L’Unione europea fatica sempre più a soddisfare le crescenti richieste finanziarie del presidente ucraino Volodymir Zelensky. E il suo vanto di maggior contributore di Kiev diventa un onere che vorrebbe ripartire con altri partner.
Mentre gli Stati membri devono già affrontare polemiche sul bilancio pluriennale 2028-2034, per cui la presidenza di turno irlandese propone un taglio di 159 miliardi di euro, al peso del prestito biennale da 90 miliardi di euro a Kiev, fra 2026 e 2027, s’aggiunge la tegola dei 70 miliardi supplementari che il leader ucraino ha chiesto negli ultimi giorni. Ieri è stato annunciato da Bruxelles che l’emergenza porterà il 26-27 novembre a un «Consiglio europeo straordinario» per conciliare le esigenze contrastanti del Quadro finanziario pluriennale e dei finanziamenti a un’Ucraina sempre più senza fondo.
È stato riportato dalla testata Politico che l’Ue sta pressando gli alleati affinché aumentino l’obolo. A Bruxelles si stanno accorgendo che sostenere lo sforzo bellico e l’amministrazione pubblica dell’Ucraina ormai costa troppo e se anche gli altri partner non aumentano il loro contributo, rischia di gravare quasi tutto sulle spalle dell’Europa.
Il tema dei fondi all’Ucraina
Con rischi enormi in caso di sconfitta di Kiev e di eventuale ritorno del Paese nella sfera d’influenza russa, leggi impossibilità di recuperare i prestiti. Non a caso ieri il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha chiosato: «La capitolazione dell’Ucraina non è un’opzione, significherebbe la capitolazione di tutti noi». Insomma, «too big to fail».
Da due funzionari della Commissione europea e da due diplomatici di Paesi Ue, Politico ha appreso che al vertice Ue-Canada del 29-30 ottobre e a quello Ue-Gran Bretagna del 20 novembre, l’Unione chiederà a Ottawa e Londra di sborsare di più.
Il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, ha ieri confermato che «l’Ue e gli stati membri forniscono già l’80% degli aiuti all’Ucraina». L’Ue si aspetta che 45 miliardi di euro siano assicurati da un gruppo di Paesi come Canada, Giappone, Corea del Sud, Australia e Norvegia. Ma questi alleati starebbero versando i soldi in ritardo o non li hanno stanziati.
Il commissario Ue all’Economia, Valdis Dombrovskis, ha assicurato di aver chiesto, settimana scorsa al vertice di Bangkok tra il Fondo Monetario Internazionale e il Gruppo della Banca Mondiale, che «tutti facciano la loro parte» per foraggiare Kiev, ma i diplomatici fonte di Politico hanno rimarcato che «la pressione Ue non è una critica a Gran Bretagna e Canada, il punto è che i bisogni dell’Ucraina sono aumentati».
I ritardi dei Paesi esterni all’Unione europea
Se inglesi e canadesi cercheranno di ottenere vantaggi commerciali dall’Ue in cambio di un maggior impegno verso Kiev, altrettanto pare voglia fare il Giappone, di cui pure sono stati lamentati i ritardi negli aiuti, mentre l’Australia ha fatto sapere di non aver ricevuto al momento richieste di soldi aggiuntivi.
L’Ue ha speso finora per l’Ucraina 231 miliardi di euro dal 2022 e, come ha ricordato ieri Costa: «Quest’anno sono già stati erogati quasi 16 miliardi di euro per la difesa e potranno essere versati ulteriori 17 miliardi a sostegno del bilancio, a condizione che vengano attuate le riforme necessarie». Ma nelle stesse ore il Guardian ha riferito di una perquisizione della polizia anticorruzione ucraina nella Banca nazionale di Kiev, a riprova che il Paese resta in gran parte ancora poco affidabile.
Sull’indagine c’è riserbo e Kiev ammette solo che è stata anche perquisita l’abitazione di un dipendente della banca ma che non c’è alcun fermo. E la guerra prosegue. Ieri Mosca ha dichiarato d’aver intercettato 373 droni ucraini nei cieli russi, mentre Kiev ha abbattuto «150 dei 186 droni russi lanciati», lamentando «impatti in 27 località». Sul terreno, le truppe russe del Gruppo Vostok (Est) hanno conquistato i villaggi di Chervonnyj Jar e Juljevka nella regione di Zaporizhzhia.
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