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Polizia marocchina pronta a respingere i migranti diretti a Ceuta il 15 agosto 2026 (Getty Images)

La polizia marocchina ha arrestato centinaia di persone che tentavano di attraversare il confine. Un centinaio di migranti provenienti dall’Africa subsahariana sono stati bloccati nella città marocchina di Fnideq, e le autorità locali non si sono fatte scrupoli nell’usare gas lacrimogeni e simili («Si tratta di un’operazione di routine volta a prevenire tentativi di migrazione irregolare», ha dichiarato una fonte istituzionale all’agenzia Afp). Nel frattempo i marocchini, oltre ad avere rafforzato i controlli alla frontiera e aver iniziato a usare la mano pesante, scandagliano la Rete in cerca di chat o profili che invitino all’attraversamento di massa della barriera con la Spagna. Pare che decine di persone siano state arrestate con l’accusa di aver promosso gli spostamenti irregolari online.

Del resto, giorni fa, gli spagnoli non ci sono andati tanto più leggeri. Per blindare Ceuta ed evitare altre invasioni hanno schierato le fregate della Marina Santa Maria e Navarra. Insomma, come al solito, quando ne hanno avuto bisogno, hanno difeso i confini. In più hanno preteso e in larga parte ottenuto il rimpatrio sostanzialmente immediato di decine di migliaia di persone.

Il Marocco usa il pugno duro contro gli assalti

Ecco dunque la prima, potente lezione che ci arriva dall’exclave spagnola: l’immigrazione di massa è un enorme problema da cui tutti quanti, nei momenti di massima emergenza, si difendono militarmente. Compresi gli africani (verso i quali l’Occidente sarebbe da secoli discriminatorio e razzista) e compresi ovviamente i progressisti europei come lo spagnolo Pedro Sánchez. Il quale – non contento di gestire centri di detenzione per stranieri in Mauritania che hanno fatto sbiancare di sgomento le organizzazioni umanitarie – quando gli gira respinge e remigra con le cattive.

Nulla di nuovo sotto il sole: quella che abbiamo descritto è da sempre la realtà dell’immigrazione. Il problema è che da anni i propagandisti sinistrorsi cercano di far credere che l’unica via sia l’apertura delle frontiere e l’accoglienza indiscriminata. Il caso di Ceuta sbriciola almeno un decennio di scemenze politicamente corrette sul «mondo senza confini», l’integrazione e il presunto razzismo europeo.

L’immigrazione di massa diventa un problema anche per i progressisti

La Spagna che ci faceva la morale sulle Ong, la Spagna rossa che ha proposto la regolarizzazione di mezzo milione e passa di clandestini non appena si è trovata a fronteggiare il caos imprevisto ha alzato i muri e digrignato i denti. Del lavoro più sporco si è invece fatto carico il Marocco. E non risulta che i progressisti (gli stessi che s’indignarono quando l’Italia sospese Schengen) si siano stracciati le vesti. Segno, quest’ultimo, del vero razzismo occidentale: se gli africani commettono atrocità si sorvola perché li si considera barbari inferiori.

Ceuta, le conseguenze dell’immigrazione irregolare

C’è poi una seconda lezione che arriva dall’exclave ispanica. Anche se è stato usato il pugno duro e talvolta durissimo, e anche se le autorità di Madrid si sono affettate a dichiarare la crisi immediatamente chiusa, i fatti dimostrano che più di un problema persiste. Non tutti gli stranieri entrati sono stati agevolmente rispediti indietro. Ci sono state violenze e devastazioni. Ci sono testimonianze fornite in questi giorni da Forze dell’ordine e vigili del fuoco che parlano di quartieri insicuri, di donne che non possono uscire tranquille, di aggressioni e episodi criminali in aumento. In alcuni quartieri i marocchini hanno occupato a forza le case, in altri casi hanno assaltato i negozi. Tradotto: il disastro dell’immigrazione irregolare ha conseguenze a lungo termine che sono particolarmente complicate da affrontare e difficilissime da risolvere.

Gli allarmi ignorati prima dell’assalto

Infine l’ultima e forse più importante lezione, riguardante la prevenzione. A Ferragosto l’agenzia Reuters (dunque non un pericoloso foglio sovranista) ha pubblicato un lungo reportage in cui i sindacati di polizia e delle guardie di frontiera spiegano che «nelle settimane precedenti all’arrivo di oltre 70.000 migranti nell’exclave spagnola di Ceuta, gli operatori di frontiera avevano avvertito il governo centrale spagnolo che sempre più persone, incitate dai social media, stavano arrivando via mare, aggiungendo di temere un’escalation. Il governo spagnolo non ha dato ascolto ai loro avvertimenti e ha intrapreso poche azioni». I risultati li abbiamo visti. A complicare la situazione, insiste la Reuters (smentendo di fatto le autorità spagnole), è stata «una sentenza di un tribunale spagnolo, pubblicata il 29 giugno, che ha stabilito che i migranti potevano essere immediatamente respinti dall’ingresso a Ceuta solo se avessero oltrepassato una barriera fisica, specificando che chiunque raggiungesse l’exclave a nuoto non lo faceva. La notizia di questa sentenza e i video di migranti che riuscivano a entrare a Ceuta hanno incoraggiato sempre più persone a tentare la fortuna».

La lezione di Ceuta: senza frontiere protette arrivano i guai

Riepilogando: se non proteggi le frontiere capitano guai grossi. Di fronte ai guai grossi anche i candidi progressisti usano il pugno di ferro. E in ogni caso i guai continuano per molto tempo a manifestarsi. Diventa difficile, a questo punto, sostenere che vi siano in materia migratoria esempi più istruttivi di quello di Ceuta. Chi non vuole comprenderne gli insegnamenti non è solo ottuso: è in malafede.

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