Borse ko. Piazza Affari -2,54%. Spread che sale (126 punti base), rendimenti dei Btp sui massimi di periodo. Forti vendite sui titoli tech in America e a casa nostra. Non credete però a chi parla di bolla dell’Ia. Quella è una scusa che si dice quando non si sa cosa dire e per trovare un perché al calo delle Borse. Certo, gli investimenti nello sviluppo dell’intelligenza artificiale sono mostruosi, ma in palio c’è una montagna di profitti.
Per cui anche se il costo del denaro dovesse salire ulteriormente, non si fermerebbe la corsa verso questa autentica rivoluzione socio-industriale-tecnologica.
Bill Ackman e il nodo dell’inflazione legata all’intelligenza artificiale
Lo aveva fatto presente Bill Ackman, numero del fondo Pershing Square. Il finanziere di New York tre anni fa diede il segnale che bisognava smettere di vendere titoli di Stato Usa. E infatti partirono gli acquisti. A fine marzo poi sosteneva che le azioni, dopo la lavata presa a seguito dello scoppio della guerra con l’Iran, erano sottovalutate. Da qui il rally. Che ora sembra incepparsi perché gli Huthi bombardano pesantemente l’Arabia Saudita, la Russia non accetta la pace e l’Ucraina ha distrutto oltre metà delle raffinerie di Putin.
Petrolio a 112 dollari e timori per una nuova stretta sui tassi
Risultato: prezzo del petrolio bollente (ieri Brent salito di oltre il 2% a 112 dollari al barile) e inflazione prevista in crescita. Per questo è ovvio che la Federal Reserve, dopo l’aumento dei tassi di qualche settimana fa, potrebbe decidere per un’altra stretta. E chiaramente se prendere il denaro in prestito costa di più, c’è chi non lo chiede o chi è costretto a vendere per ripagare i prestiti accesi in precedenza con i quali ha acquistato azioni. O titoli pubblici. I cui rendimenti salgono mentre i prezzi calano. D’altronde i debiti degli Stati galoppano e tassi maggiori equivalgono a costi maggiori per i governi che, a loro volta, ingrassano l’indebitamento. Un cane che si morde la coda secondo la teoria classica. Ma i mercati non seguono i libri. E sopratttutto non si ripetono mai.
Ackman: «Più la Fed alza i tassi, più inflazione avremo»
Infatti Ackman a fine settembre scriveva su X: «L’ipotesi che la Fed, aumentando i tassi a breve termine, riduca l’inflazione si basa sulla convinzione che tassi più alti riducano la domanda e gli investimenti. Ma cosa succederebbe se tassi più alti non riducessero la domanda e gli investimenti perché la domanda di intelligenza ed energia non è influenzata da tassi più alti, dato che vincere la corsa verso la superintelligenza ha un ROI (ritorno dell’investimento, ndr) quasi infinito e la domanda di capacità computazionale rimarrà incalcolabile». Il finanziere americano quindi si domandava: «Perché, quindi, in questo momento unico della storia, tassi più alti non porteranno a una maggiore inflazione, dato che i costi degli interessi sono incorporati in tutto?». E «il problema si complica: più la Fed alza i tassi, più inflazione avremo, e più la Fed dovrà alzare ulteriormente i tassi, e così via», sosteneva. «Ma cosa succederebbe se i vecchi modelli non si applicassero al paradigma attuale e la Fed avesse torto?». Insomma, concludeva Ackman: «Penso che la Fed potrebbe aver appena commesso un errore».
Kevin Warsh e l’incertezza sulle mosse della Federal Reserve
Alla guida della banca centrale americana c’è Kevin Warsh, messo da Trump in teoria per abbassare i tassi ma che in realtà li ha alzati. Al di là di questo il mercato non ha ancora capito chi è Warsh. Non ha dato indicazioni chiare sulla navigazione futura, promette riforme, meno discorsi… ma alla sostanza cosa pensa? Nel dubbio i mercati hanno venduto allora debito americano, facendo schizzare i rendimenti sul titolo decennale al 5,3%. Il presidente della Fed al recente vertice del Fmi in Indonesia ha però fatto capire che potrebbe prendere una pausa nel rialzo tassi. Ecco che il Treasury ha visto calare i rendimenti addirittura sotto il 5%, diventando addirittura una specie di bene rifugio.
Francia in crisi, rendimenti dei titoli di Stato oltre il 5%
Questo perché le fiamme stanno colpendo l’eurozona, dove la Francia è nel pallone sul fronte sociale (disordini incontrollati) ed economico (conti sballati che nessuno sembra in grado di risolvere) col rendimento sul bond decennale ben oltre il 5% (peggio degli Usa). A ruota anche l’Italia soffre. Sale il costo degli interessi sui Btp a 10 anni a quota 4,6%. Dall’altra parte invece si comprano Bund tedeschi. Il differenziale tra i vari titoli pubblici dell’eurozona si allarga. E più aumentano gli spread, più si scommette su un intervento della Bce.
Bce, il risiko delle nomine mentre aumentano gli spread
Peccato che a Francoforte ci sia un clima da ultimi giorni di scuola. La presidente Lagarde in uscita verso la guida del forum di Davos, Isabel Schnable via, il capo economista Philip Lane da sostituire. Toto-nomi. Trattative fra governi (anche il nostro?) per scegliere i successori prima che vinca la Le Pen o la Weidel. Il tutto sulla pelle della gente e dei governi stessi. Solo giochi di poltrone e di potere attorno all’unica istituzione degna di questo nome in Europa, ovvero la Bce che sulla carta dovrebbe gestire l’euro.
Manca uno scudo che difenda l’eurozona e allora chi deve fare i soldi alza la posta per vedere se prima o poi qualcuno interverrà per raffreddare gli spread comprando titoli francesi e italiani. Uno spettacolo non degno della seconda banca centrale del mondo. Quella banca centrale che manda le letterine ai condomini europei (tipo l’Italia) ma poi non difende il condominio se scoppia un incendio.
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