«C’è una fiducia tradita nel sistema di alta velocità nel nostro Paese». A riconoscerlo è il premier spagnolo Pedro Sánchez che ha parlato ai giornalisti a Urda, luogo della collisione dei due treni che ha provocato almeno 69 vittime. Peccato però che non abbia ancora riconosciuto la negligenza del suo governo, visto che più passano i giorni e più diventa chiaro come si trattasse di una tragedia annunciata.
La sicurezza ferroviaria sacrificata per risparmiare 37 milioni
Se per il capo della Moncloa «non è ammissibile che un Paese come la Spagna soffra due incidenti di queste caratteristiche in un anno», è altrettanto poco giustificabile quanto emerso da El Mundo, secondo cui Madrid ha puntato sul risparmio anche quando in gioco c’era la sicurezza dei passeggeri.
Nel 2021 Adif, l’operatore statale delle infrastrutture ferroviarie, ha aggiudicato l’appalto per 94 milioni di euro a Thales España per il passaggio dal vecchio sistema di sicurezza ferroviaria Lzb, andato in tilt prima dello scontro, al sistema europeo Ertms sulla tratta Madrid-Siviglia. Se si considera che il budget massimo del progetto era di 131 milioni di euro, quei 94 milioni corrispondono a un risparmio di 37 milioni per il governo. Il dispositivo Ertms avrebbe dovuto già essere operativo, o quantomeno in fase di collaudo, lo scorso 13 febbraio, ma la scadenza è stata prorogata al 2027. Per il ritardo, Adif avrebbe potuto rescindere il contratto ma ha scelto di non farlo. El Mundo riferisce che la pazienza mostrata dal gestore delle infrastrutture ferroviarie è strettamente legata proprio a quel «vantaggio economico».
Sánchez e Puente escludono dimissioni e responsabilità
E oltre a Sánchez, il mea culpa non è nemmeno nell’orizzonte del ministro dei Trasporti spagnolo, Óscar Puente. Nonostante esponenti del Pp, di Vox, di Junts, del Frente amplio chiedano le sue dimissioni, ieri ha dichiarato in conferenza stampa che «la decisione non deve essere dettata dalla pressione del momento» dato che il suo dovere «è risolvere il problema e fornire spiegazioni». Riguardo alle responsabilità per l’accaduto, il ministro ha dichiarato che l’indagine è in corso. «Le tragedie accadono e dobbiamo affrontarle, la mia fiducia in Adif e nel suo personale è incondizionata, ma nessuno è infallibile».
L’ipotesi di sospendere la linea Madrid-Barcellona
Molto tardivamente, la Moncloa potrebbe scegliere la linea della prudenza: Puente ha infatti confermato che l’esecutivo spagnolo sta considerando l’ipotesi di sospendere il servizio della tratta Madrid-Barcellona per tutta la durata dei lavori sulle linee ferroviarie. Al contrario ha ostentato sicurezza su Lzb: ha dichiarato che nel 2026 il dispositivo ha registrato 170 malfunzionamenti, ma sarebbe un fenomeno che rientra nella «normalità europea».
In Spagna gli incidenti ferroviari sono aumentati del 142%
A smentire questo contesto di «normalità», con i numeri alla mano, è stato l’Instituto Juan de Mariana (Ijm). Il think tank spagnolo ha rivelato ieri che dal 2018, anno dell’inizio del mandato di Sánchez, gli incidenti ferroviari sono aumentati del 142% nel territorio spagnolo. Inoltre, gli investimenti per la manutenzione ferroviaria per ogni 1.000 chilometri di binari sono quasi la metà rispetto a quelli dell’Unione europea dei 14 (Ue-14): in Spagna si parla di 45,5 milioni di euro contro gli 80,6 milioni dell’Ue-14.
I sindacati denunciano guasti e carichi di lavoro eccessivi
A segnalare che il sistema di sicurezza Lzb va costantemente fuori servizio è pure il sindacato spagnolo dei macchinisti ferroviari (Semaf). Il sindacato dei controllori del traffico ferroviario (Scf) ha fatto invece presente che il carico di lavoro per il personale in servizio è eccessivo. Il portavoce di Scf Raquel Ayllón ha quindi sostenuto che Puente sta «incolpando un semplice lavoratore che operava in condizioni sempre più precarie». A tal proposito, pure ieri Puente ha sottolineato che chi si trovava nella sala di controllo poteva vedere dallo schermo tutto ciò che stava accadendo.
Strage ferroviaria, 69 vittime e 70 denunce di scomparsa
Intanto, mentre i familiari delle vittime della tragedia aspettano notizie sui loro cari, l’Istituto di medicina legale di Toledo ha effettuato 65 autopsie. Stando a quanto riferito dall’agenzia Efe, sono per ora 12 le vittime identificate, di cui nove uomini e tre donne. Se nel momento in cui scriviamo le vittime sono 69, il presidente della Giunta di Castiglia-La Mancia, Emiliano García Page, ha affermato che sono state presentate 70 denunce di scomparsa e non è escluso che il numero finale possa aumentare una volta concluse le analisi del Dna sui resti.
La dinamica dello scontro tra i treni Ave e Iryo
A proseguire sono anche le indagini: lo scontro fra il treno dell’alta velocità Ave di Renfe e il convoglio Iryo sarebbe avvenuto a una velocità compresa fra i 160 e i 200 chilometri orari. A essere recuperati giovedì sono stati i registratori di bordo e le scatole nere dei due treni. Secondo la ricostruzione preliminare, nell’impatto, la carrozza di testa dell’Ave Renfe si è incastrata nella carrozza di coda dell’Iryo. Entrambe si sono poi ribaltate nel terrapieno. Sulla piattaforma ferroviaria sono rimaste sei carrozze dell’Ave e due dell’Iryo. L’operatore del Centro di controllo di Adif che avrebbe dato mercoledì il via libera al treno Ave a riprendere la marcia «a velocità normale», dopo il guasto al sistema Lzb, nonostante la presenza del treno Iryo a 25 chilometri più avanti, si è avvalso della facoltà di non rispondere.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >