Prima ha tentato di far entrare oltre mezzo chilo di hashish e due telefoni cellulari nel carcere di Prato. Poi, dopo essere stato arrestato, ha provato a fuggire per due volte.
Sparatoria e indagine della Procura
Ferito durante il primo inseguimento e portato al pronto soccorso, ha aggredito due agenti con un estintore, provocando il caos e bloccando l’accesso all’ospedale. Solo alla fine sono arrivati tre colpi di pistola, uno dei quali lo ha raggiunto a una gamba.
Così è stato ferito un marocchino di 22 anni già detenuto alla Dogaia, uscito dal carcere da meno di due mesi per reati di spaccio e aggressioni: sta bene e non è in pericolo di vita, anche perché il proiettile si è fermato nel polpaccio.
A sparare è stato un giovane poliziotto penitenziario con appena 18 mesi di servizio, ora provato per quanto accaduto e già seguito da uno psicologo. Del resto la Procura di Prato, guidata da Luca Tescaroli, lo ha indagato per tentato omicidio.
È una vicenda destinata a far discutere anche per le condizioni nelle quali gli uomini della penitenziaria sono chiamati ogni giorno a lavorare. Soprattutto in Toscana, dove il Sappe denuncia sovraffollamento, organici insufficienti e la chiusura di alcune sezioni di Sollicciano, con lo smistamento di detenuti con profili problematici.
Il tentativo di illecito al carcere della Dogaia
Tutto comincia domenica pomeriggio davanti all’istituto penitenziario. Il marocchino viene sorpreso dagli agenti insieme ad altre persone mentre cerca di lanciare dall’esterno alcuni pacchi oltre il muro di cinta.
All’interno vengono recuperati circa 600 grammi di hashish e due cellulari. Il giovane tenta di scappare, cade durante l’inseguimento e si ferisce. Arrestato, viene quindi accompagnato dagli uomini della penitenziaria al pronto soccorso del Santo Stefano.
L’aggressione in ospedale e i colpi di pistola
È lì che la situazione degenera. Il marocchino si trova su una barella, ammanettato, quando riesce ad alzarsi e ad afferrare un estintore. Secondo il Sappe, non si limita a scaricarne il contenuto nei locali dell’ospedale, ma si scaglia contro gli uomini della scorta.
Due poliziotti rimangono feriti: uno riporta la frattura di una mano con 30 giorni di prognosi, l’altro lesioni giudicate guaribili in dieci giorni. Poi il giovane tenta nuovamente di scappare. A quel punto uno degli agenti estrae l’arma. Vengono esplosi tre colpi e uno raggiunge il marocchino a una gamba.
Secondo la Procura, le immagini delle telecamere mostrerebbero il ragazzo mentre corre, ancora ammanettato, all’interno di un ambiente chiuso dal quale non avrebbe potuto uscire. È soprattutto su questo elemento che viene contestato al poliziotto il tentato omicidio. La difesa sostiene invece una ricostruzione differente: due colpi sarebbero stati esplosi verso l’alto e il terzo verso il basso per bloccare la fuga.
La difesa legale e le norme del 2026
Il poliziotto, che secondo l’Osapp ha alle spalle appena un anno e mezzo di servizio, è assistito dagli avvocati Vittorio Luigi Fucci e Giuseppe Vittorio Fucci, del Foro di Benevento.
I legali chiedono che venga valutata anche la nuova disciplina introdotta nel 2026 per i casi nei quali possa emergere fin dall’inizio una causa di giustificazione nell’operato delle forze dell’ordine. Non è un’immunità, ma la norma consente al pm di procedere con un’annotazione preliminare separata invece dell’immediata iscrizione nel registro degli indagati.
Situazione carceri e reazioni politiche
La Dogaia è da tempo un istituto difficile, segnato da aggressioni agli agenti e da continui tentativi di introdurre droga e cellulari. Soltanto pochi giorni prima dell’episodio, due poliziotti erano rimasti feriti.
Sul caso è intervenuto anche Matteo Salvini: «Altro che tentato omicidio, l’agente ha semplicemente fatto il suo lavoro».
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >