Per le moschee niente burocrazia. Così i sindaci rossi cedono all’islam
L’europarlamentare della Lega, Anna Maria Cisint, e la sua battaglia contro il proliferare incontrollato delle moschee

Burocrazia zero. Non più solo una chimera, in Emilia Romagna, perlomeno quando serve a favorire la nascita di nuovi luoghi di culto. Quanto meno se sono moschee, che nascono e crescono senza più nemmeno la necessità di travestirsi da innocenti associazioni culturali. A stilare un vero e proprio report delle «nuove aperture» in terra d’Emilia è l’europarlamentare della Lega Anna Maria Cisint che, insieme al suo staff, ha intrapreso un viaggio itinerante alla scoperta delle scelte urbanistiche più innovative che i Comuni – tutti a guida centrosinistra – adottano per non ostacolare (ed è quasi un eufemismo) la libertà di religione dei musulmani presenti e ben radicati nelle città capoluogo.

Modena, la moschea di via delle Suore e la concessione per quarant’anni

Partiamo da Modena che, fresca fresca di un attentato messo in atto da un italomarocchino che odia l’Occidente e sul web faceva ricerche compulsive sulle stragi di matrice islamica (parliamo di Salim El Koudri) ha concesso gratuitamente per i prossimi quarant’anni (fino al 2063) un bell’immobile (peraltro collocato in via delle Suore) alla comunità islamica di Modena e provincia che lo utilizza come moschea.

La procedura? Semplice e funzionale: il fabbricato cade catastalmente in un’area destinata alla realizzazione di attrezzature e spazi collettivi, categoria che per il Comune va considerata adatta alla realizzazione di luoghi di culto. Vero è che per la procuratrice aggiunta di Modena, Morena Plazzi, quello di El Koudri non è stato un atto di tipo terroristico, ma ben prima che la giudice si pronunciasse e ad appena due mesi dall’attacco (il 20 luglio 2026) la giunta comunale non ha avuto riguardi nel approvare una variazione di bilancio con cui ha stanziato 473.801,49 euro per la ristrutturazione dell’immobile comunale di via delle Suore.

Parma, il progetto della moschea da 6,3 milioni di euro

E poi c’è Parma, guidata dal sindaco Michele Guerra, che vanta la presenza di una delle comunità islamiche italiane più antiche e radicate d’Italia e che sta per veder realizzato, non troppo lontano dal centro, il sogno di tanti fedeli: un complesso dedicato al culto di Allah, con tanto di ristorante, sale conferenze e uffici per gli incontri oltre ad un alloggio per l’imam o per eventuali ospiti e un parcheggio interrato. Costo complessivo stimato 6,3 milioni di euro, capienza 1.600 persone.

Da notare che, sulle pagine social della comunità islamica parmense, è stato a suo tempo pubblicato un necrologio in arabo per Abdul Majid Al Zindani, soggetto sanzionato dall’Onu per sostegno ad Al Qaeda e indicato dal Tesoro statunitense come una delle guide spirituali di Osama Bin Laden.

Qui l’escamotage urbanistico consisterebbe nel considerare valido il vecchio Pug che definiva quella zona come edificabile e non quello nuovo che la classifica come rurale. Il 17 giugno 2026 il Comune ha rilasciato un Permesso di costruire e un’Autorizzazione unica per le opere di urbanizzazione di un comparto di circa 28.000 mq con una capacità edificatoria di 13.195 mq, confermando che 2.250 mq saranno destinati ad associazioni, anche a scopo religioso. Ad oggi i proprietari dei lotti che ricadono nel comparto sono la comunità musulmana d’Albania e la società Santo Stefano Servizi S.r.l. (sic! ). Dunque, anche se ad oggi non c’è ufficialità, non è difficile intuire come andrà a finire.

Baricella, la moschea e la modifica della destinazione d’uso

E infine Baricella, una cittadina da poco più di 7.000 abitanti in provincia di Bologna, dove la comunità islamica locale intende realizzare uno spazio per la preghiera all’interno di un immobile di proprietà. Il sindaco, Omar Mattioli, in un paio di occasioni pubbliche avrebbe dichiarato apertamente che la moschea si farà e che la destinazione d’uso dell’area verrà modificata col nuovo Plug (visto che attualmente risulta classificata come rurale con destinazione legata a funzioni agricole o di magazzino). Lo stesso, ufficialmente interpellato in consiglio comunale sul tema, ha lasciato la parola alla consigliera Wafae Koubi, nata in Marocco ed eletta nella maggioranza, indicandola come «la più idonea a rispondere».

Cisint: «Siamo arrivati al colonialismo islamico»

«La sinistra non si rende conto che sta facendo da cavallo di Troia agli islamisti, che alla prima occasione favorevole la scaricheranno. Ma quello che accade in Emilia-Romagna va oltre ogni limite. Siamo arrivati al colonialismo islamico», sottolinea Cisint, «siamo di fronte all’avanzata organizzata di un’armata islamica rossa che sta annientando i nostri diritti e le nostre libertà, smontando pezzo per pezzo le nostre istituzioni. E non è un caso che nell’elenco delle città raggiunte da ingenti finanziamenti riconducibili ai Fratelli musulmani attraverso Qatar Charity troviamo Modena e tante, troppe città dell’Emilia-Romagna».

E aggiunge: «Per fermare tutto questo è urgente approvare a Roma le nostre proposte di legge contro il fondamentalismo islamico e la radicalizzazione, a partire dalla norma sulla regolamentazione delle confessioni religiose prive di intesa con lo Stato. Non lasciamo che, per colpa di una sinistra complice e svenduta, casa nostra diventi terreno di conquista per l’islam pronto a sovvertire la democrazia e ad annientare le nostre libertà».

Torino, il centrodestra chiede verifiche sui finanziamenti alla moschea

Intanto anche a Torino il centrodestra chiede chiarezza: «Controllare le fonti di finanziamento della mega moschea che il sindaco Lo Russo vorrebbe per Torino è una priorità. Troppe le contraddizioni e le diverse versioni su un centro che sembra più il braccio islamico di un Paese straniero che un luogo dove pregare», ha detto il vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, Augusta Montaruli.

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