Sciopero del 30 ottobre, chi aderisce e quali sono i motivi della protesta
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Tanto per cambiare, lo sciopero generale sarà di venerdì. Certo, oramai è una costante delle cosiddette «giornate di protesta» che bloccano l’Italia e i suoi lavoratori (quelli che vogliono lavorare davvero). Manifestare è più che lecito, ci mancherebbe (si intende manifestare pacificamente, non come i delinquenti delle scorse settimane che hanno sfasciato vetrine e negozi).

Solo che questa pressoché immutabile giornata settimanale d’elezione appare – per usare un eufemismo – curiosa. A ogni modo, la data designata per questa utile e originale protesta nazionale è venerdì 30 ottobre.

È stata l’Unione Sindacale di Base a proclamare uno sciopero generale di 24 ore contro il carovita, che coinvolgerà i settori pubblici e privati, con una manifestazione centrale a Roma. Parallelamente, anche Cobas, Adl, Clap e Sial hanno indetto una loro astensione dal lavoro, ma senza includere i trasporti.

Il nodo trasporti e lo scontro con Salvini

E il tema più caldo, a dire la verità, riguarda proprio i trasporti. Il ministro Matteo Salvini ha firmato un’ordinanza di precettazione che impone il differimento dello sciopero a data diversa per il settore aereo, ferroviario, marittimo, taxi, trasporto pubblico locale e autostradale. La Commissione di Garanzia aveva chiesto l’intervento del governo, richiamando la cosiddetta «franchigia»: una regola che vieta le agitazioni nei giorni di particolare afflusso di viaggiatori, come quelli attorno alla Commemorazione dei defunti del 2 novembre.

Ma Usb non ci sta. Il sindacato ha definito l’ordinanza «sbagliata e illegittima» e ha confermato lo sciopero nei settori indicati dal ministro, pur avvertendo i lavoratori delle «sanzioni pesantissime» cui potrebbero andare incontro e lasciando a ciascuno la libertà di scegliere se aderire. Trenitalia, dal canto suo, ha già comunicato «la regolare programmazione dei collegamenti ferroviari» dalle 21 di giovedì 29 ottobre alle 21 di venerdì 30. I treni, dunque, viaggeranno secondo il normale orario di servizio.

Lo stop originariamente previsto, al contrario, copriva l’intera giornata per il trasporto aereo e portuale, dalle 21 di giovedì alle 20:59 di venerdì per i treni, dalle 22 di giovedì per le autostrade e per 24 ore a partire dalla mezzanotte per i taxi.

Il motivo dichiarato per lo sciopero generale

Le ragioni della mobilitazione si concentrano sostanzialmente su tre fronti. Il primo è il potere d’acquisto: «Ogni mese lavorare costa di più e il salario vale sempre di meno», scrivono i sindacati di base. Aumentano i prezzi dei beni alimentari, le bollette energetiche, gli affitti e i carburanti, mentre gli stipendi restano fermi. Tra le richieste principali di Usb vi è inoltre il ripristino della scala mobile, il meccanismo che in passato indicizzava automaticamente i salari all’inflazione e che fu abolito nei primi anni Novanta.

Il secondo fronte è la spesa pubblica: secondo i sindacati, il governo sta spostando risorse verso le spese militari a scapito di sanità, istruzione e servizi pubblici. Il terzo è la riduzione dell’Iva sui beni di prima necessità e interventi diretti sui prezzi degli affitti e delle bollette.

Venerdì sarà anche una giornata di protesta globale nei porti. L’iniziativa, promossa tra gli altri da Usb in Italia, dalla Cgt in Francia e da organizzazioni sindacali di Grecia, Turchia, Marocco e Paesi Baschi, punta a bloccare il traffico di armi e a contrastare la militarizzazione degli scali marittimi. Secondo gli organizzatori, hanno aderito lavoratori di oltre cento porti in diciassette Paesi e quattro continenti. In Italia, saranno coinvolti i porti di Genova, Livorno, Trieste, Civitavecchia, Ancona, Ravenna e Gioia Tauro.

Le piazze e il Movimento 17 Ottobre

Alla protesta si aggiungeranno anche gli studenti, attesi nelle principali città italiane. Scenderà in piazza persino il Movimento 17 Ottobre, nato dopo le devastazioni di quel famigerato fine settimana. Da allora, purtroppo, il coordinamento dei saccheggiatori è cresciuto: le persone coinvolte sono passate da 40 a 60, le chat territoriali da 14 a 29 città. Ha contribuito alla mobilitazione anche il caso di Youssef Siher, amministratore di una pagina Instagram e di un gruppo Telegram del movimento, arrestato sabato scorso e rimesso in libertà già mercoledì per (stando al Gip) insussistenza di gravi indizi di colpevolezza.

La giornata di venerdì si annuncia dunque piuttosto complessa, di difficile delineazione, con uno sciopero che, almeno in parte, potrebbe effettivamente svolgersi nonostante la precettazione. L’esito dipenderà in larga misura da quanti lavoratori sceglieranno di aderire, consapevoli del rischio di sanzioni che lo stesso sindacato definisce «pesantissime».

Certo che si potrebbero quantomeno sforzare, con la fantasia, a cambiare giorno per proclamare lo sciopero generale. Magari lunedì, giusto per cambiare un po’. Così il weekend lungo se lo godrebbero comunque.

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