Le primarie presidenziali del Partito repubblicano si avvicinano. E il network che ruota attorno a JD Vance sta iniziando a muoversi. Secondo quanto riferito ieri da Politico, il presidente di Palantir, Peter Thiel, avrebbe criticato l’amministrazione Trump per la guerra in Iran.
«Sono scettico riguardo alla guerra, penso che non avremmo dovuto intraprenderla. Sono stati commessi molti errori», ha dichiarato Thiel il 12 ottobre, durante una conferenza a porte chiuse. «Forse non abbiamo la forza necessaria. Forse perderemo la guerra del soft power», ha aggiunto. Tuttavia, al netto di questa significativa critica, il cofondatore di Palantir, secondo Politico, avrebbe confermato il suo sostegno al presidente statunitense.
Thiel e il sostegno a Vance per il 2028
Ora, non è un mistero che Thiel sia storicamente uno dei principali sponsor di Vance: quel Vance il cui scetticismo verso il conflitto iraniano è da tempo arcinoto. «Rimango un sostenitore di Vance», aveva del resto detto, a fine settembre, Thiel, paventando al contempo l’elezione presidenziale di un socialista nel 2028. «Se i repubblicani verranno spazzati via nelle elezioni di metà mandato di quest’autunno, allora i dem penseranno di vincere a prescindere nel 2028. E quindi, probabilmente non ci sarà una barriera così forte… non si faranno tutti gli sforzi possibili per impedire a un socialista democratico di vincere», aveva dichiarato.
L’asse con Tucker Carlson e le critiche alla guerra in Iran
Ma Thiel non è l’unico del network di Vance a criticare la guerra in Iran. Mesi fa, Tucker Carlson ha rotto i rapporti con Donald Trump proprio su questo tema. E, nonostante ciò, il vicepresidente, a settembre, si è rifiutato di rinnegare la sua storica amicizia con l’ex volto di Fox News. È interessante notare che furono proprio Carlson e Thiel a convincere Trump, nel luglio 2024, a scegliere Vance come proprio running mate. Non solo. Era agosto 2023, quando CNBC rivelò che il presidente di Palantir fosse interessato a investire nella società mediatica di Carlson. Insomma, la dinamica è abbastanza chiara. In vista di una probabile candidatura presidenziale, Vance sta cercando di distanziarsi da un conflitto impopolare come quello con l’Iran. In questo quadro, due suoi storici alleati, come Thiel e Carlson, si stanno muovendo nella medesima direzione con lo scopo di tutelare la discesa in campo del numero due della Casa Bianca. Del resto, entrambi sono convinti che Vance resti la figura più adatta per battere l’estrema sinistra americana.
Silicon Valley, voto cattolico e le divisioni tra i repubblicani
L’attuale vicepresidente ha infatti recentemente messo in guardia il Partito repubblicano dal riproporre meccanicamente vecchi slogan reaganiani, prediligendo invece una visione politica maggiormente improntata al comunitarismo e alla Dottrina sociale della Chiesa. Inoltre, come Carlson, anche Vance cerca di rivolgersi ai trumpisti delusi. Al contempo, il vicepresidente condivide con Thiel alcune visioni filosofico-teologiche, a partire dal comune interesse verso la figura dell’Anticristo. Tutto questo, senza trascurare il fatto che il cofondatore di Palantir potrebbe garantire a Vance notevoli finanziamenti elettorali, oltre al sostegno politico di una parte importante del settore ipertecnologico statunitense. D’altronde, secondo il Wall Street Journal, anche Elon Musk sarebbe intenzionato a schierarsi con il vicepresidente in vista del 2028.
Certo, questo network affronta dei rischi. Vance punta notoriamente a farsi portavoce dei colletti blu della Rust Belt: elettori storicamente freddi nei confronti dell’Intelligenza artificiale e della Silicon Valley. Inoltre, le recenti critiche di Thiel a Leone XIV sull’IA potrebbero rappresentare un problema per il vicepresidente, che punta a conquistare il voto cattolico. Dall’altra parte, Vance è l’unico, almeno per ora, con le carte in regola, nel Partito repubblicano, per attrarre voti trasversali. Lo stesso Trump sembra consapevole di tutto questo. Nonostante non si sia ancora schierato ufficialmente, il presidente, secondo quanto riportato dal Washington Post ad agosto, avrebbe infatti iniziato a spingere in privato i finanziatori a sostenere le ambizioni presidenziali di Vance.
Non a caso, gli ambienti repubblicani ostili al vicepresidente hanno già iniziato a «bombardarlo». Infastiditi dalle sue critiche al governo israeliano e dalla sua vicinanza a Carlson, l’attivista Maga, Laura Loomer, e il commentatore neocon, Mark Levin, hanno recentemente lanciato varie stoccate a Vance. Segno, questo, del fatto che il mondo a lui contrario comincia a muoversi per contrastarlo, anche se non è al momento chiaro su chi abbia intenzione di puntare.