Le tensioni in Cisgiordania aumentano a pochi giorni dalle elezioni israeliane. Dopo la sparatoria in cui sono morti due soldati, l’esercito ha intensificato le operazioni, mentre si moltiplicano le denunce di aggressioni contro gli agricoltori palestinesi. Le cinque cittadine italiane fermate in Cisgiordania sono rientrate in Italia ieri mattina. Erano nella regione per aiutare i coltivatori palestinesi. La Farnesina ha riferito che un rappresentante dell’ambasciata italiana a Tel Aviv le ha incontrate in aeroporto.
La polizia israeliana ha dichiarato di aver arrestato 12 persone: undici attivisti stranieri e un palestinese. Secondo le autorità, il gruppo avrebbe raggiunto un’area nel Sud della Cisgiordania senza concordare preventivamente l’iniziativa, in una zona dichiarata militare e interdetta. Le immagini diffuse mostrano i soldati mentre fermano gli attivisti e, in altre riprese, coloni che aggrediscono i presenti.
Altri episodi sono stati segnalati a Nord di Lubban al-Sharqiya, a Sud di Nablus. Secondo l’agenzia palestinese Wafa, alcuni coloni hanno aggredito gli agricoltori con spray al peperoncino, tentando di sottrarre il raccolto. Gli aggressori provenivano da un avamposto nelle aree di Wadi Yasuf e Wadi al-Shaer. Altri coloni avrebbero allontanato con la forza i raccoglitori dai terreni a Sud del villaggio, sotto la protezione dei soldati israeliani. Durante la stagione delle olive, volontari israeliani e stranieri affiancano gli agricoltori anche per prevenire le aggressioni.
Hebron, operazione militare e famiglie in fuga
La nuova escalation è iniziata dopo un attacco a un checkpoint di Hebron, in cui due palestinesi armati hanno ucciso due soldati israeliani e ferito altri tre. L’esercito ha avviato un’operazione militare imponendo un blocco. Netanyahu ha annunciato la chiusura della Cisgiordania, valutando restrizioni attorno a Hebron e Halhul.
Secondo Wafa, che cita il governatore locale, circa 1.500 persone appartenenti a oltre 200 famiglie hanno lasciato le proprie case dall’inizio delle operazioni. L’esercito starebbe valutando l’evacuazione di altre 2.500 persone. Operazioni militari sono state segnalate anche a Beit Fajjar e Tuqu, nell’area di Betlemme, e a Kafr ad-Dik, nel distretto di Salfit. Qui, secondo Wafa, i militari avrebbero ordinato a una famiglia di lasciare la propria abitazione, utilizzandola poi come postazione.
Israele giustifica le operazioni con la ricerca dei responsabili dell’attacco e la prevenzione di nuovi attentati; le autorità palestinesi denunciano espulsioni, danni alle abitazioni e limitazioni agli spostamenti.
Netanyahu promette una «grande sorpresa» ai palestinesi
La crisi investe anche la campagna elettorale. Netanyahu ha annunciato una «grande sorpresa» per l’Autorità nazionale palestinese, senza precisare le misure previste. Non ha risposto direttamente alla proposta del ministro della Sicurezza, Itamar Ben Gvir, di sciogliere l’organismo, evocando soltanto «astuzia e sorpresa».
Migliaia di persone sono scese in piazza a Tel Aviv, a tre giorni dalle elezioni generali, considerate una sorta di referendum sul premier. La manifestazione antigovernativa, organizzata dall’October Council, chiede di accertare le responsabilità per il mancato impedimento dell’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. Il gruppo, fondato dai familiari delle vittime e degli ostaggi, sollecita una commissione d’inchiesta statale.
I sondaggi indicano un testa a testa tra il blocco di destra di Netanyahu e quello del rivale Gadi Eisenkot. Secondo Axios, nonostante il sostegno di Trump a Netanyahu, diversi consiglieri della Casa Bianca, tra cui JD Vance, ritengono che un cambio di governo in Israele potrebbe favorire l’agenda diplomatica americana in Medio Oriente. Le divergenze riguardano la guerra con l’Iran, il piano di pace per Gaza e i rapporti con Libano e Siria, mentre Washington punta anche a un accordo storico tra Israele e Arabia Saudita.
Iran, Pezeshkian da Putin e l’ipotesi di nuovi attacchi Usa
Intanto, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha denunciato il peso economico della guerra sulla popolazione. «Molte persone faticano a mettere il cibo in tavola a causa della guerra in cui ci siamo ritrovati», ha dichiarato. Washington ha ridotto le operazioni militari privilegiando la pressione economica, mentre Teheran sostiene che i negoziati potranno riuscire soltanto senza minacce americane. Pezeshkian dovrebbe incontrare Vladimir Putin a Mosca la prossima settimana.
Secondo il Wall Street Journal, Donald Trump starebbe valutando nuovi attacchi su larga scala contro l’Iran dopo le elezioni di metà mandato del 3 novembre. Il Pentagono avrebbe presentato diverse opzioni, dai bombardamenti contro impianti nucleari e infrastrutture fino a operazioni contro obiettivi strategici controllati da Teheran.
Secondo i critici, nuovi bombardamenti potrebbero non indurre Teheran ad abbandonare il programma nucleare e provocare un aumento dei prezzi energetici.
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