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Saccheggi a Milano il 18 ottobre. Nel riquadro, Youssef Siher e la moglie Sagia Hammoud (Getty Images)

Youssef Siher e Sagia Hammoud, marito e moglie, sono la dimostrazione di quanto possa essere ingannevole misurare l’integrazione dal numero di titoli accademici esibiti in un curriculum: lui studia i movimenti politici islamici, lei coordina servizi di mediazione linguistica finanziati con denaro pubblico (come quello Ue del Fondo asilo migrazione e integrazione).

Entrambi, secondo la Procura di Milano, avrebbero gestito i canali social e le chat del Movimento 17 ottobre, attraverso i quali sarebbero stati diffusi messaggi per organizzare le manifestazioni violente e alzare il livello dello scontro con le forze dell’ordine.

Movimento 17 ottobre, arrestato Youssef Siher: «Istigazione aggravata dalla finalità di terrorismo»

Youssef, 32 anni, origini marocchine, ricercatore italiano di seconda generazione, collaboratore del Fatto Quotidiano, è finito nel carcere di San Vittore con l’accusa di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo (è stato ipotizzato anche il nuovo reato di violenza nelle manifestazioni pubbliche organizzata con mezzi informatici introdotto con l’ultimo decreto sicurezza).

L’indagato, che secondo la Procura aveva un «progetto finalizzato a porre in essere atti delittuosi con finalità eversive», avrebbe citato come modello di riferimento per scendere in piazza il «manuale di rivolta egiziano», un libretto distribuito clandestinamente nel 2011 durante la Primavera araba, e invitato i suoi contatti a replicare la situazione francese.

Il decreto di fermo verrà proposto al gip questa mattina per la convalida. L’accusa fonda l’efficacia dell’istigazione attribuita a Siher su «una condotta istigatrice efficace a spronare le persone e indurle a commettere fatti illeciti», per dare corso all’«invocata rivoluzione contro l’attuale governo».

E incitava, ricostruisce l’accusa, alla «mobilitazione permanente ogni sabato. Fino alla caduta di questo governo ladro», convocando i manifestanti nelle piazze di otto città.

Le serrande abbassate e le barriere davanti ai negozi, per la Procura di Milano, misurerebbero la paura delle violenze. Siher, in sostanza, avrebbe «ingenerato terrore nella popolazione». Ma gli accertamenti non si fermano ai messaggi: riguardano anche gli strumenti usati per prepararli e i possibili contatti del movimento.

«Sebbene italiano di seconda generazione», valuta la Procura a proposito del pericolo di fuga, «anche in relazione al suo profilo personale», Siher «ha dimostrato di avere particolari abilità e capacità di muoversi e di aver contatti relazionali che lo potrebbero aiutare a far perdere le sue tracce».

La moglie Sagia Hammoud lavora nella mediazione linguistica finanziata con fondi pubblici

La moglie, 32 anni, origini libanesi, incensurata, sarebbe indagata per gli stessi reati. E risulta essere un’attivista del gruppo dei Giovani palestinesi di Milano. Il particolare è che la donna lavora proprio nel settore dell’integrazione.

Nata e cresciuta a Como, sui social si definisce «libanese, palestinese e araba di appartenenza». Il suo curriculum, come quello del marito, è ricco di esperienze accademiche e professionali.

Nel 2018 ha conseguito una laurea in International studies and Eu institutions alla Statale di Milano, con una tesi sul settarismo e il nepotismo nella politica libanese.

Nel 2022 risultava iscritta a un master in Conflict and development studies all’Università di Gand, in Belgio. Tra gli argomenti delle sue ricerche indicava la riappropriazione degli spazi urbani, l’esclusione delle comunità marginalizzate e le proteste libanesi del 17 ottobre 2019.

Una coincidenza con il nome del movimento italiano ora sotto la lente degli investigatori. Poi è finita a coordinare i mediatori linguistici dell’Associazione Lachesi, realtà del Terzo settore nata nel 2014 e attiva tra Como e Milano.

Un incarico operativo in un’organizzazione che lavora con scuole, servizi sociali e strutture pubbliche (Regione Lombardia, Consorzio dei servizi sociali dell’Olgiatese e ministero della Giustizia) con le quali intrattiene rapporti economici (per qualche centinaio di migliaia di euro complessivi).

Tra i finanziatori dell’associazione spicca la Fondazione provinciale della comunità comasca con nove progetti affidati a Lachesi con contributi tra i 9.000 e i 14.000 euro. Inoltre, il progetto «LuminOsa – Fare comunità», una rassegna di spettacoli e iniziative per l’inclusione sociale, ha indicato tra i finanziamenti un contributo «atteso» di 10.000 euro dal Comune di Milano: proprio la città devastata nei recenti disordini.

Chat Telegram e Instagram, 58.000 iscritti e follower: gli investigatori cercano la rete dei contatti

Secondo le ultime ricostruzioni, che miravano a risalire alla rete di contatti che orbitava attorno al Movimento 17 ottobre, soltanto i due coniugi avrebbero avuto la possibilità di pubblicare contenuti sulla chat Telegram (da 9.500 componenti) e sull’omonima pagina Instagram (oltre 49.000 follower).

Nelle comunicazioni sarebbero comparsi obiettivi, schemi di guerriglia, indicazioni logistiche e suggerimenti per sottrarsi all’identificazione dopo gli scontri. Si parlava di uffici e sedi simbolo «del potere». «Non ci hanno fermato con le leggi. Non ci fermeremo con i blindati», si legge in una delle comunicazioni attribuite al movimento.

Siher avrebbe utilizzato anche strumenti di Intelligenza artificiale per preparare parte della propaganda.

E a Genova la Procura, dopo aver appreso della vicinanza al movimento pro Pal (anche per aver sostenuto gli attacchi del 7 ottobre), sta verificando l’esistenza di contatti tra il Movimento 17 ottobre e alcuni degli indagati nell’inchiesta sui finanziamenti ad Hamas attraverso una rete di associazioni benefiche che, nel dicembre dello scorso anno, portò all’arresto di Mohammad Hannoun.

Dall’articolo su Ramy alle piazze, la Procura indaga sul nuovo fenomeno delle violenze organizzate

La coppia aveva già firmato insieme un articolo sulla morte di Ramy Elgaml, pubblicato nel gennaio 2025 da Voice over foundation. Nel testo denunciavano «una narrazione discriminatoria e razzista», il «razzismo sistemico» e «l’uso della forza da parte delle forze dell’ordine».

Proprio quelle sfidate nelle piazze. È un «fenomeno nuovo», valuta ora la Procura: giovani (molti minorenni) di diversa provenienza, scollegati da associazioni e partiti, ma uniti dall’intento di saccheggiare e devastare.

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