Il presidente americano attribuisce al proprio sostegno la svolta nella corsa elettorale del premier israeliano, mentre lo spoglio è ancora in corso e nessuno dei due blocchi sembra avere i numeri per governare. Poi attacca Ilhan Omar e i democratici, annuncia l’allentamento delle regole sul metano e parla di progressi nei contatti tra Russia e Ucraina.
Un Trump scatenato, tra rivendicazioni personali, attacchi agli avversari e annunci di politica interna. Nelle ultime ore, il presidente americano ha dedicato una parte importante dei suoi interventi alla situazione politica in Israele, attribuendosi un ruolo nella rimonta elettorale di Benjamin Netanyahu. Ma mentre il conteggio dei voti prosegue, il quadro resta incerto: gli exit poll non assegnano una maggioranza parlamentare chiara a nessuno dei due schieramenti.
Il presidente americano ha rivendicato il peso del proprio endorsement a favore del premier israeliano, sostenendo che il suo appoggio avrebbe cambiato il corso della competizione. Una lettura che, almeno per ora, deve fare i conti con i numeri ancora provvisori e con la necessità di trovare una maggioranza alla Knesset.
Trump si attribuisce il merito della rimonta di Netanyahu
«Quando il presidente Trump ha espresso il suo sostegno a Bibi Netanyahu, la situazione è completamente cambiata, e ora quella che sembrava una sconfitta per un Grande Primo Ministro, appare essere un’insperata rimonta che ha portato a una fase di stallo, se non una vittoria per Netanyahu». È il messaggio pubblicato da Donald Trump su Truth Social, nel quale il presidente americano collega l’evoluzione della sfida elettorale al proprio intervento a sostegno del leader del Likud.
Trump ha ribadito il concetto anche rispondendo alle domande dei giornalisti. «Dagli exit poll ho sentito che (Netanyahu, ndr) sta facendo molto bene. Penso che quando è arrivato il mio endorsement lo abbia aiutato molto», ha dichiarato, precisando però che è ancora presto per trarre conclusioni definitive. Il presidente ha inoltre affermato di non avere ancora parlato con Netanyahu dei risultati.
Nel post pubblicato su Truth, Trump sostiene che la situazione sia passata da una prospettiva di sconfitta per il premier a una possibile rimonta, fino allo stallo o addirittura alla vittoria. Il testo, tuttavia, è formulato come una citazione e non è del tutto chiaro se il presidente stia riportando le parole di un commentatore oppure parlando di sé in terza persona. Il punto politico rivendicato resta comunque esplicito: secondo Trump, il suo sostegno avrebbe contribuito a cambiare gli equilibri.
Il voto non consegna ancora una maggioranza
Al di là delle dichiarazioni del presidente americano, la situazione parlamentare israeliana resta aperta. Gli exit poll indicano un vantaggio per i partiti di opposizione, ma non sufficiente a garantire una maggioranza autonoma. Lo spoglio è ancora in corso e le trattative per la formazione del prossimo governo potrebbero rivelarsi complicate.
Tra gli elementi emersi c’è la crescita dei partiti arabi, ai quali vengono attribuiti complessivamente 18 seggi, contro i dieci del 2022. Un risultato che potrebbe renderli decisivi negli equilibri parlamentari, anche se una loro partecipazione diretta a un governo di coalizione appare difficile, considerate le divergenze su temi centrali come la questione palestinese.
Per l’opposizione si aprono diverse strade, nessuna priva di ostacoli: un’intesa con la destra religiosa dello Shas, un governo di minoranza sostenuto dall’astensione dei partiti arabi oppure una grande coalizione comprendente il Likud. Quest’ultima ipotesi, sostenuta secondo le ricostruzioni anche da una parte dell’amministrazione Trump, rischierebbe però di indebolire chi ha costruito la campagna elettorale sulla promessa di mandare Netanyahu all’opposizione.
Il premier uscente, intanto, non ha fretta di lasciare l’incarico. In attesa della formazione del nuovo esecutivo, continuerà a guidare il governo ad interim.
