Londra punta all’«earned settlement». Fino a oggi, per la maggior parte dei migranti nel Regno Unito, chiedere il permesso di soggiorno permanente era un percorso relativamente lineare. Adesso le cose potrebbero cambiare.
Regno Unito, residenza permanente dopo dieci o quindici anni
Oggi pomeriggio il Segretario di Stato per gli affari interni del Regno Unito, Shabana Mahmood, illustrerà ai Comuni le decisioni definitive sulle nuove regole per i migranti regolari, dopo una consultazione che ha raccolto oltre 200mila risposte. Finora, la maggior parte degli stranieri poteva chiedere l’«indefinite leave to remain», il permesso di soggiorno a tempo indeterminato, dopo cinque anni di permanenza, a condizione di soddisfare determinati requisiti. Il titolo consente anche di accedere ad alcune prestazioni sociali. La proposta di Mahmood punta a cambiare il sistema: 10 anni come regola generale per ottenere la residenza permanente e fino a 15 per alcune categorie di lavoratori a bassa retribuzione, compresi gli addetti all’assistenza.
Brexit e immigrazione, la stretta del governo britannico
Il governo si muove tra due pressioni opposte: gli elettori chiedono meno immigrazione, mentre le imprese avvertono che regole troppo severe potrebbero scoraggiare lavoratori di cui il Paese ha ancora bisogno. Alla base della stretta c’è anche l’ondata di arrivi successiva alla Brexit. Mahmood ha spiegato che tra il 2021 e il 2024 il Regno Unito ha registrato livelli di immigrazione che in passato si erano visti nell’arco di quattro decenni. Senza interventi, ha avvertito, circa 350mila lavoratori a bassa qualifica e i loro familiari avrebbero maturato il diritto alla residenza permanente nei prossimi cinque anni. Un passaggio che, secondo le stime del Migration Advisory Committee, potrebbe comportare un costo di 10 miliardi di sterline per i contribuenti nell’arco della vita.
Lavoratori dell’assistenza, l’allarme delle strutture per anziani
Sono soprattutto gli addetti all’assistenza al centro dello scontro. Un lavoratore su tre nel settore non ha cittadinanza britannica e gestori delle strutture per anziani, sindacati e deputati laburisti temono che tempi più lunghi possano scoraggiare il personale straniero, indispensabile per garantire i servizi. Tra le critiche alla riforma c’è stata anche quella di Angela Rayner, che aveva definito «un-British» l’ipotesi di applicare retroattivamente le nuove regole. Il sindaco laburista della Greater Manchester, Andy Burnham, ha invece sostenuto il principio secondo cui il permesso permanente è «un diritto da guadagnare», senza però pronunciarsi su tutte le misure previste.
Le nuove regole anche per chi è già nel Regno Unito?
Un nodo riguarda chi vive e lavora già nel Paese. Applicare le nuove condizioni anche a queste persone significherebbe cambiare le regole a percorso già avviato, alimentando le proteste di chi aveva programmato il proprio futuro sulla base dei requisiti precedenti. Secondo le indiscrezioni, gli operatori dell’assistenza già presenti nel Regno Unito dovrebbero essere esentati dall’attesa di quindici anni. Resta però da chiarire se potranno mantenere il percorso attuale di cinque anni o se dovranno attendere dieci anni. I dettagli si conosceranno soltanto con il testo definitivo: fino all’entrata in vigore delle modifiche alle Immigration Rules, restano applicabili le disposizioni attuali.
Reddito, volontariato e ingresso illegale: i tempi cambiano
Non sarà soltanto una questione di anni. La proposta introduce percorsi differenziati in base al contributo economico e sociale del migrante. L’attesa potrebbe ridursi per chi ha un reddito superiore a 50mila sterline annue per tre anni consecutivi o ha svolto attività a favore della comunità, compreso il volontariato. Al contrario, i tempi si allungherebbero per chi è entrato illegalmente nel Paese, anche attraversando la Manica su un’imbarcazione, o ha superato la scadenza del visto. Per alcune di queste categorie l’attesa potrebbe arrivare fino a vent’anni. L’obiettivo dichiarato dal governo è trasformare la residenza permanente da un passaggio legato soprattutto alla durata della permanenza a un riconoscimento da conquistare attraverso il rispetto delle regole e il contributo dato al Paese.
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