Da Fred Zinnemann a Dan Jorgensen. Cambia il regista ma il titolo è sempre quello: Mezzogiorno di fuoco! Da oggi fino al 20 ottobre ci sarà il blocco totale dell’autotrasporto in Sicilia, Calabria (dove sono previsti 22 blocchi rafforzati dai trattori) e Puglia, con la protesta dei camionisti che si somma a quella degli operai dell’ex Ilva (sono annunciati 9.200 lavoratori in cassa integrazione da fine mese) e a quella degli olivicoltori che ce l’hanno con Bruxelles per le importazioni selvagge.
Caro carburanti, il Sud si ferma: camionisti, pescatori e agricoltori in rivolta
Stessa protesta è quella dei pescatori delle flotte del Sud che a causa del costo del carburante hanno deciso di non andare più in mare. Tanto per avere un’idea, nonostante gli sforzi del governo che ha varato contributi per la pesca, una giornata in mare per una barca di medie dimensioni vuol dire anticipare dai 4.000 ai 5.000 euro di gasolio.
Forse a Bruxelles, dove stanno attaccati al Green deal, agli Ets, alla borsa di Amsterdam dove la speculazione sul metano prospera al riparo di Ursula von der Leyen, al No, ma forse Sì al gas russo visto che in cinque anni Spagna, Francia e Germania (che stanno dalla parte di Volodymyr Zelensky) hanno comprato almeno 290 miliardi di gas da Mosca alla faccia delle sanzioni, non se ne sono accorti, ma il Sud d’Italia è una polveriera di rabbia ed esasperazione.
Caro energia, Bruxelles avverte: sarà un inverno difficile, il Sud minaccia il blocco
Ieri, il commissario europeo all’Energia, in una intervista alla Stampa ha affermato con una certa arroganza: «Dobbiamo essere molto realistici e schietti nel dire che questo sarà un inverno molto difficile per le nostre imprese e per i nostri cittadini a causa degli elevati prezzi dell’energia. Abbiamo detto ai governi che possono erogare sussidi.
Se necessario, possono sussidiare anche l’energia da combustibili fossili, ma ogni misura deve essere temporanea e mirata. Perché se hai un paziente diabetico, non puoi curarlo prescrivendogli dello zucchero». La risposta che arriva dall’autotrasporto, dalla pesca e dai campi è: abbassate il costo del carburante o blocchiamo tutto.
Unatras, ieri, in un comunicato ha affermato: «Se il governo non ci convoca subito e non prende misure adeguate, noi fermiamo il Paese».
Stessa presa di posizione da Pasquale Russo, presidente di Conftrasporto, che è ultimativo: «Il governo ci convochi ad horas o dobbiamo valutare un fermo totale. Le proteste spontanee di queste ore, proprio perché non governate dalle associazioni di categoria, dimostrano che la situazione delle imprese è disperata. Soprattutto al Sud stanno già organizzando blocchi stradali».
Ex Ilva, olivicoltori e autotrasporto contro Bruxelles: nel mirino Green deal ed Ets
C’è un rigetto totale della religione green in forza della quale la Corte d’appello di Milano ha decretato che l’Ilva deve spegnere gli altiforni e dunque morire. Gli operai del polo siderurgico hanno bloccato ormai da due giorni sia i cancelli della raffineria Eni di Taranto sia le strade che portano allo stabilimento impedendo alle autocisterne di uscire con il carburante.
Gli aeroporti di Brindisi e Bari sono a secco e gli aerei rischiano di non poter fare rifornimento. Agli operai ex Ilva si sono uniti gli autotrasportatori pugliesi e gli olivicoltori. A causa dell’importazione senza dazi dalla Tunisia, in forza di un accordo commerciale tra Bruxelles e Tunisi, il prezzo è sceso sotto i 5 euro e molti minacciano di non raccogliere e scendono in strada a protestare.
Raffinerie in crisi e distributori a secco, Meloni cerca una svolta sulla politica energetica Ue
Giorgia Meloni impegnata nel Consiglio europeo sta cercando di convincere la Commissione a impostare una politica energetica comune che abiurando ai diktat e ai vincoli del Green deal consenta un allentamento delle tariffe elettriche e dei combustibili fossili.
Le considerazioni di Jorgensen, però, non danno spiragli. Sarebbe interessante che Jorgensen andasse a spiegarlo agli autotrasportatori esasperati per il caro gasolio dovuto al Green deal. In Italia siamo passati da undici raffinerie a sei, perdendo quasi metà della capacità produttiva; in Europa sono stati fermati 30 impianti e si è passati da una capacità di raffinazione nel 2009 di 793 milioni di tonnellate agli attuali 610 milioni.
Dunque il caro carburante è responsabilità diretta di Bruxelles. L’Eni ha annunciato che se mancheranno sostanze chimiche che servono alla raffinazione a Taranto si dovrà pensare anche «a una fermata programmata dell’impianto».
Enilive ricorda: «La raffineria di Taranto è un nodo per la produzione e l’approvvigionamento di carburanti di ampie aree della Puglia, della Basilicata e della Calabria; rifornisce i servizi essenziali di pubblica utilità, compresi i mezzi di emergenza e soccorso, gli aeroporti di Puglia, la rete di stazioni di servizio Enilive, ma anche di altre compagnie e gli operatori terzi».
Al momento già 50 dei 300 distributori della Puglia hanno esaurito il carburante. Ma a Bruxelles va bene così.
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