Troppe volte, in Italia, si fa fatica a dare alle cose il giusto nome. Nei riguardi di un certo tipo di estremismo – come del resto dimostrano le polemiche di queste ore su Youssef Siher – c’è sempre una strana forma di pudore. Ci si trattiene, si tirano ogni volta in ballo le giustificazioni più disparate. Il caso più emblematico a tale riguardo è quello di Salim El Koudri, l’uomo che il 16 maggio, a Modena, si è lanciato con l’auto sulla folla spargendo terrore e uccidendo Monica Esposito.
Monica è la vittima innocente di un attentato che troppi non considerano tale, un atto terroristico che ancora adesso qualcuno vuole raccontare in altra maniera. Ed è per questo che l’avvocato Deborah De Cicco ha deciso di parlare.
Modena, l’avvocato della famiglia Esposito: «El Koudri è un terrorista jihadista»
È la legale di Giovanni Esposito, il fratello di Monica, e vuole dire le cose come stanno. «In Italia c’è sempre una certa ritrosia a parlare di terrorismo islamico.
Non solo a chiamarlo con il suo nome ma anche a perseguirlo penalmente con gli strumenti giuridici comunque esistenti. Perché forse fare questo sarebbe ammettere che qualcosa non ha funzionato?
Che forse chi doveva sovraintendere alla prevenzione e al riconoscimento di segnali non lo ha fatto o non lo ha saputo fare adeguatamente? Molto probabilmente è questo il caso di El Koudri Salim, il terrorista dal culto jihadista che ha ucciso a Modena ed è stato scambiato per disadattato mentale».
L’avvocato De Cicco pone delle giuste domande. Forse dietro la reticenza così diffusa c’è proprio il timore di dovere ammettere clamorosi errori, e una sottovalutazione del rischio jihadista di cui purtroppo a Modena si sono pagate amaramente le conseguenze.
«La manipolazione delle menti perpetrata dall’indagato, ancora una volta espressione del suo odio ideologico, ha raggiunto il suo culmine in questo farsi passare per un incapace. Per fortuna, seppur con premesse discutibili, i periti psichiatrici del tribunale non si sono fatti ingannare, escludendo qualsivoglia infermità psichiatrica e ritenendo la piena capacità al momento del fatto», ci dice l’avvocato.
L’avvocato De Cicco: «La Procura faccia valere le prove della finalità terroristica»
Che lancia anche una sorta di appello: «A fronte di una riluttanza di certe istituzioni locali e nazionali già nell’immediatezza dei fatti e ancora oggi presente», spiega, «confido per amore della verità che la narrazione cambi e la Procura – quella competente – faccia valere con coraggio l’evidenza delle risultanze investigative che già depongono fermamente per la finalità terroristica di El Koudri».
Insomma, sarebbe ora di dirlo chiaramente: «Quello di Modena del 16 maggio è il primo vero attacco terroristico jihadista in Italia con un morto e feriti mutilati, se ne prenda coscienza velocemente».
La bandiera dell’Isis sul profilo Instagram: «El Koudri potrebbe aver cancellato le tracce»
Purtroppo questa presa di coscienza sembra ancora lontana. Eppure di elementi che dimostrino la sua vocazione jihadista ce ne sono tanti.
Li elenca il dottor Francesco Bergoglio Errico, direttore del Monitoring Jihadism Project e consulente dei legami di Giovanni Esposito. «Come ho già avuto modo di spiegare, il 24 aprile 2026, Salim El Koudri ha pubblicato la bandiera dell’Isis sul proprio profilo Instagram», dice Errico.
«Meta ha anche rilevato che l’immagine della bandiera è stata caricata dall’iPhone di El Koudri, lo stesso telefono esaminato dagli investigatori che non ha fornito materiale rilevante per le indagini.
Ciò suggerisce con forza che El Koudri abbia eliminato tutto dal suo iPhone e che sia anche riuscito a bonificare altri dispositivi, facendo sì che il materiale trovato finora sia solo una parte del suo bagaglio ideologico estremista».
Insomma, a quanto pare esiste la possibilità che il presunto disagiato psichico sia stato abbastanza furbo da far sparire le tracce che avrebbero potuto collegarlo ai movimenti jihadisti.
