Nonostante il diluvio di armi e soldi che l’Unione Europea seguita a fornire a Kiev, il presidente ucraino Volodymir Zelensky si è lamentato che «gli alleati non fanno abbastanza». Così ha dichiarato ieri in un’intervista al Financial Times.
Ma ancora ieri l’Unione Europea ha staccato un assegno per Kiev da 2,9 miliardi di euro nel quadro dell’Ukraine Facility per sostenerne la pubblica amministrazione. La Commissione Europea ha deciso il nuovo esborso legandolo ai presunti progressi nelle riforme che il governo ucraino sta attuando per l’adesione all’Ue. Secondo la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen: «Mentre l’Ucraina si difende, continua anche ad attuare riforme di ampio respiro nel quadro del piano per l’Ucraina. Con l’erogazione odierna contribuiamo a salvaguardare la stabilità finanziaria dell’Ucraina e sosteniamo gli investimenti che ne sosterranno la futura ripresa».
L’adesione all’Ue resta lontana
Zelensky sbandierava l’adesione all’Unione dell’Ucraina per il 1° gennaio 2027, ma i ritardi nelle riforme, oltre allo stato di guerra, la rendono un’illusione. Infatti, sempre ieri, la commissaria europea all’Allargamento Marta Kos ha specificato che «non è possibile» far entrare l’Ucraina nell’Ue nel nuovo anno e che, pur ribadendo la necessità di aiutarla, «non ci sono privilegi né sconti nel processo d’adesione». Il presidente ucraino ha inoltre firmato l’ingresso del Paese nel Fondo europeo di difesa, che consta di 8,4 miliardi di euro per finanziare progetti di armi condivisi, apportando l’esperienza ucraina nei droni.
Nuovi fondi e attacchi in territorio russo
Per giunta, la presidente della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS), Odile Renaud-Basso, ha detto che nel 2026 assommeranno a 2,7 miliardi i finanziamenti all’Ucraina per la ricostruzione, quasi quanto il record da 2,9 miliardi del 2025. Non si può dire quindi che i Paesi europei non stiano facendo abbastanza, anche perché se Zelensky ha potuto ancora plaudire all’attacco di droni ucraini contro quattro raffinerie in territorio russo, oltre che impianti industriali a Volgograd, è sempre grazie al sostegno alleato. Ma più riceve, più rilancia con attacchi in profondità e condizioni inaccettabili da parte di Mosca.
Il caso dei prigionieri nordcoreani
Zelensky deve però guardarsi dalla Corea del Sud, il cui presidente Lee Jae-myung ha minacciato «azioni contro l’Ucraina se Kiev non ammetterà di aver violato un accordo tra i due Paesi per non divulgare il trasferimento di due soldati nordcoreani». L’ucraino aveva spiattellato all’Assemblea Onu la consegna ai sudcoreani dei prigionieri nordcoreani. Sgarro per l’intelligence di Seul che voleva interrogare in segreto i prigionieri su armi e tattiche usate dai nordcoreani in combattimento a fianco dei russi.
Mosca colpisce le infrastrutture ucraine
Se non altro, il vice primo ministro russo Alexander Novak ha ridimensionato i danni alle raffinerie affermando che ora «la produzione di gasolio è sufficiente al fabbisogno» e che «si valuterà una revoca parziale del divieto d’esportazione dei carburanti». I russi hanno bombardato il ponte Sud di Kiev sul fiume Dnipro, fermando il traffico in entrambe le direzioni. Fra altri attacchi, è stato danneggiato un centro dati Rx-Name a Mykolaiv e un drone russo ha centrato un impianto energetico nel distretto di Lubny, nella regione di Poltava, lasciando al buio 6000 persone.
La Russia prepara nuovi raid sull’energia
Ciò s’inquadra nel piano russo di intensificare le incursioni sulle strutture energetiche ucraine in largo anticipo sull’inverno, come riportato ieri dal New York Times, che citava un documento russo che sarebbe stato carpito dai servizi segreti ucraini e mostrato agli alleati dal ministro dell’energia ucraino, Denys Shmyhal. I russi starebbero accumulando scorte di missili balistici e droni a reazione, più sfuggenti di quelli a elica, per raid più pesanti rispetto agli inverni precedenti, anche con 1.000 ordigni per volta su sottostazioni elettriche, centrali idroelettriche e termoelettriche e centrali termiche.
Il bilancio della Difesa russa
Secondo Bloomberg, la Russia spenderà nel 2027 un budget per la Difesa record da 17.100 miliardi di rubli, cioè 205 miliardi di dollari, il 40% in più rispetto al 2026 e ben il 380% in più rispetto a prima della guerra. Ieri, peraltro, il presidente russo Vladimir Putin ha invitato «addetti militari di vari paesi» ad assistere a esercitazioni del comando strategico della Russia, alla base di Chebarkul, nella regione di Chelyabinsk, mostrando la prontezza difensiva della Russia nel caso degenerasse la tensione con la Nato.
A Roma, prima di incontrare il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, la rappresentante Esteri Ue, Kaja Kallas, ha parlato dei conflitti in Ucraina e Medio Oriente con Papa Leone XIV, forse per forzare l’equidistanza che finora ha cercato di mantenere il Vaticano.
Il processo tedesco sul Nord Stream
Intanto in Germania è in corso il processo per l’attentato del settembre 2022 al gasdotto Nord Stream, su cui la giustizia tedesca sta seguendo la pista ucraina. Ma la corte d’appello ha stabilito che le società Nord Stream AG e Nord Stream 2 AG non potranno, per il momento, costituirsi come parti civili, evidentemente «colpevoli», pur essendo parti lese, di essere controllate dal colosso russo Gazprom.
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