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Migranti in coda per ricevere assistenza medica sulla spiaggia di El Trampolin a Ceuta (Ansa)

Ferragosto, irregolare mio ti riconosco: mentre tra Roma e Madrid si consuma un aspro scontro diplomatico sulla sospensione del Codice delle frontiere Schengen deciso dall’Italia, con la Spagna che lancia ultimatum respinti dal nostro governo, La Verità rivela che i controlli agli imbarchi per aerei e navi, ripristinati dopo i fatti di Ceuta, servono eccome.

Fonti qualificate riferiscono infatti al nostro giornale che in cinque aeroporti (Linate, Malpensa, Bologna, Torino e Orio al Serio) i controlli per chi proviene dalla Spagna hanno portato all’identificazione di 15 soggetti che non avevano titolo per entrare nel nostro Paese. Si tratta di extracomunitari privi di un permesso per circolare nel territorio italiano.

Non è stato ancora possibile stabilire se fra questi 15 irregolari ci fossero anche immigrati passati da Ceuta. Le autorità italiane, a quanto ci risulta, hanno comunque già provveduto a rimandare indietro i clandestini. Tra questi, alcuni dei quali gravati da precedenti penali, apprendiamo ancora, ci sono cinque persone di nazionalità marocchina, il che smentisce tutti i professorini di geografia che hanno preso in giro il governo mostrando le cartine e sottolineando che Ceuta si trova nel Paese nordafricano.

Evidentemente, i controlli delle autorità spagnole non sono esattamente meticolosi, con tanti saluti a chi ha voluto dipingere il governo di Giorgia Meloni come troppo rigido o poco europeista. «Negli aeroporti italiani stiamo bloccando decine di irregolari provenienti dalla Spagna», ha confermato il ministro delle Infrastrutture e leader della Lega, Matteo Salvini.

Madrid minaccia ritorsioni, Roma non arretra

La giornata di ieri inizia con l’ultimatum di Madrid a Roma: il governo spagnolo chiede all’Italia di revocare entro domenica 9 agosto i controlli alle frontiere reintrodotti il primo del mese dopo la crisi migratoria a Ceuta, in vigore (almeno) fino al 30, e avverte che, in caso contrario, adotterà misure di risposta «proporzionali» (in sostanza, la ripresa dei controlli anche per chi arriva in Spagna dall’Italia).

In una nota ufficiale, il governo di Pedro Sánchez definisce la decisione italiana «ingiusta, contraria agli interessi dell’Ue e discriminatoria nei confronti della popolazione spagnola», adottata senza preavviso, unilateralmente e con argomenti spuri che non si conformano né al Codice delle frontiere Schengen né alla verità». Secondo Madrid, i migranti entrati in maniera irregolare a Ceuta la scorsa settimana «non hanno potuto né possono entrare liberamente nello spazio Schengen, poiché la città autonoma ha un regime speciale con lo stesso», e «la quasi totalità di loro è già entrata in Marocco».

La Spagna invita l’Italia a «trattare gli spagnoli come il resto dei cittadini europei. Se non lo facesse prima del 9 agosto, la Spagna si vedrà obbligata ad adottare misure proporzionali per proteggere gli interessi e la dignità dei suoi cittadini. Confidiamo che prevalga l’europeismo, il buon senso e la buona fede. I governi sono chiamati a promuovere l’intesa tra Paesi e l’interesse generale delle rispettive popolazioni, non a creare fratture e conflitti sterili alimentati da motivazioni elettorali interne». Senti chi parla, verrebbe da dire: se c’è un premier in estrema difficoltà in patria (crisi di Ceuta a parte) che cerca di rifarsi un’immagine vestendo i panni del paladino della sinistra mondiale, quello è Sánchez.

Passa qualche ora e l’Italia esce dalla propria metà campo, chiude la Spagna nella sua area di rigore e va in gol: «L’Italia», recita una nota di Palazzo Chigi, «non accetta ultimatum o imposizioni dall’estero per ciò che riguarda la sicurezza nazionale e il controllo delle frontiere. Non intendiamo rivedere la decisione di sospendere l’applicazione dell’accordo di Schengen per i cittadini di Paesi terzi provenienti dalla Spagna, almeno fino al 15 agosto e comunque sino a quando non saranno completamente esclusi rischi di sicurezza e di terrorismo per l’Italia. In quella data è infatti attesa a Ceuta una nuova ondata migratoria.

Solo quando si avrà la certezza che non vi saranno rischi di sicurezza e di terrorismo per l’Italia», si legge ancora nel comunicato, «si potrà rivedere quanto già deciso. Questo senza pregiudizio nei confronti di un Paese amico come la Spagna, analogamente a decisioni simili adottate in passato dal governo italiano, ad esempio nei confronti della Slovenia, e da governi europei nei confronti dell’Italia e della stessa Spagna.

Nel momento in cui tutte queste condizioni dovessero venire meno, l’Italia è pronta a continuare un confronto costruttivo con il governo di Madrid. Nel frattempo le autorità di frontiera faranno di tutto per garantire la massima agibilità ai cittadini spagnoli ed europei che, è importante sottolinearlo, non sono interessati dal ripristino dei controlli ai confini».

