Flávio Bolsonaro promette battaglia. Il senatore brasiliano non ha riconosciuto l’esito del ballottaggio presidenziale di domenica, che ha visto prevalere di circa tre punti il presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva. Al centro della contestazione sta il fatto che il giudice della Corte Suprema federale, Cristiano Zanin, ha decretato di prorogare la chiusura dei seggi di due ore: una decisione che è stata presa fuori tempo massimo, quando i seggi erano stati appena chiusi alle 17 (orario di Brasilia).
«Quello che è successo oggi non è normale, è inaccettabile. Un giudice della Corte Suprema, per la prima volta nella Storia, un ex avvocato di Lula, firma una sentenza su richiesta di un ex socio e cambia le regole del gioco a partita in corso», ha tuonato Bolsonaro. «Il giudice Zanin ha ignorato le decisioni dei tribunali specializzati, rinviando le elezioni di due ore. Si è verificata una completa violazione del principio di uguaglianza tra i brasiliani provenienti da Stati diversi», ha aggiunto.
«Non saprò mai quanti voti avrei potuto ottenere in uno Stato in cui i seggi non sono stati riaperti. Quello che è successo è inspiegabile», ha anche detto, annunciando di voler chiedere l’annullamento delle elezioni.
La proroga negata a Bolsonaro ma concessa a Lula
Lula aveva invocato la proroga della chiusura, sostenendo che in alcune aree del Brasile si erano registrati dei problemi con il trasporto pubblico, che avrebbero complicato le operazioni di voto. Inizialmente, secondo la Bbc, il presidente uscente si era rivolto alla Corte elettorale superiore, vale a dire la massima autorità giudiziaria brasiliana in materia di elezioni.
Tuttavia, visto che quest’organo tardava a pronunciarsi, la sua campagna aveva inoltrato la richiesta anche alla Corte Suprema federale. Dal canto suo, lo stesso Bolsonaro aveva chiesto una proroga alla Corte elettorale superiore, affermando che le piogge torrenziali avevano reso difficoltoso il voto ai cittadini residenti in alcuni comuni. Tuttavia, la Procura elettorale si era opposta allo spostamento di orario. «Nonostante la gravità delle notizie riportate, gli orari di voto stabiliti dalla legge devono rimanere invariati, fatto salvo che i fatti riportati siano debitamente indagati», aveva affermato.
Le anomalie di un voto: ecco perché i numeri non tornano
Non è dato sapere, al momento, se si siano registrati brogli. Alcune anomalie sono tuttavia difficilmente negabili. Non è infatti mai successo che un ballottaggio presidenziale brasiliano ribaltasse l’esito del primo turno: primo turno che, il 5 ottobre, aveva visto prevalere Bolsonaro di circa due punti sull’avversario. Inoltre, rispetto al primo turno, Lula ha ottenuto oltre 10 milioni di voti in più, quando il totale dei consensi raccolti, sempre al primo turno, dai sette principali candidati minori superava di poco i nove milioni.
Di questi circa nove milioni, oltre cinque erano stati intercettati da due candidati di destra, come Renan Santos e Ronaldo Caiado. Eppure, al ballottaggio, Bolsonaro ha ottenuto soltanto 3.721.500 voti in più. Tra l’altro, i sondaggi storicamente hanno sempre sovrastimato Lula: successe alle presidenziali del 2022 ed è nuovamente accaduto in vista della tornata del 5 ottobre scorso. Ebbene, quasi tutti i sondaggi delle ultime tre settimane davano, per quanto di poco, Bolsonaro in testa.
Il rapporto tra Lula e il giudice Zanin
Emerge poi un tema di opportunità politica. Zanin è stato l’avvocato personale di Lula e fu lo stesso Lula a nominarlo giudice della Corte Suprema federale nel 2023. Infine, come abbiamo visto, la decisione di Zanin è arrivata alcuni minuti dopo la chiusura delle urne. Tanto che lo spoglio era già iniziato: prima che la proroga fosse decretata, il sito del quotidiano O Globo aveva infatti cominciato a pubblicare i primissimi risultati elettorali provenienti dalle regioni orientali.
Lo stesso New York Times ha raccontato che la decisione di Zanin ha provocato non poco caos in vari seggi e che ciò potrebbe fornire una leva al ricorso di Bolsonaro. Questo non toglie che la strada per il senatore resti in salita: ieri, sia la Corte elettorale superiore che Corte Suprema federale hanno infatti escluso lo scenario di un annullamento delle elezioni.
Bisognerà quindi vedere quale strategia legale Bolsonaro metterà in campo. Tutto questo, mentre, secondo O Globo, dietro le quinte i giudici della Corte elettorale superiore risulterebbero irritati dall’ingerenza di Zanin nel loro settore di competenza.
Per il momento, l’unica cosa certa è che la riconferma del presidente uscente ha provocato ieri un tonfo della Borsa brasiliana del 17%: il che ha portato a un’interruzione delle contrattazioni (la prima volta da marzo 2020: dai tempi, cioè, della pandemia di Covid 19). Inoltre, il real brasiliano è crollato di oltre il 10% rispetto al dollaro.
L’ipocrisia di Lula: chiude agli Stati Uniti ma si getta nelle braccia della Cina
Al di là delle questioni interne, emerge poi un dato geopolitico. Lula, nel discorso della vittoria, ha detto che il Brasile «non accetta di essere il cortile di casa di nessuno». Una stoccata agli Usa e a Bolsonaro, che è notoriamente uno stretto alleato di Donald Trump.
Peccato però che Lula, in questi anni, abbia gettato il Brasile tra le braccia della Cina: Paese che visitò nel 2023, per incontrare Xi Jinping e firmare 15 accordi. È in questo quadro che, nei primi nove mesi del 2026, gli scambi commerciali tra Brasilia e Pechino hanno raggiunto la cifra record di 143,3 miliardi di dollari.
Inoltre, Lula ha recentemente affermato che la Repubblica popolare potrebbe essere un partner nella lavorazione dei minerali strategici, mentre a giugno fu rivelato che il suo governo aveva intenzione di emettere obbligazioni sovrane in Cina denominate in yuan. Non solo.
Lula è altresì un deciso fautore della de-dollarizzazione e la sua stretta alleata, Dilma Rousseff, ricopre da quasi quattro anni la carica di presidente della New Development Bank: la banca dei Brics con sede a Shanghai. Non a caso, il ministero degli Esteri di Pechino si è congratulato con Lula per la riconferma.
Al contrario, ieri sera, il quotidiano brasiliano Folha de S.Paulo riferiva che l’amministrazione Trump avrebbe congelato un comunicato di riconoscimento dei risultati elettorali, in attesa di valutare la situazione a seguito del ricorso annunciato da Bolsonaro.
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