Netanyahu: «Un’opportunità storica» per sconfiggere l’Iran
Nel corso della serata elettorale, Netanyahu ha puntato l’attenzione anche sulla minaccia iraniana e sul rapporto con la Casa Bianca. «Israele si trova di fronte a un’opportunità storica e irripetibile, insieme al nostro amico presidente Trump per eliminare la minaccia iraniana una volta per tutte», ha dichiarato ai sostenitori riuniti al quartier generale del Likud a Gerusalemme.
Il primo ministro ha aggiunto che Israele è riuscito a superare i propri nemici e che sarà in grado di farlo anche in futuro. Parole che confermano la centralità del dossier iraniano nella sua strategia e il rilievo attribuito alla collaborazione con Washington.
Netanyahu ha inoltre criticato la disponibilità di alcuni partiti a collaborare con le formazioni arabe, definendola «una vergogna». La questione potrebbe pesare nelle trattative per la formazione del governo, soprattutto se nessuno dei blocchi riuscisse a raggiungere da solo la soglia necessaria per ottenere la fiducia della Knesset.
Gli attacchi ai democratici e a Ilhan Omar
Dai temi internazionali alla politica americana, il tono di Trump non è cambiato. Durante un comizio in Texas, il presidente ha attaccato la deputata democratica Ilhan Omar, sostenendo che dovrebbe dimettersi dal Congresso e tornare in Somalia. «Dato che ha usato un nome falso per prestare giuramento, presumo che si dimetterà immediatamente dal Congresso», ha dichiarato, tornando anche sulla vicenda personale relativa al matrimonio della deputata, che Omar ha affrontato pubblicamente senza confermare le accuse rilanciate dai suoi avversari.
Trump ha poi insistito sulle critiche ad Abdul El-Sayed, candidato democratico al Senato in Michigan, accusandolo di essere un estremista islamico. «Ci vorrà il metal detector se viene eletto al Senato», ha affermato durante il comizio. Si tratta di attacchi politici del presidente, non di elementi che dimostrino le accuse rivolte al candidato.
In Texas Trump è stato anche brevemente interrotto da un manifestante durante il suo secondo comizio, a Lubbock. Il presidente lo ha definito «pagato» prima che venisse allontanato dalla sicurezza, poi si è rivolto alla folla commentando la rapidità dell’intervento della polizia: «La vostra polizia è molto veloce».
Metano, petrolio e prezzi dei carburanti
Sul fronte economico ed energetico, Trump ha annunciato l’intenzione di allentare le restrizioni sulle fughe di metano per le compagnie petrolifere e del gas, presentando la misura come un superamento delle regole introdotte dal suo predecessore. «Abolisco una norma di Biden», ha detto, citando il lavoro svolto con Lee Zeldin, a capo dell’agenzia federale per la protezione ambientale.
Il presidente ha legato il proprio messaggio anche alla produzione energetica del Texas, sostenendo che lo Stato stia raffinando più petrolio che in passato. Da qui la previsione sui prezzi alla pompa: «Ciò che ci sta a cuore sono i nostri cittadini che fanno rifornimento: quei prezzi inizieranno a scendere molto, molto rapidamente».
Si tratta di una promessa politica, il cui effetto concreto dipenderà dall’andamento del mercato e dalle condizioni della produzione e della distribuzione. L’annuncio sull’allentamento delle regole sul metano si inserisce nella linea dell’amministrazione volta a ridurre i vincoli per il settore energetico.
«Molti progressi» tra Russia e Ucraina
Infine, Trump ha aggiornato i giornalisti sui contatti per la guerra tra Russia e Ucraina. «Stiamo facendo molti progressi riguardo alla situazione tra Russia e Ucraina. A brevissimo verrà organizzato un incontro», ha annunciato in Texas.
Il presidente non ha fornito ulteriori dettagli sull’eventuale appuntamento né sui partecipanti. La dichiarazione segnala comunque che la Casa Bianca considera in corso un percorso di confronto, senza chiarire quali risultati concreti siano stati raggiunti o quali siano i prossimi passaggi negoziali.
Nel complesso, la giornata del presidente americano si è mossa tra il tentativo di accreditarsi come protagonista della partita politica israeliana, gli attacchi agli avversari interni e gli annunci sull’energia. Sul voto in Israele, però, la partita non è ancora chiusa: il peso dell’endorsement di Trump è la sua lettura dei fatti, mentre la composizione della prossima maggioranza dipenderà dallo scrutinio definitivo e dalle trattative tra i partiti.
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