Piantedosi: «Controlli consentiti dai trattati Ue»

«Sono misure», commenta il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, «consentite dai trattati dell’Unione come misure di carattere eccezionale e straordinario, che vanno adottate con ponderazione e adeguatezza, ma che possono essere attuate dagli Stati membri quando ci sono condizioni di potenziale pericolo per la sicurezza nazionale. Ed è difficile sostenere che queste condizioni non sussistano adesso. È una misura temporanea», aggiunge Piantedosi, «vedremo dopo il 15 agosto. È fatta con modalità mirate, selettive, dirette a coloro i quali non sono appartenenti a Paesi dell’Unione. Ci sono una decina di Paesi in Europa che praticano questa misura, ad esempio la Francia al confine di Ventimiglia».

In serata, in un video inviato alla vigilia della cerimonia di Marcinelle, è il premier Meloni ha inviare un messaggio forte e chiaro: «In Europa non c’è spazio per chi alimenta canali dell’immigrazione clandestina per avere manodopera a basso costo e rivedere al ribasso i diritti. Chi sfrutta le persone, le schiavizza e alimenta traffici criminali è indegno del modello sociale europeo».

A Ceuta continua l’emergenza: nuovo allarme per il 15 agosto

Arrivano a Ceuta anche con il parapendio e un giovane subsahariano è morto ieri mattina dopo aver attraversato il confine marocchino. È già capitato altre volte, pure a luglio, che migranti utilizzino mezzi di volo libero per entrare in territorio spagnolo, solo che questa volta il tentativo si è concluso con un’altra tragedia nel mare di Benzú.

Secondo Ong marocchine, i morti nella crisi migratoria del 20 luglio solo saliti a 141 su entrambi i lati del confine, 31 dei quali si trovano nell’obitorio di Tetouan e altri 17 in quello di Tangeri. Diverse associazioni umanitarie prevedono che il numero sia destinato a salire, in quanto molti corpi non sarebbero stati ritrovati. Nell’exclave, intanto, rimane alta la tensione. Migliaia di migranti sono ancora nascosti tra le montagne, in casa di parenti o amici e le forze dell’ordine, l’esercito non riescono a individuarli.

Giornali locali riportano testimonianze di tentate violenze nelle abitazioni e di almeno cinque stupri denunciati. Nel quartiere Sidi Embarek «oggi ci sono circa 280 donne. Altre continuano ad arrivare anche durante la notte», ha raccontato Abdellah Mustafa, presidente dell’associazione di quartiere, in una lunga testimonianza al Faro de Ceuta, documentata da fotografie.

«Non c’è acqua, né docce, né servizi igienici», ha detto, l’unico bagno chimico fornito dal Comune è insufficiente per centinaia di persone. «Ci sono donne incinte, donne con infezioni, ragazze, madri con bambini piccoli e persino un bambino disabile», ha aggiunto. Gli abitanti non restano indifferenti, forniscono cibo, acqua, aiutano come possono gli accampati sotto il sole africano, ma chiedono interventi urgenti al governo centrale. «Una soluzione subito, non domani», tutti i quartieri periferici sono allo stremo.

Per domenica sera è indetta una grande manifestazione, voluta da rappresentanti delle comunità ebraica, indù, cristiana e musulmana, insieme ad associazioni di quartiere. Nella Plaza de la Constitución di Ceuta leggeranno un manifesto indirizzato al governo nazionale, con richieste che, dicono, avanzano da anni senza ottenere risposta.

Oltre 1.300 minori ancora da gestire

La situazione dei minori, 1.342 quelli censiti, molti altri non sono ancora stati identificati, è quella più preoccupante. Per le condizioni igieniche in cui si trovano e per i rischi che corrono i giovanissimi non ancora affidate al sistema di accoglienza.

Il ministro della Gioventù e dell’Infanzia, Sira Rego, ha annunciato l’invio, a partire dal 16 agosto, di una squadra tecnica ministeriale in grado di accelerare l’identificazione, l’accoglienza e il successivo trasferimento di bambini e adolescenti in altre comunità autonome. Tempi troppo lunghi. Madrid ha stanziato 25 milioni di euro per l’emergenza minori non accompagnati, però le procedure sono complesse e molti presidenti di Regione sono contrari ad avere ancora «menas», acronimo utilizzato per definirli, in strutture già in difficoltà.

Secondo gli ultimi dati ufficiali, a gennaio 2025 in Spagna «los menas» erano 16.000, di cui oltre il 60% di nazionalità marocchina. Vox preme per il loro rimpatrio. Di sicuro, in Marocco molti genitori stanno chiedendo alle autorità di adoperarsi per far rientrare i figli che hanno partecipato alla grande fuga a Ceuta. La priorità deve essere il ricongiungimento familiare, non l’ampliamento di centri per accogliere minori non accompagnati.

E mentre i servizi segreti spagnoli confermano che sui social circolano appelli a prender parte a un nuovo assalto, programmato per il 15 agosto, la Marina militare ha rafforzato il suo dispiegamento a Ceuta con altre due fregate, portando a quattro le navi operative nella baia meridionale.

L’Associazione unificata del personale militare spagnolo (Aume) ha chiesto carta bianca per «agire in modo efficace, coordinato e sicuro», in caso di nuovi attacchi a Ceuta. L’exclave aspetta la doverosa visita di re Felipe VI, ma il monarca deve attendere in via libera dalla Moncloa: Pedro Sánchez non vuole guastare i rapporti con Rabat, che preme per riavere Ceuta e Melilla.

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