Intervenendo ieri al Consiglio dell’Unione europea a Bruxelles, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha chiesto agli alleati Ue ancor più soldi, rispetto al mega prestito biennale da 90 miliardi 2026-2027, sapendo di trovare una sponda favorevole nella voglia di molti leader europei di distinguersi dal crescente scetticismo del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sull’andamento del conflitto per Kiev.
È di ulteriori 70 miliardi la nuova pretesa ucraina, legata a foschi scenari in caso di disfatta sotto i colpi della Russia. «L’anno prossimo la guerra costerà 155 miliardi di euro. Di questi chiedo a voi 70 miliardi: per la difesa, le armi e la nostra resilienza». Fra i motivi, la necessità di moltiplicare la produzione di droni: «Potremmo produrre una quantità di droni da due a tre volte superiore. Ma non abbiamo abbastanza fondi per farlo. Immaginate se potessimo esercitare sulla Russia una pressione due o tre volte maggiore di quella attuale».
Merz apre a nuovi aiuti: «I 90 miliardi non bastano»
L’ucraino contava sull’appoggio del cancelliere tedesco Friedrich Merz, che ha dichiarato: «Sappiamo che coi 90 miliardi già stanziati non si arriva in fondo, l’Ucraina con questi soldi non ce la fa. Come determineremo il fabbisogno finanziario e quale fabbisogno aggiuntivo ci sarà, si vedrà nelle prossime settimane. Dovremo tornare sul tema già a novembre e dicembre».
Merz ha anche definito «comprensibili» i bombardamenti di droni e missili ucraini sulle raffinerie russe, aggiungendo: «Sappiamo che gli americani hanno anche altri interessi, ma noi aiutiamo l’Ucraina nel nostro interesse europeo». Ha inoltre ventilato una stretta sui visti per cittadini russi in ingresso nell’Unione.
Si profila quindi un nuovo diluvio di denaro Ue a Kiev, denaro che nel caso di una sconfitta dell’Ucraina, magari un collasso dopo sfondamento russo del fronte, sarebbe perso per sempre, con conseguenze su bilanci ed equilibri dell’Unione.
Zelensky evoca l’arrivo di milioni di profughi
Per convincere l’Ue a sganciare, Zelensky ha ripetuto che l’Ucraina sta combattendo «per la sicurezza dell’Europa», come se fosse pagata appositamente per impedire un’ipotetica invasione russa dell’Europa che, tuttavia, sembra improbabile. Ha sfoderato perfino una velata minaccia in termini di migrazioni di profughi: «Che succede, se cadiamo? Non so quanti, 20 milioni di ucraini, verranno in Europa. Perché ci distruggeranno, ci spingeranno fuori. Per questo vi chiediamo di difendere il nostro Paese».
Di fronte all’esaurimento dei missili antimissile Patriot Pac-2 e Pac-3 di fabbricazione americana, che lascia esposta l’Ucraina ai missili balistici russi, Zelensky ha insinuato che i Paesi europei «hanno il numero di intercettori Patriot necessario per permetterci di superare l’inverno», tacendo però del fatto che se i Paesi Ue dessero la maggior parte dei propri Patriot a Kiev, data la lentezza nella produzione dei missili nuovi, resterebbero essi stessi con difese carenti.
Ha anche rinnovato l’appello al sostegno del progetto Freyja, l’antimissile ucraino più economico del Patriot. Quanto alla dipendenza delle truppe ucraine dalla rete satellitare americana Starlink, ha affermato che, pur non essendoci ancora un «pieno sostituto» di essa, l’Ucraina sta «lavorando con la Francia per una capacità satellitare aggiuntiva».
Vagheggiando inoltre che «l’Europa sta cercando un rappresentante per negoziare con Mosca», ha riparlato dell’uso degli asset russi congelati: «L’Ucraina vorrebbe ricevere questi fondi prima che Mosca riesca a farlo».
Asset russi congelati, il Belgio ribadisce il no
Tasto dolente, poiché a dicembre 2025 l’Ue non aveva trovato un accordo sugli asset russi, soprattutto per l’opposizione del Belgio, nazione più esposta. Ieri il premier belga Bart De Wever ha ribadito il suo «no», rammentando che è necessaria l’unanimità dei Paesi Ue, oltre al fatto che «in ogni guerra, persino durante la Seconda guerra mondiale, i beni nemici immobilizzati non sono mai stati toccati».
Se non altro, De Wever ha annunciato la consegna a Kiev di «10 caccia F-16 belgi», aerei vecchi, semplicemente dismessi dall’aviazione di Bruxelles perché rimpiazzati dagli F-35.
La rappresentante Esteri Ue, Kaja Kallas, ha richiamato l’idea di un fondo europeo per ripartire il rischio dell’uso degli asset fra tutti i membri. Sui beni russi, il premier svedese Ulf Kristersson ha confermato che «la questione è stata sollevata nuovamente oggi e nulla è cambiato» rispetto a dicembre.
Il leader di Stoccolma, pur ribadendo l’appoggio a Kiev, ha criticato la divisione degli oneri: «La Svezia non è un bancomat per il bilancio dell’Ue. Non si può chiedere a pochi Paesi che versano il 70% degli aiuti all’Ucraina e contribuiscono al bilancio nella misura del 40% di aumentare ancora. Un aumento del 60% del contributo nazionale della Svezia non succederà».
La prima ministra danese, Mette Frederiksen, oltre a smentire indiscrezioni secondo cui alcuni statisti europei avrebbero chiesto a Zelensky di attenuare le sue critiche a Trump, ha giustificato l’aumento di spese pro-Kiev: «Dobbiamo continuare a sostenere l’Ucraina, che è a corto di fondi, poiché combattere una guerra è costoso».
Anche Meloni si è espressa: «Quando ci sono aiuti che possiamo mandare, chiaramente facciamo la nostra parte, come sempre».
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