Pionirski Park, la grande area verde alle spalle dell’Assemblea Nazionale, il parlamento serbo, è sempre stato un luogo fortemente simbolico per i giovani durante questa campagna elettorale ed è da qui che sono cominciati i festeggiamenti dopo la vittoria. Il parco era chiuso dal marzo del 2025 ed ospitava da tempo una tendopoli con gruppi di sostenitori del governo che impedivano agli studenti di accedere.
L’onda dei giovani ha travolto tende e gazebo come un fiume in piena, distruggendo tutto quello che gli impediva di occupare il parco. La Lista studentesca (Studentska lista) ha infatti ottenuto il 52% dei voti, che danno diritto a 138 dei 250 seggi del Parlamento nazionale contro il 39% ottenuto dalla lista Serbia Unita dell’ex presidente Aleksandar Vučić, che avrebbe invece 104 seggi. A Belgrado in migliaia sono scesi in strada suonando i clacson e illuminando la notte con centinaia di fuochi d’artificio. Il corteo principale si è diretto verso la sede della commissione elettorale, ma dilagando in tutte le piazze, su viale Terasije e arrivando a cantare e gridare sotto le finestre del parlamento.
La polizia e i sostenitori del presidente uscente hanno lasciato questa area per evitare scontri, ma dopo l’ammissione della sconfitta da parte di Aleksandar Vučić non si sono registrati incidenti. Le immagini dei festeggiamenti arrivano anche da Kraljevo, da Nis e da Novi Sad, città simbolo di questa lista.
La genesi di Lista Studentesca: dall’occupazione dell’università di Novi Sad al programma di governo
Il movimento studentesco era infatti nato nel novembre del 2024 nato dopo la tragedia del crollo di una pensilina alla stazione ferroviaria di Novi Sad, dove avevano perso la vita 16 persone. La stazione era stata da poco ristrutturata, ma gli studenti accusarono il governo di essere responsabile dell’incidente per la corruzione negli appalti pubblici. La prima reazione fu l’occupazione delle facoltà e l’organizzazione di manifestazioni e marce, attraversando il Paese a piedi.
L’embrionale organizzazione politica è del dicembre del 2024 con Studenti u blokadi (Studenti in blocco), ma fino al maggio del 2025 rimase all’interno delle università. Dalla fine di maggio iniziarono le trattative con i partiti d’opposizione, alcuni dei quali si dichiararono disponibili a non presentare liste concorrenti. A settembre del 2025 i candidati di Lista Studentesca erano pronti, ma rimasero segreti fino alla data delle elezioni.
La maggioranza dei nomi sono poi stati scelti fra i docenti universitari, come il capolista Ilija Srdanović, docente di medicina a Novi Sad, tanti da far sembrare il partito più una lista di professori che di studenti. Srdanović potrebbe essere il candidato primo ministro, anche se ha pubblicamente dichiarato che ci sono più candidati per ogni posizione. Alcuni tabloid avrebbero scoperto una sua passata militanza nel Partito Progressista Serbo che ha sostenuto la candidatura di Vučić. Il programma dei vincitori, denominato Studentski plan (piano Studentesco), prevede 11 punti che vanno genericamente dalla lotta alla corruzione, alla riforma della pubblica amministrazione fino alla sviluppo economico.
La complessa analisi politica del voto serbo
La vittoria degli studenti è stata salutata dall’Unione europea come una svolta storica «La Serbia ha fatto sentire la propria voce», ha detto Marta Kos, commissaria europea all’allargamento. «Dopo quasi due anni di proteste per la democrazia, lo Stato di diritto e la lotta alla corruzione, i cittadini serbi si sono recati alle urne in numero record per un’elezione storica».
Anche Ursula von der Layen si è congratulata, dicendosi pronta a sostenere le riforme e a lavorare insieme per promuovere il futuro della Serbia nell’Unione europea. Sui social si è fatta sentire anche la segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, celebrando la vittoria degli studenti contro la corruzione e la repressione, paragonandola alla vittoria referendaria in Italia e alle elezioni in Ungheria. Anche il Cremlino ha preso posizione prendendo atto del risultato e aggiungendo che spera che i nuovi leader della Serbia comprendano l’importanza della cooperazione con la Russia, che si è subito avvicinata al movimento.
L’analisi politica del voto serbo è però molto più complicata di come potrebbe sembrare. La mancanza di leader, una scelta comoda, da parte delle Lista Studentesca complica la collocazione del movimento che partito dalle proteste universitarie si è poi strutturato, raccogliendo un variegato universo politico.
Discorsi radicali e il numero tre: i segnali di nazionalismo che la sinistra e l’Ue ignorano
L’opposizione per una volta si è compattata, mentre le tante anime della destra sono andate verso la frammentazione. L’ex ministro degli Interni Ivica Dacic ha presentato una lista autonoma che è rimasta sotto il 3%, ma frange importanti dei movimenti nazionalisti hanno deciso di allontanarsi.
Il movimento studentesco potrebbe aver calamitato una parte consistente di voto nazionalista, scontenta dell’attuale governo e che vede nel nuovo corso molti punti in comune, come la negazione del riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo, considerato parte integrante della Serbia. Tutti i ragazzi del movimento fanno il numero tre con pollice, indice e medio, il famoso saluto a tre dita associato al nazionalismo serbo militante.
Nonostante alcuni abbiano provato a spiegarlo come il numero della lista o addirittura un richiamo alla Trinità ortodossa, questo gesto qualifica immediatamente gli appartenenti al movimento. Ai comizi non sono mancati discorsi radicali e canzoni nazionaliste, celebrando la Repubblica Srpska, l’entità a maggioranza serba della Bosnia Erzegovina, indizi chiarissimi che in Europa non hanno minimamente compreso.
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