Un rifugio di montagna, tra le Alpi bavaresi, è andato a fuoco nella notte. Una notizia che resterebbe nelle cronache locali, se non fosse che quell’edificio è il Kehlsteinhaus, il «Nido dell’Aquila» di Adolf Hitler. Situato sul monte Obersalzberg, a Berchtesgaden, era stato pensato per i gerarchi del regime e per impressionare i diplomatici stranieri.
La polizia dell’Alta Baviera ha dichiarato che i primi soccorsi sono arrivati sul posto alle 21:52 di venerdì 23 ottobre. Al momento, non si segnalano feriti. Secondo le informazioni attualmente disponibili, non vi era nessuno all’interno dell’edificio. Le autorità hanno dichiarato che «è stata fermata una persona sospetta», ma la dinamica del fatto, così come le possibili motivazioni, sono ancora da chiarire.
Il sospettato e le operazioni per spegnere le fiamme
La portavoce della polizia Lisa Maier ha dichiarato che, poco dopo l’inizio del rogo, una persona sospetta ha «attirato l’attenzione degli investigatori». Secondo la Bild, che ha confermato la valutazione dell’ipotesi di incendio doloso, si tratterebbe di un motociclista incrociato dalle forze dell’ordine mentre si stavano recando sul posto. «Le indagini mirano attualmente a stabilire se tale individuo sia coinvolto nell’incendio», ha aggiunto Maier.
Circa 200 vigili del fuoco sono stati mobilitati per domare le fiamme. Il «Nido dell’Aquila» si trova in un luogo difficile da raggiungere, su uno sperone roccioso che sovrasta Berchtesgaden. «È possibile entrare nell’edificio solo indossando un autorespiratore», ha dichiarato la portavoce della polizia, sottolineando che le operazioni di spegnimento e l’accesso al sito si sono rivelate complesse.
La storia del rifugio
Costruito tra il 1937 e il 1938 e situato ad un’altitudine di 1834 metri, il Kehlsteinhaus faceva parte della cosiddetta «zona riservata al Führer» sull’Obersalzberg e fungeva da edificio di rappresentanza per Hitler, che però lo visitò solo poche volte. Edificato in pietra e granito, era destinato ad uso esclusivo delle alte gerarchie naziste. Un ascensore dorato, incastonato nella roccia, permetteva di raggiungere la struttura coprendo gli ultimi 125 metri della salita.
A differenza delle dimore di altri alti ufficiali del partito nazionalsocialista costruite nella stessa zona, non ha subito bombardamenti da parte delle forze alleate durante la Seconda guerra mondiale. Dal 1952 è stato convertito a rifugio di montagna e ospita sia un ristorante, sia una mostra che ne ripercorre la storia, allestita sulla cosiddetta terrazza soleggiata.