Parole piene di preoccupazione, di dolore ma anche di una celata rabbia. Daniele Maggiotto, papà di Nicola Maggiotto, il ventunenne di Asolo (Treviso) aggredito a Barcellona, affida al quotidiano Il Messaggero il suo sfogo per quanto accaduto a suo figlio mercoledì scorso all’esterno di una discoteca.
Il dramma in vacanza e lo sfogo del padre
Il ragazzo era in vacanza con otto amici ed era andato a a trascorrere una serata all’insegna del divertimento. Le sue condizioni sono gravi, ma stazionarie.
Papà Daniele parla del «suo ragazzo», ma anche dei motivi per cui sarebbe stato aggredito da un gruppo di coetanei, alcuni dei quali di origine magrebina: «Adesso è in terapia intensiva, in coma farmacologico da mercoledì sera.
Prima di partire per le ferie lavorava come capo magazziniere, ma è un giovane ambizioso. Ha tanti sogni ed era pronto a realizzarli. E adesso è successo questo.
I medici ci dicono che nostro figlio è giovane e forte, ma anche che, in ogni caso, il percorso da fare per riprendersi del tutto non sarà in discesa.
Il movente razziale: “Aggredito perché italiano”
Mio figlio è stato aggredito perché italiano. Era uscito dal locale senza alcuna intenzione di litigare. Da quello che mi è stato riferito da chi era presente, a un certo punto è iniziata una discussione con alcuni ragazzi, alcuni dei quali parlavano spagnolo ma sembravano di origini magrebine.
Poi, all’improvviso, uno di loro ha colpito mio figlio alla nuca con un pugno. E mentre era a terra lo hanno colpito in dieci con calci e pugni.
Non so che cosa pensare, sono confuso. Ci hanno detto che il pestaggio ha coinvolto un gruppo numeroso di stranieri, forse anche ragazzi magrebini, e che sono volati insulti razzisti».
Lo choc dei genitori e l’arrivo della polizia
I genitori del giovane erano in vacanza a Jesolo quando, il 13 mattina, hanno ricevuto la terribile telefonata in cui venivano informati che il ragazzo era stato ricoverato d’urgenza in ospedale. Nella loro mente si sono affollati tanti pensieri, anche in considerazione della fase delicata nel rapporto tra Spagna e Italia per i fatti di Ceuta.
Da quanto si è appreso, anche incrociando i racconti degli amici di Nicola, la lite sarebbe scoppiata per futili motivi: i ragazzi stavano parlando dei Mondiali di calcio. Sul posto sono intervenute le forze dell’ordine spagnole, al lavoro per cercare di identificare i giovani che hanno partecipato alla rissa e accertare le responsabilità.
Le indagini dei Mossos d’Esquadra a Port Forum
Le indagini sono condotte dalla polizia catalana, i Mossos d’Esquadra. Secondo quanto riporta il sito de La voz del sur, gli investigatori stanno raccogliendo le testimonianze delle persone presenti quella sera dentro e fuori dalla discoteca, a cominciare dagli amici, sempre di Asolo, con cui Maggiotto si era recato al Sea Sea Club, un locale che si trova nei pressi di Port Forum.
Secondo quanto riferisce il giornal,e prima dell’aggressione, all’interno della discoteca, non ci sarebbero state discussioni o liti.
La polizia non riferisce informazioni sulla dinamica della rissa, oggetto di segreto istruttorio, né dà conferme sulla nazionalità delle persone coinvolte, per le leggi di protezione della privacy.
Gli inquirenti hanno escluso che si sia trattato di un tentativo di rapina, dal momento che il ventunenne, quando è stato trasportato in ospedale aveva con sé tutti i documenti e il portafogli.
La testimonianza choc dell’amico
Un amico che era con Nicola quella sera, Giuseppe Siben, è già rientrato in Italia.
Parlando con Il Gazzettino, ha ricostruito quei momenti precedenti il tragico epilogo: «All’inizio non sono intervenuto perché Nicola è un rugbista e sa difendersi. Quando però abbiamo visto che l’intero gruppo si scagliava contro di lui ci siamo avvicinati. Ci hanno atterrato con un colpo e abbiamo perso i sensi. Ma ci hanno riferito che hanno continuato a darci calci anche se eravamo a terra svenuti».
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