I Paesi nordafricani si stanno muovendo per trovare una soluzione all’instabilità della Libia, che perdura dalla caduta del regime di Muammar Gheddafi nel 2011. Tunisia, Egitto e Algeria hanno ribadito il loro sostegno all’organizzazione di elezioni parlamentari e presidenziali simultanee nella nazione divisa, nell’ambito di un quadro costituzionale e giuridico condiviso.
I tre Stato hanno anche chiesto il ritiro di mercenari, combattenti e forze straniere dall’interno del territorio libico. Queste posizioni sono state espresse in un comunicato congiunto adottato al termine della riunione dei ministri degli Esteri del Cairo, Algeri e Tunisi, svoltasi il 25 ottobre nella capitale algerina nell’ambito del meccanismo di consultazione tripartito sulla Libia.
I tre titolari dei dicasteri hanno espresso il loro supporto alla missione delle Nazioni Unite, il cui obiettivo è facilitare il dialogo tra le parti, e hanno sottolineato il fatto che il processo di riunificazione del Paese dovrà essere guidato da libici, nel rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale della nazione, senza ingerenze estere.
Attenzione è stata dedicata anche agli asset finanziari dello Stato nordafricano, di cui è stato chiesto il mantenimento del valore e una gestione adeguata secondo quanto stabilito dalle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu.
Il bilaterale tra il presidente algerino e il ministro degli Esteri tunisino
Prima della riunione trilaterale, presidente algerino Abdelmadjid Tebboune ha partecipato a un vertice con il ministro degli Esteri tunisino Mohamed Ali Nafti. I temi sul tavolo sono stati il rafforzamento delle relazioni bilaterali e il coordinamento degli sforzi per una soluzione politica alla crisi libica.
Durante l’incontro, il capo della diplomazia di Tunisi ha sottolineato la solidità dei rapporti tra i due Paesi, ribadendo la sua volontà di rafforzare il partenariato e la cooperazione in diversi settori. Per quanto riguarda il dossier della Libia, Nafti ha posto l’accento sulla convergenza delle posizioni tunisine e algerine riguardo al raggiungimento di una risoluzione globale sotto l’egida dell’Onu, sempre nel pieno rispetto della volontà e della sovranità dei libici.
Tripolitania, Cirenaica e una possibile strada per la riunificazione
Ad oggi, il territorio della Libia è governato da due autorità. La parte nordoccidentale è sotto il controllo del governo di unità nazionale guidato da Abdul Hamid Dbeibah, con sede a Tripoli e riconosciuto dalle Nazioni Unite, mentre le regioni centrali e orientali rispondono alla Camera dei rappresentanti e al generale Khalifa Haftar, comandante dell’esercito nazionale libico.
Le due parti non sono in conflitto aperto dalla conclusione della seconda guerra civile che ha sconvolto il Paese dal 2014 al 2020, ma perdura una situazione di instabilità e la mediazione tra le autorità di Tobruk e Tripoli non sono facili.
Un recente sviluppo, ovvero la sostituzione del presidente della Camera dei rappresentanti Aguila Saleh dopo 12 anni, potrebbe aprire la strada a un lento e difficile processo di riunificazione. Al Salihin Abdulnabi al Obeidi, il suo successore, è un uomo di Saddam Haftar, figlio del generale ottantaduenne, e punta sia a una maggiore coesione nella leadership orientale, sia a una intensificazione del dialogo con la controparte occidentale.
Il cambiamento, visto con favore anche dagli Stati Uniti, difficilmente porterà a cambiamenti nell’immediato, ma potrebbe essere un primo passo nella giusta direzione. Esso, inoltre, è una prova della sempre maggior influenza di Saddam sulle decisioni del governo di Tobruk. Come riportato da MedOr Italian Foundation, a lui sono anche attribuiti contatti con Ibrahim Dbeibah, figura influente nell’entourage del primo ministro di Tripoli. Una dimostrazione, dunque, sia del fatto che la comunicazione tra le due parti avviene anche tramite canali informali, sia di una possibile convergenza tra le due autorità.