«Mi hanno violentata». Lo ha raccontato piangendo una diciannovenne in stato di choc all’alba di ieri a un passante a cui ha chiesto aiuto in corso Como all’angolo con via de Tocqueville, zona di locali della movida milanese, dove si è festeggiato ferragosto.
L’uomo ha chiamato i soccorsi e sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione Porta Garibaldi e i sanitari del 118. La ragazza ha raccontato di aver conosciuto un uomo durante la serata trascorsa nel privé della discoteca Hollywood di Milano, dove era andata con un gruppo di amiche. Insieme hanno bevuto, poi si sono appartati sul retro del locale.
La denuncia della diciannovenne dopo la notte all’Hollywood
È lì che, secondo il racconto fatto ai carabinieri dalla giovane donna, l’uomo, un quarantenne originario dell’Est Europa avrebbe abusato di lei. Mentre la donna è stata portata nel centro di soccorso violenza sessuale della clinica Mangiagalli, sono in corso le indagini per ricostruire con precisione quanto accaduto e identificare il presunto aggressore. I carabinieri intanto stanno visionando le molte telecamere di videosorveglianza della zona e sentendo le amiche della ragazza e tutti i possibili testimoni presenti durante i festeggiamenti ferragostani che potrebbero aver assistito a momenti precedenti o successivi all’episodio.
Aggredito e strangolato davanti alla Stazione Centrale
Sempre a Milano, ma davanti la Stazione centrale, ieri un cittadino del Bangladesh regolare e incensurato si è scagliato contro un tunisino di 32 anni che stava dormendo su una panchina e gli ha messo le mani al collo, cercando di strangolarlo. Gli agenti l’hanno bloccato e arrestato per tentato omicidio.
Il padre di Nicola Musiani non lascia il camper
A Pinarella di Cervia, invece, nella notte tra giovedì 13 e venerdì 14 agosto l’ottantaquattrenne Giorgio Musiani è stato preso a pugni da un uomo che stava cercando di portargli via la bicicletta sistemata fuori dal camper dove ora risiede. L’uomo è il padre di Nicola Musiani, il cinquantaquattrenne pestato a morte da un gruppo di persone nella notte fra il 18 e il 19 luglio e deceduto tre giorni dopo per le ferite riportate. Il pestaggio dell’anziano è successo a circa un mese da quella tragica notte, nello stesso piazzale del delitto, ma l’anziano ha chiarito: «Nessuno mi manderà via dal mio camper, non ho paura, è lì che voglio vivere e morire». Non teme di essere vittima di un’aggressione come quella che ha ucciso il figlio, definita dal Gip un’aggressione di «animalesca violenza» nel corso della quale hanno tutti picchiato il cinquantaquattrenne. Quattro giovani tra i 19 e i 23 anni, tre di origine marocchina e di uno di origine irlandese, sono finiti in carcere con l’accusa di omicidio volontario aggravato dai futili motivi.
Il «doppiopesismo» sulle vittime della violenza
Per il brutale pestaggio non c’è stata alcuna manifestazione di solidarietà, al contrario di quanto accaduto a Bologna negli stessi giorni per la morte del marocchino Abderrahim Fakir, al Pilastro, tanto che il deputato bolognese Galeazzo Bignami aveva dichiarato: «Mi dispiace rilevare il doppiopesismo e l’ipocrisia di certa sinistra che diversamente da quanto avvenuto a Bologna ha taciuto su questi drammatici fatti, probabilmente perché la vittima e gli aggressori individuati non rispondono al loro prototipo ideologico e demagogico. L’ennesima dimostrazione di una sinistra doppiopesista lontana dalla realtà».
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