Soccorritori ucraini sul luogo di un attacco russo a un ipermercato di Kiev
Soccorritori al lavoro dopo un attacco russo a un ipermercato di Kiev (Ansa)

Gli Stati Uniti, che stanno preparando un prossimo incontro trilaterale con Russia e Ucraina per cercare di far cessare la guerra Mosca-Kiev, hanno ripristinato un completo servizio della rete satellitare Starshield, versione militare di Starlink, per l’Ucraina, che la usa per comunicazioni e guida di droni.

È stato il ministro della Difesa ucraino Yevhenii Khmara ad annunciarlo ieri mattina con un comunicato ufficiale: «Registriamo una velocità superiore a 400 km/h, la connessione è stabile. Questo risultato è importante per il nostro fronte, per i militari, per il funzionamento dei droni, per la logistica e per le comunicazioni».

Significa che ora il traffico dati via Starshield, gestito dalla società americana SpaceX di Elon Musk, può avvenire su veicoli che volano anche a quella velocità, superando la limitazione a soli 161 km/h delle ultime settimane.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha ringraziato gli americani, ricordando l’importanza di Starlink: «Il ripristino è iniziato durante la notte e, già stamattina, le velocità erano sufficienti. È un aspetto che conta, per la nostra logistica in prima linea e per la difesa contro i droni Shahed a reazione».

Parte della banda viene infatti usata per guidare droni intercettori che volano addosso a quelli russi. Il leader di Kiev ha anche seguitato a chiedere Patriot che al momento mancano: «Riprendano le forniture di intercettori per la difesa aerea, destinati a contrastare i missili balistici russi. Pacchetti di aiuti che ancora attendiamo».

Zelensky annuncia nuovi incontri con gli inviati di Trump

Il presidente ucraino, che poche ore prima in un’intervista ad Abc News si era detto disponibile a cessare le ostilità congelando l’attuale fronte «senza cedere territori aggiuntivi», ha anticipato «incontri in Europa con gli inviati del presidente americano Donald Trump».

Ricostruire la pace non è facile, e nel caso dell’Italia spicca come la portavoce russa Maria Zakharova abbia ieri ripreso i commenti espressi dal famoso cantante italiano Al Bano, molto amato in Russia, a proposito del «togliere le sanzioni e riaprire le porte a Mosca».

Così la Zakharova: «Al Bano ha chiesto alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni di por fine alle sanzioni contro la Russia, riaprire le porte alla Russia e iniziare a lavorare per una pace duratura. Ma verrà ascoltato a Roma?».

Dal canto suo, il cantante pugliese, che ha anche definito «bugia venduta a scatola chiusa» l’illazione secondo cui dietro i saccheggi a Milano ci sia l’influenza russa, ha poi replicato: «Se potessi essere strumento di pace, io sarei strafelice».

Intanto, una nota del ministero degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti ha confermato che «si stanno preparando per la prima metà di novembre» colloqui trilaterali fra Russia, Ucraina e Stati Uniti da tenersi nella capitale Abu Dhabi.

Il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, ha inoltre detto, per cercare di circoscrivere la questione: «La guerra riguarda il Donbass, regione specifica che rappresenta l’11% del territorio ucraino».

Raid russi sull’Ucraina, vittime e feriti

I russi hanno lanciato nelle scorse ore sull’Ucraina almeno 126 droni, di cui 100 dichiarati abbattuti dalle difese ucraine, ma molti sono stati i danni.

A Novhorod-Siverskyi, nella regione ucraina di Chernihiv, il raid su un’industria ha causato un morto e 18 feriti. Altri due morti e 27 feriti sono stati cagionati da ulteriori impatti nelle regioni di Donetsk, Kherson e Kharkiv, in particolare a Kramatorsk, una delle città-fortezza del fronte del Donbass pesantemente bersagliata.

Kiev colpisce obiettivi in Russia, blackout in Crimea

I russi dal canto loro affermano d’aver abbattuto ben 616 droni ucraini, alcuni dei quali hanno colpito l’industria Tolyattikauchuk nella regione di Samara che produce gomma e prodotti petrolchimici, oltre a varie sottostazioni elettriche russe, specialmente quella di Taman, nella regione di Krasnodar, il che ha causato un colossale blackout in tutta la vicina penisola della Crimea.

Fra i bersagli, anche il polo industriale di Omsk, in Siberia, a oltre 2.500 km dal fronte, dove droni ucraini a lunga autonomia hanno danneggiato un impianto chimico e un centro logistico della catena Ozon.

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