sardone maranza
Silvia Sardone (Imagoeconomica)

La leghista: «Sui maranza sono stata facile profeta. La sinistra non ha capito che i più incavolati sono gli immigrati onesti».

Silvia Sardone, vice segretaria della Lega e candidata a sindaco di Milano, da sempre combatte i malvissuti in acetato.

«Il modello di integrazione che ci hanno proposto per anni è fallito. Tutta la retorica crolla miseramente».

Due giorni fa solo una raffica di fermi preventivi ha evitato un altro sabato di guerriglia, almeno nella sua città.

«Dobbiamo ringraziare le forze dell’ordine per lo straordinario lavoro di intelligence».

È stato individuato anche l’ideatore del «Movimento 17 ottobre», che rilanciava sui social proclami e appuntamenti in piazza.

«A dimostrazione dell’alleanza tra radicalismo musulmano e antagonisti di sinistra. Youssef Siher non è solo uno studioso dell’islam politico, ma anche un attivista dell’estremismo pro Pal. Questo collegamento era già emerso dopo l’arresto di Mohammad Hannoun a Genova, che aveva avuto contatti perfino con la sinistra parlamentare».

Sardone è la pasionaria anti maranza.

«Sono stata facile profeta. Mi rispondevano che si trattava di un fenomeno culturale virtuoso, un banale malessere sociale. Eravamo noi a non aver dato abbastanza».

I suoi eventuali sfidanti evocano il disagio giovanile.

«Majorino dice che siamo tutti colpevoli. E di cosa? Hanno sanità gratuita, scuola pubblica, case popolari, sussidi familiari. Dovevamo dargli anche l’ultimo paio di Nike? I trapper gli hanno fatto credere che chiunque può avere macchine di lusso o vestiti firmati. Per loro è ormai un diritto».

C’erano pure bambini di 11 anni.

«Appunto. Manifestavano per l’ovetto Kinder? Non c’è un ideale o una motivazione, ma solo rabbia per un modo di vivere che pretendono di avere senza fatica».

Mario Calabresi, sostenuto da mezzo Pd nella corsa a Palazzo Marino, invita a comprendere.

«Bisogna distinguere tra violenti e pacifici, dice. Invece di dare solidarietà ai poliziotti, li invita a identificare meglio i manifestanti. Bisognerebbe chiedere a chi ha la spranga in mano se davvero ha cattive intenzioni? Oppure se chi indossa un passamontagna ha solo freddo?».

Derubricano?

«Altrimenti dovrebbero ammettere di aver fallito. L’accoglienza, invece che dare benefici universali, ci ha portato a questo punto».

C’è calcolo politico?

«Quando avranno i numeri, gli islamici faranno i loro partiti. È già successo a Monfalcone e in altri comuni. È solo questione di tempo».

Alle elezioni milanesi la sicurezza sarà decisiva?

«La sinistra non ha ancora capito: a essere incavolati sono soprattutto gli immigrati onesti e perbene. Saranno i primi a votarci. E ai ragazzi scesi in piazza vorrei dire: quel paio di scarpe possono riuscire a comprarlo. Io ne sono la dimostrazione. Vengo da una famiglia umile, dell’estrema periferia».

A Sesto San Giovanni?

«Mio padre faceva il carrozziere. Solo dopo aver preso il diploma alle serali, ha trovato lavoro come impiegato. Io lavoro da quando avevo 19 anni».

S’è laureata alla Bocconi.

«Poi ho avuto una borsa di studio per un dottorato. Eppure sono cresciuta in un palazzo di tredici piani pieno di tossici: gli spacciatori nascondevano la droga nell’ascensore, nel giardino c’era gente in overdose, i carabinieri prendevano le firme di quelli ai domiciliari».

Sardone illumina il cammino dei maranza.

«Devono alzare la testa. Con sudore e sacrificio potranno avere un futuro migliore. Voglio che Milano torni a essere la città delle opportunità: se hai un’idea e la determinazione, puoi farcela. Vivere in periferia non significa rassegnarsi».

Vale anche per i turbolenti connazionali?

«Per chiunque cresca in contesti difficili, dove la carne non è garantita ogni sera».

Il generale Vannacci ha candidato il suo ex parigrado Carmelo Burgio, annunciando rastrellamenti.

«Dubito però che gli elettori di Futuro nazionale al secondo turno sceglieranno Majorino o Calabresi».

Siete stati costretti a rincorrere?

«Mi hanno eletta a Milano per la prima volta nel 2006: sono passata dal consiglio di zona a quello comunale. Alle ultime elezioni europee ho preso 75.000 voti. Sinceramente, non credo di dover inseguire nessuno».

Quarantadue anni. Da una ventina in politica.