Le ricerche sull’Isis e i nasheed: «Nel 2022 sarebbe già stato espulso»
Ma c’è dell’altro. Sappiamo che El Koudri era solito guardare su YouTube dei nasheed, canti islamici che nella loro variante «di battaglia» sono molto utilizzati dalla propaganda dei gruppi radicali e terroristi.
Ne ha scorsi parecchi, alcuni con contenuti piuttosto inquietanti. Tanto che, sostiene Errico, «se Salim El Koudri non avesse la cittadinanza italiana, sarebbe già stato espulso per i contenuti visualizzati di cui sopra.
Tra l’altro, sarebbe stato espulso già nel 2022. Poiché tra il 2021 e il 2022 ha effettuato numerose ricerche sull’Isis e su temi di particolare interesse per chi decide le espulsioni.
Questa condotta sarebbe stata sufficiente per rimpatriare una persona straniera, ma El Koudri aveva la cittadinanza italiana e quindi è rimasto nel Paese, continuando a covare odio verso i cristiani e la cultura che lo ha accolto.
Il rischio di una condanna per strage senza finalità terroristica: «Un semplice interesse»
Tuttavia, nel caso in questione, mi sembra che ci sia un cortocircuito piuttosto importante. Al momento, infatti, tutte le prove di cui sopra (ma ce ne sono anche altre) vengono considerate da alcuni investigatori e da una Procura che non dovrebbe occuparsi di terrorismo come si un semplice interesse».
Ecco il punto: il rischio concreto è che la fissazione jihadista di El Koudri possa esser trascurata, che gli atti della inchiesta non vengano trasmessi all’antiterrorismo e che l’uomo venga condannato alla fine per strage comune senza finalità terroristiche.
«Se la finalità di terrorismo non verrà nemmeno contestata dalla Procura, ci troveremo di fronte a una schizofrenia giuridica capace di negare qualsiasi cosa non convenga chiamare con il suo nome», dice Errico. «Mi chiedo come si possa pensare che El Koudri avesse un “semplice interesse” verso l’Isis e Abu Bakr Al Baghdadi».
«Mi chiedo come si possa considerare un semplice interesse la visione di immagini e video di armi e attentati compiuti con macchine e coltelli, gli stessi strumenti usati il 16 maggio. Come si può definire semplice interesse la ricerca online di El Koudri, reo di aver postato una bandiera dell’Isis e di aver registrato un video con parole chiaramente estreme nei confronti dei cristiani e degli italiani?»
Mi chiedo come si possa considerare un semplice interesse visualizzare dei nasheed palesemente riconducibili all’estremismo islamico, alcuni dei quali eliminati dalla piattaforma YouTube (che cancella quando sono troppo inneggianti alla violenza o che richiamano il martirio e il jihad)».
Secondo Errico e i legali dei parenti della vittima di Modena, «questo non è un interesse fine a sé stesso, né un interesse che potrebbe avere un ricercatore, un analista o una persona curiosa.
El Koudri e l’auto-indottrinamento jihadista: «La giustizia non nasconda la testa sotto la sabbia»
Si tratta di un interesse finalizzato all’auto-indottrinamento e al rafforzamento dell’ideologia jihadista che ha convinto Salim El Koudri a uccidere e morire da martire per ottenere la ricompensa di Dio, il paradiso e le 72 vergini.
Se l’ipotesi del semplice interesse dovesse prevalere, la giustizia negherebbe che il 16 maggio 2026 in Italia si è verificato il primo attentato terroristico di tipo jihadista con un morto, ovvero la signora Monica Esposito (e le cose potevano andare molto peggio).
Se prevarrà quest’ipotesi, la giustizia nasconderà la testa sotto la sabbia, alimentando la falsa convinzione che una persona che investe a velocità folle delle persone in una zona Ztl e che poi esce dalla macchina imbrattata di sangue brandendo un coltello sia un semplice criminale e non un terrorista».
Se Salim El Koudri non verrà considerato un terrorista, per l’ennesima volta non avremo chiamato le cose con il loro nome. Uno sfregio a chi, a Modena, ha perso la vita.
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