Studenti in Serbia
Il movimento degli studenti in Serbia (Ansa)

La sorprendente vittoria elettorale del Movimento degli studenti, nelle recenti elezioni politiche in Serbia, contro quello nazionalista (Serbia unita) guidato da Aleksandar Vucich – al potere dal 2017 – potrebbe facilitare un progetto ordinativo interno delle nazioni balcaniche e una riduzione della conflittualità tra esse, permettendo alla Serbia stessa, al Kosovo, al Montenegro, alla Macedonia del Nord e all’Albania di entrare nell’Ue con temporalità sincrona – probabilmente con l’eccezione temporanea della Bosnia, che ha status di protettorato – così completando la geo-integrazione europea del lato occidentale dell’Europa sud-orientale.

Questa ipotesi è contraria allo scetticismo prevalente tra analisti e governi dell’Ue sui tempi di inclusione dell’area balcanica non ancora integrata nell’Ue stessa, ricordando che Slovenia e Croazia da un lato e Ungheria, Romania, Bulgaria dall’altro sono già membri dell’Ue. E ci sono motivi realistici per tale scetticismo.

Ma l’inclusione completa dell’area balcanica nell’Ue è una priorità di sicurezza e di sviluppo economico per tutto il complesso europeo e, soprattutto, per l’interesse nazionale italiano. Come? Strutturando un progetto «Lago Adriatico» come precursore dell’inclusione nell’Ue per poi restare area speciale entro questa.

La genesi del progetto «Lago Adriatico»

Per inciso, il nome e il significato strategico del progetto emerse nei primi anni del 2000 nell’ufficio dell’allora viceministro dell’Economia Mario Baldassarri in un dialogo con me, al tempo consigliere del ministro della Difesa Antonio Martino, con la conseguenza di inviare l’allora mio assistente italo-sloveno Laris Gaiser nell’area adriatica per esplorare la fattibilità di un progetto «Lago Adriatico» in formato transnazionale, erede del precedente accordo Alpe Adria ma più esteso.

Emerse una complessità geopolitica multivariata, anche per concorrenza penetrativa tra Francia, Germania e Italia, semplificabile per Slovenia e Croazia ma non facilmente gestibile per il resto dell’area, principalmente per la postura della Serbia. Ora, se tale postura cambiasse – valutando anche il cambiamento politico avvenuto in Ungheria -, il progetto «Lago Adriatico» (non più transnazionale, ma in forma di accordo selettivo tra nazioni) potrebbe diventare realistico?

Lo scetticismo degli analisti sulla tenuta della nuova maggioranza serba

Il movimento degli studenti in Serbia si è organizzato con rimarchevole coesione per la realizzazione di un programma interno finalizzato al ripristino dello Stato di diritto ed eliminazione della corruzione, ma raccogliendo sensibilità ideologiche molto diverse tra loro: nazionalisti, sinistre, europeisti centristi.

Lo scetticismo sulla stabilità del prossimo governo a Belgrado da parte degli analisti si basa sulla previsione che, sconfitto l’avversario comune, poi le diverse ideologie portino alla frammentazione della nuova maggioranza e al disordine. Ma ho annotato delle comunanze.

I punti di convergenza delle tante anime del movimento degli studenti

Per esempio, da un lato la relazione Serbia-Kosovo rimane ostile, ma nel linguaggio del nuovo movimento serbo non c’è un programma bellicista, segnale di una possibile composizione. Poi è forte in tutte le componenti ideologiche del movimento la priorità dello sviluppo economico. E i probabili nominati nel nuovo governo sono persone di forte competenza. Ciò mi porta a pensare che, pur restando nazionalista, la Serbia potrebbe passare da un nazionalismo chiuso a uno aperto.

In sintesi, il cambiamento positivo in Serbia appare difficile, ma possibile. E ciò porta a una seconda riflessione: quale architettura di geopolitica economica potrebbe favorire la moderazione e convergenza di Belgrado con il vicinato e l’Ue? Evidentemente c’è bisogno di un motivo concreto per far scegliere agli Stati coinvolti di collaborare, e ritengo che tale motivo sia più sviluppo comune, cioè investimenti che portino denaro combinato con più sicurezza.

Un «Lago Adriatico» ridisegnato

Per tale motivo sto ridisegnando il progetto «Lago Adriatico» come architettura di facilitazione per investimenti industriali, infrastrutturali, minerari e turistici, valutando che l’area ha un potenziale enorme in questi settori. Come? Accordi pubblico-privato negli Stati interessati con ombrello Ue.

Devo dire subito che non c’è problema di concorrenza con l’economia italiana, ma c’è anzi un’opportunità espansiva per l’industria e altri settori. Poi non va sottovalutato un interesse difensivo dell’industria europea: poco prima delle elezioni, Vucic ha siglato 12 accordi economici con la Cina che, se confermati, sarebbero un pericolo per la penetrazione in Europa della concorrenza sleale e deindustrializzante cinese. C’è anche un pericolo russo? Il nazionalismo serbo è erede di quello jugoslavo che, a parte una piccola formazione panslavista, è sempre stato in divergenza sostanziale con la Russia, pur non totale.

Qualora diventasse possibile un programma di investimenti con architettura speciale, diventerebbe possibile una riduzione del conflitto tra Serbia e Kosovo? Qui c’è il tema della componente islamica in Albania e Macedonia del Nord, oltre che in Kosovo. Penso che un programma comune di investimenti infrastrutturali possa aiutare, coinvolgendo anche la Bulgaria, che è in contenzioso con la Macedonia del Nord stessa.

Ma quale azione sarebbe utile per rinforzare un consorzio «Lago Adriatico»? Certamente la concessione (da studiare) per fornire un accesso al mare a Serbia, Macedonia del Nord, Kosovo, Ungheria e Austria sarebbe un moltiplicatore degli investimenti. Quale centro per la finanza privata per il consorzio-progetto? Penso che San Marino, recentemente associato all’Ue, non disturberebbe alcuno. Stati Ue proponenti? Italia, certamente, spero anche Austria, Ungheria, Slovenia, Croazia e Germania (Baviera). Scritto sul Molo Audace a Trieste, un giovane albanese con fidanzata montenegrina reggendomi il computer. Sorridenti.

Da non perdere

Trump: «Frode elettorale in Alaska»
Mondo

Trump: «Frode elettorale in Alaska»

I dem avrebbero reclutato per il seggio al Senato un omonimo del repubblicano Sullivan per sottrargli voti. Dal ministero della Giustizia raffica di mandati di comparizione.

Al processo Nord Stream l’imputata è Kiev
Mondo

Al processo Nord Stream l’imputata è Kiev

I giudici di Amburgo respingono l’archiviazione di Kuznietsov. L’ex ufficiale sostiene che, nel 2022, sabotò i gasdotti su ordine dell’esercito. Zelensky nega, resta il giallo sul ruolo Usa. L’altro sospettato, fermato in Croazia, non è ancora stato estradato.