Un nuovo incidente ferroviario, sulla stessa linea di quello di gennaio, sconvolge la Spagna e mette sotto pressione il governo di Pedro Sánchez. I morti sono almeno 68, diversi feriti sono gravissimi. Tre italiane risultano disperse. Da accertare le cause del disastro.
Pesantissimo il bilancio del secondo grave incidente ferroviario di quest’anno in Spagna, sempre sulla linea dell’alta velocità che unisce Madrid all’Andalusia, dopo il deragliamento di gennaio ad Adamuz, in provincia di Cordova, che causò 46 morti e oltre 100 feriti. Ieri il bilancio provvisorio della violenta collisione tra due treni avvenuta nei pressi di Urda, in provincia di Toledo, era di almeno 68 vittime e oltre cento feriti, alcuni dei quali in condizioni gravissime.
Tra i 544 passeggeri coinvolti c’erano anche cittadini italiani. Secondo gli aggiornamenti diffusi dalla Farnesina, nove connazionali risultavano coinvolti: cinque erano stati recuperati in condizioni stabili, uno era ricoverato in ospedale e tre donne risultavano disperse. La Spagna ha proclamato tre giorni di lutto nazionale.
«Ci sono tre vagoni dell’Iryo, i tre in fondo, da cui continuano a far scendere le persone e a coprirle con delle lenzuola. Cadaveri. È apocalittico. In quei tre vagoni, faccio molta fatica a credere che ci siano ancora persone vive. È un ammasso contorto di metallo. È come se avessero piazzato una bomba». Era questa una delle drammatiche testimonianze di chi viaggiava in un’altra carrozza del treno partito mercoledì da Madrid alle 7.54 del mattino, con 147 passeggeri a bordo e destinazione Siviglia.
Il guasto al sistema LZB e la ripartenza del treno
Alle 8.32 il convoglio Iryo, partecipato dal gruppo Fs, si arresta tra Los Yébenes e Urda, in provincia di Toledo, a causa di un guasto al sistema di segnalamento LZB, che il macchinista aveva comunicato al Centro di regolamentazione e controllo. Anche altri sei treni si fermano, compreso l’Ave della compagnia ferroviaria spagnola Renfe, pure partito dalla stazione madrilena di Atocha alle 8 del mattino e diretto a Siviglia con 397 passeggeri.
Secondo la ricostruzione fornita dal ministro dei Trasporti e della mobilità sostenibile, Óscar Puente, dopo il malfunzionamento il traffico ferroviario è stato gestito manualmente. Alle 8.54 il treno Renfe, autorizzato a ripartire, ha raggiunto il convoglio Iryo ancora fermo sui binari e lo ha investito, provocando il deragliamento di diverse carrozze e la caduta di alcuni vagoni lungo un terrapieno.
Alle squadre di soccorso e ai vigili del fuoco subito accorsi si è presentata una scena terrificante, con decine di corpi intrappolati in un ammasso di lamiere. Le operazioni di estrazione sono state molto complicate. Tra i morti anche Fátima Báñez, 59 anni, esponente del Partito popolare ed ex ministra del Lavoro durante i governi Rajoy, che viaggiava nella carrozza 1, una delle più danneggiate del treno Iryo. Per i familiari sono stati istituiti punti di assistenza nelle città interessate, mentre centinaia di persone si sono presentate per donare il sangue ai feriti.
Sánchez promette un’indagine sulle cause della tragedia
Il premier Pedro Sánchez, dal centro operativo allestito per soccorrere le vittime, ha dichiarato: «È inaccettabile che un Paese come la Spagna subisca due incidenti ferroviari ad alta velocità nello stesso anno». «Tutto indica che le cause di entrambe non sono correlate», ha aggiunto, promettendo che si indagherà «a fondo» per determinare se ci siano state «negligenze o mancanze».
Occorre «chiarire che cosa è successo e perché si è verificata questa tragedia», ma adesso la priorità del governo «sono le vittime, le loro famiglie», ha sottolineato il premier.
Per il ministro Puente è «inspiegabile» che la centrale operativa abbia autorizzato il treno ad alta velocità Renfe a riprendere la marcia normalmente, mentre il convoglio Iryo era ancora fermo sui binari. «C’era un segnale rosso che impediva la ripresa della marcia», ha detto, indicando un possibile errore umano nella gestione del traffico, mentre le cause dell’incidente restano da accertare.
Ieri la Guardia Civil ha interrogato l’operatore del centro di controllo Adif di Atocha che regolava il traffico sulla linea ad alta velocità Madrid-Siviglia. Alle domande dei giornalisti, il ministro ha detto che non pensa di dimettersi dopo due disastri ferroviari: «In questo momento, ciò a cui penso è chiarire la situazione e cercare di risolverla, non sto pensando a me stesso». Ha inoltre minimizzato il guasto del sistema LZB, definendolo «un crash che può capitare» a qualsiasi sistema informatico. «È normale? No. Capita a volte? Sì».
Gli esperti chiedono verifiche sui sistemi di sicurezza
Di diverso parere il presidente dell’Associazione degli ingegneri civili, José Trigueros, che ha criticato la gestione della sicurezza ferroviaria e chiesto di verificare il funzionamento dei dispositivi automatici e le procedure applicate dopo il guasto segnalato.
LZB, acronimo di Linienförmige Zugbeeinflussung, è un sistema di controllo e protezione ferroviaria utilizzato sulle principali linee ad alta velocità in Germania e in altri Paesi europei, tra cui la Spagna. Il dispositivo comunica al treno le istruzioni relative alla circolazione e alla velocità, controllando che vengano rispettati i limiti e contribuendo a prevenire collisioni.
Quando il sistema automatico non è operativo, la gestione del traffico può richiedere procedure alternative. È proprio su quanto accaduto in questa fase che si concentrano gli accertamenti: bisognerà chiarire quali istruzioni siano state impartite, con quali informazioni a disposizione del centro di controllo e perché il treno Renfe abbia ripreso la marcia mentre l’Iryo era ancora fermo.
«Il macchinista non ha colpa perché il sistema avrebbe dovuto fermare il treno. […] Non può essere che l’alta velocità spagnola si trasformi nel più grande disastro d’Europa», ha dichiarato Trigueros.
L’opposizione attacca Sánchez, l’Europa è in lutto
Alberto Núñez Feijóo, leader del Partito popolare, dopo aver assicurato di aver annullato tutti gli eventi della campagna pre-elettorale, ha dichiarato: «È essenziale un’indagine governativa immediata e un’indagine giudiziaria, a tempo debito, con tutte le risorse disponibili e senza interferenze […] La Spagna ha il diritto di sapere cosa sta succedendo alle sue infrastrutture, allo stato delle strade e dei sistemi di sicurezza».
La tragedia ha riacceso il dibattito sulla sicurezza della rete ferroviaria spagnola, dopo l’incidente di gennaio ad Adamuz. Le indagini dovranno stabilire se il malfunzionamento del sistema e le procedure adottate per ripristinare la circolazione abbiano avuto un ruolo determinante nello scontro. Al momento, non è possibile attribuire responsabilità definitive.
«L’Europa è in lutto con voi», ha detto la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, annunciando bandiere a mezz’asta presso tutte le istituzioni europee.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >