bisogna aggiungere 7.000 euro di pagamenti ricollegabili alla stessa.

Le voci dei pagamenti sono particolarmente interessanti: 35.000 euro sono stati versati per una consulenza a Liliane, circa 7.000 euro per un «convegno europeo», 15.000 euro per «acquisto di cibo africano». Ci sono anche spese ulteriori, come i voli aerei (per esempio un Roma-Bruxelles da 1.159 euro), ma non solo. In mezzo a decine e decine di pagamenti, saltano all’occhio alcune spese, per lo più effettuate con una carta intestata alla Mukamitsindo: 500 euro in una cioccolateria, 655 euro di abbigliamento da Damart, 1.310 e 2.804 euro in un negozio di elettrodomestici, 653 euro in un ristorante stellato e altri 449 in uno meno titolato. Ma ci sono anche molti altri pagamenti che confermano come i parenti di Soumahoro sapessero godersi la vita. Con i soldi destinati, almeno sulla carta, all’accoglienza.

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