«Sono sempre stata per strada: sopralluoghi, occupazioni, campi rom. Conosco Milano via per via, quartiere per quartiere. La politica per me è questo: territorio, territorio, territorio».

La Lega schiera Sardone, dunque. Forza Italia il sottosegretario Matteo Perego di Cremnago. E Noi moderati il suo leader, Maurizio Lupi. Chi sarà il prescelto?

«Chiedo solo di fare in fretta. Se avessimo già il nome, saremmo partiti con la campagna elettorale mentre la sinistra è ancora lì a decidere se fare le primarie o calare qualcuno dall’alto».

I sondaggi la darebbero in vantaggio.

«Non vorrei parlare bene di me».

Allora parli male degli alleati.

«Posso solo dire questo: non è un caso se siamo proprio noi a proporre le primarie».

Pensate di spuntarla?

«Sono sicuramente conosciuta a Milano. E capace già domani mattina di amministrare questa città».

Rimanga fra noi: chi sceglieranno?

«Non so niente. Lo giuro».

Si ritirerà di buon grado, eventualmente.

«Non mi sono mai ritirata nella vita, ma accetterò ogni decisione».

Non ama scansare le polemiche. Una volta rimbrottò una donna con il burqa.

«Eravamo a Torino per girare un podcast. E lei ha detto a chi la riprendeva: “Stai violando la mia immagine”. Quale, scusa? Sei tutta coperta. Ma chi ti riconosce?».

«È un sacco della spazzatura», sbottò.

«Come volete chiamarlo? È uno scafandro che toglie ogni dignità. Le femministe sono passate dalla minigonna e l’amore libero all’esaltazione della donna che va in giro solo con gli occhi scoperti».

Un’altra volta si presentò in una moschea abusiva con il cellulare in mano.

«Nelle moschee abusive vado continuamente».

È stata minacciata di morte dal trapper Baby Gang.

«Ne ho ricevute centinaia, soprattutto da immigrati. Sono sotto scorta da tre anni».

Vive nella zona più multietnica della città.

«Quartiere Adriano, al confine con Sesto San Giovanni».

In fondo a via Padova.

«L’ex sindaco Pisapia disse una volta che qui c’è il meglio di Milano».

E Sala?

«Non l’abbiamo mai visto. Forse pensa che per venire serva il passaporto».

Cosa vede dal balcone?

«Insicurezza, degrado, islamizzazione. Ci sono delle traverse di via Padova in cui non senti più parlare in italiano. Quando vado al mercato, sono ormai una delle poche senza velo».

Vigila sul quartiere?

«La gente mi chiama a tutte le ore. Sotto casa si accoltellano e si prendono a sprangate».

E lei?

«Cosa devo fare? Chiamo la polizia».

Non lontano nascerà la prima grande moschea di Milano.

«Alla fine ce ne saranno quattro, di cui due irregolari. Hanno deciso che tutti gli islamici di Milano devono stare in via Padova. Non c’è un albo degli imam, non fanno le prediche in italiano, non sappiamo chi le finanzia».

Con Salvini avete presentato una legge regionale.

«Senza un’intesa con lo Stato, nessuna nuova moschea deve essere autorizzata. E quelle abusive vanno chiuse».

Dovrebbe tornare al Viminale?

«Piantedosi è bravissimo, un ottimo tecnico. Noi però vogliamo un politico: Matteo Salvini».

Ieri è stato rieletto segretario, nonostante le critiche di alcuni gran lombardi.

«Ha riconvocato un altro congresso dopo nemmeno un anno. Serviva a dire: mettiamo un punto. Immagino che quel punto adesso lo mettano».

Il governatore Attilio Fontana e il capogruppo al Senato, Massimiliano Romeo?

«Sui giornali vorrei che si parlasse della Lega per le sue proposte, non per le polemiche interne».

La pasionaria vuole redimere Milano.

«Se mi chiedessero: preferisci un incarico di governo o fare il sindaco della tua città? Ecco, non avrei dubbi».

Basta teppaglia.

«Il patron di Luxottica era un orfano dei Martinitt. Ma non è andato a spaccare le vetrine, ne ha aperte in tutto il mondo».

Per i maranza c’è speranza.

«Chi rispetta le regole e vuole integrarsi va aiutato ad avere un futuro migliore. Io sono anche la storia che rappresento. Milano mi ha dato tante possibilità. Può darle pure agli altri».

Sardone sindaca?

«Spero che i primi di novembre si sciolga la riserva».

Meloni non esclude l’ipotesi.

«Sarei onorata se mi sostenesse. La sua storia da underdog è bellissima».

Assomiglia alla sua?

«Come dice sempre mia mamma: “Vula bass e schiva i sass”».

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