- Il consiglio comunale della capitale francese approva una delibera in sostegno di Mimmo Lucano: «Sua sospensione inaccettabile». A quanto pare le periferie in fiamme e le bande di migranti violenti che girano per la città transalpina non hanno insegnato nulla.
- L’imam che esultò per Charlie Hebdo fa la star nelle moschee di Torino. Béchir Ben Hassen aveva giustificato il terrorismo. Ora ha tenuto due sermoni in Italia.
Lo speciale comprende due articoli.
Prima si era paragonato a un oppositore del Terzo Reich («Anche le leggi del periodo nazista erano legalità, ma averle osservate è stato un dramma per l’umanità»). Poi aveva proiettato la sua cittadina nell’eternità dell’epica omerica («Più la colpiscono e più rendono mitica Riace, proprio come Troia»). Insomma, l’ego di Mimmo Lucano di tutto aveva bisogno tranne che il Comune di Parigi si occupasse di lui.
E invece ci tocca vedere anche questo, ben consapevoli che la cosa non farà affatto bene a quel «delirio da sovraesposizione» constatato da una fonte al di sopra di qualsiasi sospetto, come il prefetto Mario Morcone, presidente del Consiglio italiano per i rifugiati, già direttore del Dipartimento che si occupava dei richiedenti asilo.
I fatti: il consiglio comunale della capitale francese ha approvato una delibera in sostegno del sindaco di Riace. Nel documento si legge che «la decisione della giustizia italiana di sospendere il primo cittadino dal suo incarico di primo cittadino è una decisione politica inaccettabile». L’iniziativa di sostegno a Mimmo Lucano è stata promossa dai gruppi Communistes-Front de Gauche, Groupe écologiste e Génération.s. Nel testo si esprime quindi l’auspicio che il sindaco Anne Hidalgo inviti Lucano in città «a testimonianza del sostegno della città di Parigi». Nel testo approvato si plaude alle «eccezionali azioni di solidarietà realizzate da Domenico Lucano» nell’accoglienza dei migranti, in quanto «il sindaco di Riace ha dimostrato che una tale politica è possibile a livello comunale e che è compatibile con il rispetto, la dignità e il benessere dei suoi abitanti».
Alla Hidalgo viene quindi chiesto di «scrivere all’ambasciata della Repubblica italiana per condividere la preoccupazione del Consiglio di Parigi rispetto al trattamento subito da Domenico Lucano». Alla prima cittadina di Parigi viene anche chiesto di «rivolgersi ai propri omologhi sindaci italiani» per riaffermare «la necessaria protezione dei rappresentanti locali e testimoniare solidarietà al sindaco di Riace».
Un appello che non dovrebbe cadere nel vuoto, se è vero che la Hidalgo, già all’epoca in cui fu emesso il divieto di dimora nei confronti del controverso primo cittadino, twittò: «Solidarietà totale a Domenico Lucano, sindaco di Riace condannato all’esilio per aver accolto dei migranti». Il tutto condito dagli hashtag «Riace non si arresta» e «Riace in ogni città». Si noterà, di sfuggita, che né in questi tweet, né nella delibera si fa menzione delle gravi accuse che pendono sul capo di Lucano. Da apprezzare anche la faccia tosta con cui un divieto di dimora, misura ovviamente temporanea e che viene regolarmente comminata a migliaia di altri normalissimi cittadini italiani, viene spacciato per il più drastico e poetico «esilio». Il sindaco che accoglie coloro che sono scacciati dalle loro terre diventa a sua volta esule: perfetto, per costruire una narrazione strappalacrime, ma decisamente poco aderente alla realtà.
Quanto invece all’idea di costruire una «Riace in ogni città», la Hidalgo sembra comunque già di suo sulla buona strada: pensiamo solo ai ragazzini nordafricani che scorrazzano per le strade del quartiere della Goutte-d’Or, violenti e drogati che di notte vanno a dormire nelle lavatrici automatiche, come avevamo documentato a suo tempo. Non è certo l’unica situazione a rischio della capitale parigina, che ha serissimi problemi di ordine pubblico in tutta la sua periferia. Tanto che verrebbe da dire che è stata semmai la capitale francese a esportare un modello: una banlieue in ogni città.
L’attrazione della Francia per Lucano non è del resto nuova: alla fine di ottobre, un appello per la sua «liberazione immediata» era stato diffuso sui media (se ne trova traccia per esempio sul sito de L’Humanité, l’ex organo ufficiale del Partito comunista francese).
Il tono è da ciclostilato dei collettivi degli anni Settanta: «Di fronte all’offensiva scatenata contro i migranti, i poveri e coloro che li sostengono dal ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini, noi denunciamo questo arresto e affermiamo pubblicamente la nostra solidarietà piena e integrale con coloro che, come Mimmo Lucano, sono entrati in lotta o si apprestano a farlo». Seguiva una lista dei primi firmatari: Mireille Alphonse, vicesindaco di Montreuil, Clémentine Autain, deputata de La France Insoumise, Bally Bagayoko, vicesindaco di Saint Denis, Joel Besse, sindaco di Tarnac Philippe Bouyssou, sindaco d’Ivry-sur-Seine, Elsa Faucillon, deputata del partito comunista, e così via.
Alcuni delle città citate, con amministratori così attenti alla cronaca italiana e all’eterno rischio fascismo che incomberebbe sull’Italia, sono peraltro collocate proprio in quelle periferie violente e completamente arabizzate di cui si diceva: pensiamo a Montreuil, a Saint Denis, a Ivry-sur-Seine. Comuni che forse avrebbero bisogno di uscire da questo trip ideologico e cominciare a guardare in faccia i problemi derivanti da quell’immigrazione incontrollata che loro sembrano volere, invece, con ancor meno controlli.
Adriano Scianca
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