Gli amici di Musk bucano Anthropic: patto tra gli 007 tedeschi e Google
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Nel gran giorno in cui Anthropic presentava alla Sec (la Consob statunitense) i documenti per quotarsi in Borsa, la festa degli Amodei è stata in parte rovinata da uno scherzetto di uomini vicini a Elon Musk.

Il Washington Post ha svelato che una startup aperta da alcuni ex membri del Doge – l’organismo che era stato creato dal magnate per tagliare la spesa pubblica americana – è riuscita a penetrare nei sistemi informatici interni della compagnia hi-tech, in meno di 12 ore, tramite agenti IA.

Il quotidiano ha analizzato una bozza del rapporto preparato da Cathedral, la società che ha svolto l’operazione. Anthropic ha dovuto confermare l’intrusione, per la quale sono state sfruttate alcune vulnerabilità dei software commerciali prodotti da parti terze e impiegati in attività amministrative e di vendita. La compagnia ci ha però tenuto a precisare che non sono stati compromessi né il codice né i modelli alla base del chatbot Claude.

Il fiore all’occhiello con il quale Anthropic intende sfidare al Nasdaq SpaceX. L’Ipo del colosso di Musk, lo scorso giugno, aveva raccolto la cifra record di 85,7 miliardi. Il titolo, poi, era andato incontro a un periodo di forte volatilità e, la settimana scorsa, ha chiuso leggermente al di sotto del valore di apertura di quattro mesi fa. Il tycoon ha appena comunicato di aver concluso un finanziamento a debito da 40 miliardi di dollari per acquistare chip Nvdia destinati all’IA.

Le fragilità di Anthropic

Sebbene i segreti del Large language model degli Amodei siano rimasti al sicuro, le IA concorrenti hanno comunque trovato il modo di accedere a documenti interni, trascrizioni di riunioni, informazioni sugli stipendi dei dipendenti e sulle offerte di lavoro, nonché a messaggi scambiati sulla piattaforma Slack, relativi ai modelli più avanzati ideati dall’azienda.

L’incursione, condotta nell’ambito di un programma di ricerca dei punti deboli adottato dalla stessa Anthropic, non ha però compromesso le conversazioni di Claude con gli utenti, né i parametri numerici che presiedono al funzionamento dei sistemi IA.

La corporation di San Francisco ha anche comunicato che i propri strumenti di monitoraggio avevano immediatamente lanciato l’allarme, consentendo la disattivazione dei programmi più esposti.

L’episodio preoccupa l’amministrazione Usa. Un alto funzionario della Casa Bianca, citato dal Post, ha spiegato che la relazione redatta da Cathedral è circolata in ambienti governativi, suscitando interrogativi sulla sicurezza nazionale: se una startup ha impiegato 12 ore a bucare Anthropic, cosa potrebbero fare gli 007 cinesi?

La sfida fra Musk e Amodei

L’incidente, in effetti, va inquadrato in un contesto piuttosto teso e vivace. Dopo il braccio di ferro tra il Pentagono e gli Amodei sugli impieghi bellici di Claude, Oltreoceano si è aperta una frattura sulla questione della regolamentazione dell’Intelligenza artificiale: da un lato, c’è il «partito» di Musk, che spinge per un meccanismo decentralizzato, vuole campo libero per l’innovazione e punta sull’open source, così da stimolare i ricercatori a sviluppare modelli di IA sempre più all’avanguardia; dall’altro c’è l’approccio statalista degli Amodei, i quali vorrebbero che siano leggi federali a fissare i paletti.

Il sospetto è che la loro sia una strategia, alimentata da una narrativa apocalittica fabbricata all’uopo, il cui scopo è innalzare barriere all’ingresso. E proteggere un business non esattamente solidissimo: a novembre, l’Ipo di Anthropic potrebbe raggiungere e addirittura superare i 100 miliardi di dollari, ma dal prospetto consegnato all’Authority emerge che, nei primi sei mesi del 2026, la compagnia, a fronte di ricavi per 16,3 miliardi, ha registrato un disavanzo netto di 80,7 miliardi.

Attorno alla contesa balla anche il teatrino della politica. Donald Trump, a fine settembre, ha fatto firmare ai vertici di Big tech una sorta di «Costituzione» dell’IA, ispirata al principio della responsabilità aziendale; invece Bernie Sanders, senatore dell’ala dem radicale, ha presentato un progetto di legge di governo del settore, avvalendosi della consulenza di un paperone che, in passato, aveva investito proprio in Anthropic. Bizzarro cortocircuito.

La geopolitica della tecnologia mondiale

E a proposito di ansie legate alla sicurezza, ieri Axios ha scritto che Claude, sua sponte e aggirando un paywall, ha consultato i dati elettorali della Georgia per completare una statistica, pur limitandosi ad attingere ad archivi pubblici.

Negli Stati Uniti, dunque, il comparto dell’alta tecnologia ribolle. L’Europa, al contrario, è paralizzata. Dopo il fiasco dei tentativi francesi, a Bruxelles e alle cancellerie dovrebbe essere chiaro che le alternative, in materia di IA, sono due: rivolgersi agli Usa o alla Cina.

Al solito, chi gioca d’anticipo è il Paese che ha più disponibilità di cassa e autonomia: la Germania. Mentre Volkswagen prevede di sostituire, nei suoi modelli di punta venduti nel Vecchio continente, il software statunitense di Rivian con uno cinese, un’inchiesta delle emittenti pubbliche tedesche Ndr e Wdr ha rivelato che i servizi segreti intendono realizzare un cloud condiviso, per facilitare lo scambio di informazioni riservate, affidandosi a una americanissima tecnologia di Google.

Peraltro, lunedì della scorsa settimana, il ceo di Nvidia, Jensen Huang, era su un palco a Berlino, insieme a Friedrich Merz, per invitare l’Europa ad abbandonare le eccessive cautele regolatorie sull’IA. Come ai tempi del Muro, l’unità o la frammentazione dell’Occidente passano dalla Germania. A prescindere dagli attriti tra i leader europei e Trump. I presidenti passano, la geopolitica resta.

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