Dopo la corsa che ha portato Wall Street a nuovi massimi, i titoli legati all’intelligenza artificiale entrano nella fase della selezione. La recente correzione del Nasdaq e dei semiconduttori, con il ritorno di interesse per energia e beni di prima necessità, segnala un cambio di priorità: non conta più quanto le aziende promettono di investire nell’IA, ma quanto guadagnano grazie a quegli investimenti.

«Siamo passati bruscamente dalla fase dello storytelling avveniristico alla prova della calcolatrice», osserva Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf. «Gli investitori, sottolinea, chiedono di verificare «se le centinaia di miliardi spesi dalle aziende stiano davvero generando fatturato aggiuntivo e margini operativi sostenibili».

Il discrimine è finanziario. Gruppi come Microsoft e Amazon possono sostenere i data center grazie ai propri flussi di cassa; operatori più indebitati sono esposti al costo del capitale. Le tensioni sul debito di CoreWeave mostrano quanto il mercato sia sensibile alla sostenibilità della spesa. Anche per Nvidia la sfida cambia: oltre alla domanda di chip, pesano i vincoli produttivi di Tsmc e la concorrenza dei processori sviluppati dai grandi clienti.

Monetizzazione e infrastrutture: dove si sposta la ricerca di valore

Ma la ricerca di valore si sposta oltre l’hardware, verso chi usa l’Intelligenza artificiale per vendere meglio, ridurre i costi e fidelizzare gli utenti. «Una parte significativa del valore dell’IA potrebbe concentrarsi nelle società capaci di sfruttare la propria presenza sul mercato e le relazioni con i consumatori», spiega Akeem Bailey, direttore della ricerca di Emqq Global, partner di Hanetf. Alibaba punta sul cloud e sui modelli Qwen, Tencent applica l’IA alla pubblicità e al gaming; in America Latina MercadoLibre la utilizza nell’e-commerce e Nubank nel credito e contro le frodi. La monetizzazione, avverte Bailey, è «ancora nelle fasi iniziali» per molte aziende.

Un’altra strada passa dalle infrastrutture energetiche. Per Eli Horton, managing director e gestore azionario di Tcw, la crescita dei consumi elettrici non dipende da un unico scenario tecnologico. Prevede un aumento della domanda vicino al 3% annuo fino al 2050, sostenuto da elettrificazione, ritorno della manifattura e data center. «Non abbiamo bisogno di prevedere il futuro dell’IA per essere convinti della nostra visione rispetto alle prospettive della produzione e distribuzione elettrica», afferma. E aggiunge: «L’IA rappresenta una componente di questa tesi, non l’intero fondamento su cui essa poggia».

A che punto è il ciclo dell’IA

La volatilità non equivale necessariamente alla fine del ciclo. Per Gaziano il segnale da monitorare sarebbe un taglio degli investimenti dei grandi gruppi tecnologici. Finché i piani industriali reggono, la correzione può rappresentare una rotazione tra vincitori e perdenti più che una bocciatura dell’IA. Il mercato non smette di credere alla tecnologia: comincia, però, a pretenderne le prove.

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