Auto della polizia serba con i lampeggianti blu
Polizia serba in servizio. A Belgrado un agente ha ucciso l’uomo che lo aveva aggredito con due coltelli davanti all’ambasciata israeliana (iStock)

Era già stato arrestato in Germania con l’accusa di preparare un attentato terroristico, poi era stato rimpatriato in Serbia. Il minorenne ucciso dalla Gendarmeria serba dopo aver aggredito con due coltelli un agente davanti all’ambasciata israeliana a Belgrado sarebbe stato fermato a Monaco di Baviera nel maggio scorso. La ricostruzione, riportata dall’emittente serba N1 sulla base di fonti di polizia, apre interrogativi sull’attività di sorveglianza delle autorità di sicurezza dopo il suo ritorno nel Paese.

L’aggressione è avvenuta poco dopo la mezzanotte di mercoledì 28 ottobre. Secondo il ministro dell’Interno serbo, Ivica Dačić, il giovane avrebbe gridato «Allahu Akbar» prima di scagliarsi contro un membro della Gendarmeria incaricato di proteggere la sede diplomatica. L’agente ha reagito aprendo il fuoco e uccidendo l’aggressore. Il poliziotto è rimasto lievemente ferito al volto.

L’arresto in Germania e il progetto di un attentato a Monaco

Secondo quanto riferito da N1, il giovane era originario della zona di Šabac, nella Serbia occidentale, ed era stato arrestato a Monaco di Baviera nel maggio 2026 con l’accusa di preparare un attentato terroristico. Dopo gli interrogatori, era stato rimpatriato in Serbia nel luglio successivo.

Le autorità tedesche lo avrebbero interrogato a lungo, raccogliendo informazioni sul suo interesse per contenuti online legati al fondamentalismo islamico e a organizzazioni terroristiche come Al-Qaeda e lo Stato Islamico. Stando alla ricostruzione riportata dall’emittente serba, dopo essere entrato in contatto con una persona non identificata in Germania, il giovane avrebbe iniziato a pianificare un attacco contro la comunità ebraica di Monaco.

La sua identità non è stata ancora resa pubblica. Non sono stati diffusi ulteriori dettagli sulle circostanze del rimpatrio né sulle eventuali misure di controllo adottate una volta rientrato in Serbia.

Il ministro: «Era un sostenitore dello Stato Islamico»

Il ministro dell’Interno Ivica Dačić ha dichiarato che il giovane era già noto ai servizi di sicurezza serbi, che lo tenevano sotto controllo, e che era considerato un sostenitore dello Stato Islamico. Secondo quanto riferito dal ministro, sul suo profilo Instagram comparivano una bandiera nera e il simbolo dell’organizzazione jihadista.

L’episodio viene trattato dalle autorità serbe come un attacco terroristico. Dopo l’aggressione, il livello di allerta è stato innalzato al massimo e sono stati rafforzati i controlli e la presenza delle forze dell’ordine nei principali luoghi sensibili del Paese.

La ricostruzione diffusa da N1 solleva inoltre interrogativi sul motivo per cui, dopo il rimpatrio dalla Germania, il giovane fosse libero di raggiungere la sede diplomatica e aggredire un agente. L’emittente ha chiesto chiarimenti al ministero dell’Interno serbo e all’Agenzia per la sicurezza e l’informazione (Bia). Al momento, sulla base delle notizie disponibili, non è possibile stabilire quali misure di sorveglianza fossero state effettivamente predisposte.

L’ambasciata era chiusa: nessun diplomatico ferito

Il ministero degli Esteri israeliano ha confermato il tentato attacco terroristico, precisando che nessun membro del personale dell’ambasciata è rimasto ferito. La sede diplomatica era chiusa al momento dell’aggressione, avvenuta durante la notte.

Non è la prima volta che l’ambasciata israeliana a Belgrado finisce nel mirino. Nel giugno 2024 un uomo armato di balestra aveva ferito gravemente un agente serbo in servizio di guardia alla sede diplomatica. Anche in quel caso l’aggressore era stato ucciso dall’agente intervenuto.

L’ambasciata si trova in un quartiere di Belgrado in cui è presente anche la sede diplomatica statunitense ed è sorvegliata da un’unità d’élite della polizia serba, composta da agenti armati.

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